Barbara Crane, l’astrazione dalle forme note

I temi del mio lavoro sono spesso di natura simile, con confini sfumati. Anche se mi baso sull’esperienza passata, cerco di sradicare le precedenti abitudini di vedere e pensare. Continuo a cercare ciò che per me è visivamente nuovo, sperando sempre che avvenga una fusione di forma e contenuto.

Barbara Crane, pluripremiata fotografa americana recentemente scomparsa, nei suoi 60 anni di carriera ha sperimentato senza sosta collage a griglia, Polaroid, esposizioni in camera oscura e immagini astratte di strada. Le sue opere, estremamente sperimentali e variegate, sfidano animatamente il carattere stesso della fotografia come strumento descrittivo.

Negli ultimi sessanta anni Barbara Crane ha lavorato come fotografa creando immagini molto formali, spesso astratte, di persone e del paesaggio urbano. Per il progetto Human Form, la fotografa, all’epoca madre single recentemente divorziata, pagava ai figli trentacinque centesimi all’ora per posare per lei, a condizione che i loro volti non fossero riconoscibili. A causa dei limiti posti da questa condizione alle sue fotografie, Crane ha iniziato ad astrarre le immagini dei loro corpi, giocando con la linea, l’ombra e la luce, per creare le forme eleganti della serie, affermando: “I miei interessi riguardavano la forma, la luce, la linea, il volume e la scoperta visiva con una forte enfasi sulla sperimentazione”

In Pigeons, Whole Roll, della serie Chance, Crane esplora i modelli che emergono dagli eventi apparentemente innocui della vita, prendendo i suoi “errori”, così come gli eventi casuali, e plasmandoli in un complesso studio del soggetto. Per fotografare questa serie, si sdraiava sulle spalle nel Grant Park di Chicago, mentre la sua assistente versava mangime per piccioni intorno a lei, aspettava che i piccioni atterrassero, per poi tornare a spargerli. Crane poi ritagliò i singoli negativi, li sistemò senza guardarli, e li stampò a contatto. In People of the North Portal (1970-71), Crane ha fotografato persone che uscivano dal Museo della Scienza e dell’Industria di Chicago, registrando un’ampia varietà di espressioni e reazioni. Alcuni scatti a tutto il corpo, altri focalizzati semplicemente sui volti dei suoi soggetti, le fotografie ritraggono splendidamente un ampio spettro di esperienze umane.

Sempre legata alla città di Chicago, le più note fotografie di Crane, immagini stilizzate della Windy City , dei suoi abitanti e dei suoi edifici modernisti, trassero la sua ispirazione dalla fotografia modernista, ma l’artista stessa ha detto di essere ambivalente riguardo all’influenza di persone come Henri Cartier-Bresson e Edward Weston. Tuttavia, con le loro diagonali taglienti e composizioni frastagliate, le immagini di Chicago, in particolare nella serie “Chicago Loop” del 1976-78, si distinguono per le loro rappresentazioni intime di esseri umani che camminano tra una giungla di grattacieli. Le immagini hanno qualcosa in comune con le astrazioni fotografiche di Crane, che ha creato utilizzando una varietà di modalità, tra cui la fotografia delle foglie con un flash e la sovrapposizione di immagini di insegne al neon su immagini di persone incontrate per strada.

Di tanto in tanto, Crane ha portato la sua fotocamera ben oltre la sua città. Nel 1985, lavorando come “emissario culturale” attraverso un programma supervisionato da funzionari di Pechino e Washington D.C., ha potuto viaggiare in Cina e fotografare varie province e le persone che vi abitavano. “Essendo la prima straniera a poter fotografare e viaggiare liberamente in queste zone, ho potuto scattare foto che nessun altro aveva scattato”, ha dichiarato in occasione di una mostra tenutasi in occasione del 90° compleanno dell’artista.

Nata a Chicago nel 1928, Crane ha studiato al Mills College prima di laurearsi alla New York University. Ha conseguito un Master all’Illinois Institute of Technology, dove ha studiato con Aaron Siskind. “Aaron parlava sempre dei suoi ‘ragazzi’. Non ero uno dei ragazzi”, affermò durante un’intervista, a dimostrazione dei tempi difficili che potevano sperimentare le donne che nel secondo dopoguerra volessero cimentarsi in attività considerate soprattutto maschili, come quella del fotografo.

Barbara Crane ci ha lasciato in eredità la possibilità di riflettere sul potere dell’astrazione: in un mondo fotografico sempre più attento al dettaglio, all’impatto visivo, all’effetto immediato del messaggio, si può ancora restare affascinati dall’incerto, dal non definito, quasi come fosse nuovo materiale da cui partire per plasmare la propria coscienza artistica e sperimentare percorsi mai battuti.