Berlino. Un reportage di Cristina Paladini

DF: Benvenuto su Discorsi Fotografici e grazie per il tuo contributo! Per iniziare parlaci un poco di te.

CP: L’amore per la fotografia ha radici profonde: non ricordo un evento, un’uscita, una domenica senza che la mia mamma abbia scattato una fotografia, ovviamentenon a livelli professionali  ma il risultato è  un baule immenso, colmo di tantissimi ricordi. A 18 anni è arrivata la prima Reflex dopo una Nikon F50 usata tantissime volte ma, essendo io di poca esperienza, non sempre con splendidi risultati! L’anno scorso, il passo decisivo: grazie all’insistenza  di una mia cara amica ho deciso di seguire un corso di fotografia che è stato un affascinante ed accattivante excursus dall’esposizione alla composizione attraverso lezioni ed uscite sul campo che mi ha aperto gli occhi su un mondo che forse, prima, vedevo solo a tratti.  Facendo un breve esame di quello che mi viene più naturale fotografare ho capito che tutto quello che ho impresso fino ad ora sulla pellicola sonosoggetti legati al mio percorso di studi, di vita e, quindi, all’architettura e all’arte. Il viaggio a Berlino è stato concepito e progettato all’insegna del vivere, vedere e fotografare una tra le città più belle d’Europa.
Non era la prima volta che la visitavo: c’ero  già stata in una spensierata estate, allora studentessa- circa 12 anni fa – quando ancora tante delle bellissime architetture contemporanee erano in fase di costruzione. Ho  deciso di tornarci  alla scoperta di quella capitale europea che tante volte avevo osservato e studiato sui libri e sulle riviste di architettura.Con pochi amici, compagni di viaggio curiosi ed instancabili,ci siamo concessi una pausa autunnale dal lavoro e ci siamo immersi in un’atmosfera multiculturale sperando di assaporare non soltanto piatti di buona cucina tedesca ma, anche,arte e cultura.

DF: Prima di partire ti sei documentato fotograficamente?

CP: Sulla base del mio bagaglio culturale e di quello dei miei amici ho pensato a un percorso che, giorno dopo giorno,fosse stato in grado di portarci a scoprire le architetture, i musei e i luoghi più belliattraverso quattro giorni molto intensi. Un percorso che avesse unito arte  e architettura senza tralasciare la storia e la natura. Abbiamo visitato la Berlino storica, quella moderna, passando attraverso l’isola dei musei senzatrascurare le tracce di quella che è stata  la Berlino divisa ed  infine  visitando anche lo storico zoo.

DF: Che attrezzatura hai portato con te?

CP: L’attrezzatura che ho portato è stata la mia Nikon D 5000 con obiettivo 18-55 Vr ed un secondo obiettivo, il 55-200 Vr. Mi è mancato sicuramente il mio cavalletto, lasciato a casa per pigrizia ma decisamente rimpianto ed un obiettivo grandangolare che avevo ordinato ma purtroppo ancora non arrivato.

DF: Quali soggetti hai fotografato più frequentemente?

CP: I soggetti che ho fotografato riflettono essenzialmente la mia formazione culturale e quindi sono principalmente di tipo architettonico, specialmente di quei grandi architetti che hanno operato negli ultimi anni a Berlino.  Avendo programmato un viaggio di questo genere le immagini puntano a cogliere gli aspetti più belli delle architetture di Foster, Eismann, Piano , Libeskind,Jahn,Ungers, Rogers , Isozaki , Gehry, Nouvelecc. Solo pochi sono i soggetti estranei a questa linea: un venditore di prezel davanti alla porta di Brandeburgo , un venditore di hotdog ,un  soldato statunitense  o uno swat tedesco all’uscita di unfamoso albergo berlinese dove era in visita il presidente israeliano.

DF: Hai sperimentato particolari difficoltà?

CP: L’unica grande  difficoltà che ho sperimentato è stata la fotografia notturna dovuta al fatto di non aver portato con me un cavalletto. Durante la breve visita berlinese si è svolto il “Festival of lights”, una manifestazione molto importante a Berlino ed è proprio in questo  momento che ho avuto maggiori difficoltà. Un’esperienza decisamente interessante  che consiglio.

DF: Se dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?

CP: Se tornassi a Berlino porterei con me un’attrezzatura diversa e fotograferei  molte altre cose. È una città decisamente in continuo avvenire dove i cantieri aperti sono molteplici  e di notevole interesse

DF: Che cosa non sei riuscito a fotografare e avresti voluto?

CP: Essendo  Berlino una città decisamente multietnica e multiculturale quello che proverei   a fotografare sono i mille volti delle persone che la popolano e che la visitano ogni giorno attraverso dei ritratti rubati. Avendo visitato solo le parti più centrali della città , probabilmente  mi sarebbe piaciuto fotografare anche lei periferie  dove la vita quotidiana può dar vita a immagini molto caratteristiche.

DF: Hai trovato la forza di spegnere la fotocamera e goderti il viaggio ogni tanto?

CP: Solamente in pochi attimi,in quei minuti in cui la fatica del viaggio prendeva il sopravvento e ci fermavano a bere un caffè; oquando dovevo godermi la visita in qualche posto dove la storia faceva da padrone e allora non potevo assolutamente distrarmi.

DF: Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

CP: A chi vuole intraprendere questo stesso viaggio consiglio una permanenza decisamente più lunga per poter assaporare con più calma una città ricca di molteplici attrazioni, musei, locali e divertimenti.

DF: Al di là dell’aspetto puramente legato alla fotografia, hai qualcosa da aggiungere riguardo questa esperienza?

CP: Berlino è un work in progress. È una città da visitare, da conoscere e da vivere.

Per vedere la galleria completa del reportage di Cristina potete cliccare qui.