Canon M50 in prova al Lorenzo Tour 2018

Canon ha preso parte in qualità di Digital Imaging Partner al tour “Lorenzo Live 2018”. Proprio in occasione del concerto del 2 maggio 2018 al Pala Lottomatica di Roma, è stata messa a disposizione della stampa la nuova mirrorless M50, per apprezzarne le qualità.

Nel briefing prima del concerto Canon ha parlato delle ultime novità: la M50 per l’appunto, le reflex EOS 2000D e 4000D il cui punto di forza comune è la connettività per la condivisione sui social, infine il flash Speedlite 470EX-AI definito da Canon rivoluzionario perché “calcola l’illuminazione ottimale per la scena inquadrata e regola automaticamente la posizione della testa flash motorizzata, orientandola per ottenere un’illuminazione professionale.”

Non sono mancati i numeri: ottiche vendute, brevetti depositati, fotocamere vendute, infine i diversi campi in cui Canon è presente, dal riconoscimento facciale presente sulle camere di sorveglianza ai satelliti.

Attraverso una narrazione articolata, che lascia ampi spazi alle emozioni, capace dunque di sedurre il consumatore, tanto da indurlo a credere che i momenti importanti della vita possono essere registrati solo con una certa tecnologia, Canon tenta di colmare il divario con gli altri brand nel segmento delle mirrorless.

La Canon M50 si pone a metà tra la M100 e la coppia M5 e M6, eppure per le sue caratteristiche, di fatto è al momento il modello di punta, anche se intermedio nella line-up. Sensore APS-C da 24.1 megapixel, sistema di messa a fuoco Dual Pixel CMOS AF, processore di immagine DIGIC 8, raffica a 10 frame per secondo, scelta del punto di messa a fuoco premendo il touch screen, video 4K, connessione NFC, Bluetooth e Wi-Fi, display touch, mirino elettronico da 2.36 megapixel, file raw CR3 di terza generazione anche in versione compressa che fa risparmiare il 30% di spazio senza perdita di informazioni, secondo quanto dichiarato da Canon, nella prova anche oltre il 50% probabilmente per la poca luce.

Il corpo macchina è davvero compatto, rifinito e, come d’abitudine per una Canon, ergonomico pur nella sua semplicità. Assolutamente intuitiva, non necessita di una lettura approfondita del manuale per farla funzionare, i bottoni presenti si memorizzano con grande facilità e soprattutto sono tutti a portata di dita: indice e pollice. Una volta familiarizzato, la velocità di impostazione dell’esposizione è buona, a patto di avere dimestichezza con le regole base della fotografia. Il bottone dello scatto è circondato dalla ghiera per cambiare i tempi, mentre per i diaframmi occorre premere il bottone con funzione di switch posto sulla freccia direzionale superiore posizionata sul retro della fotocamera. Il tasto centrale Q, all’interno delle frecce direzionali, permettere di accedere a tutte le altre funzioni fotografiche.
Per il cambio della ISO occorre affidarsi al display touch oppure al tasto funzione programmabile posto vicino al bottone di scatto. Completano l’allestimento analogico, il selettore PASM più automatismi vari, compreso quello del riconoscimento intelligente della scena e il bottone di registrazione video.
Infine, rispetto alla consuetudine, Canon ha introdotto due novità di rilievo in un modello non di punta, il processore di immagine DIGIC 8 e il CR3, il file raw di terza generazione affiancato dalla sua versione compressa C-RAW.
Contrariamente a quanto avviene normalmente, la prova della Canon M50 si è svolta durante il concerto di Jovanotti, quindi in un contesto molto circoscritto, poco frequente, e in condizioni di luce scarsa. Proprio la quantità di luce limitata e le esigenze scenografiche che spesso hanno sfruttato particolari effetti cromatici, con tanto di effetto nebbia, hanno messo a dura prova tanto il sensore, quanto il sistema di messa a fuoco, della M50. Inevitabilmente molti scatti sono risultati fuori fuoco anche con esposizione corretta. In maniera analoga anche il video ha avuto lo stesso tipo di problema. Niente di davvero preoccupaente, perché è un limite che accomuna tutti i produttori di mirrorless. Altrimenti perché sottolineare gli sforzi per migliorare il sistema di messa a fuoco automatica in condizioni critiche di luce?

La gamma dinamica, a dispetto dei 24.1 megapixel e del nuovo DIGIC 8, è limitata, tanto che a 6400 ISO la grana diventa incredibilmente evidente, laddove la concorrenza offre margini più ampi (sempre e comunque con pochissima luce). Malgrado ciò, la qualità cromatica è pregevole e in linea con quanto dichiarato da Canon.

L’altra caratteristica particolarmente pubblicizzata da Canon, la connettività, è risultata macchinosa nella fase di impostazione, la comunicazione tra lo smartphone e la fotocamera non è stata proprio immediata. Il download di una sola immagine a dimensioni reali sul dispositivo per la condivisione su Instagram ci ha messo circa un minuto. In tutta onestà però, c’è da dire che il numero di dispositivi Wi-Fi individuati dal telefono era allucinante, e questo forse ha influito negativamente sul normale funzionamento. Apprezzabile inoltre il fatto che il trasferimento dalla fotocamera al telefono sia automatico e non costringa a una conversione in jpg in camera, come avviene con altri brand.

Il 4K della M50 ha un evidente fattore di riduzione, questo implica che con un 18mm ci si ritrova intorno a 40mm, da tenere in considerazione nel caso in cui lo spazio tra la scena da riprendere e la fotocamera sia breve. La qualità del file è in linea con la concorrenza. Presente anche la modalità 120fps per lo slow motion.

La scelta di posizionarsi in un punto scomodo al concerto di Jovanotti, è stata voluta, proprio per sottoporre la fotocamera a una prova limite, uno stress test, sebbene la Canon M50 sia poco più di una entry level. C’è da dire che altri colleghi del gruppo, ben posizionati, centrali, quindi con una illuminazione costante su Jovanotti, con meno giochi di ombre, senza luce di taglio, hanno realizzato delle ottime immagini. Chiaramente in questa situazione e in quelle di utilizzo normale, quindi paesaggio, paesaggio urbano, e così via, la M50 riesce a dare il meglio, regalando ottime soddisfazioni. In condizioni critiche di luce, una focale ridotta o un diaframma molto aperto, permettono di ridurre il rischio di incappare nella difficoltà dell’AF di mettere a fuoco. In generale ottima la risposta del tracking del soggetto, ma un’attenzione maggiore alle lenti della serie M è necessaria, quello utilizzato, il 18-150mm, non è sembrato proprio in linea con gli standard del segmento, sia al tatto, sia in termini qualitativi. Nell’unica immagine realizzata in esterno, l’aberrazione cromatica è evidente. Di contro la M50, come tutte le fotocamere M, con adattatore per lenti EOS EF e EF-S espande notevolmente il numero di obiettivi, permettendo tra le altre cose di utilizzare le prestigiose lenti serie L. Nella prova interno, durante il briefing, con il 24-70F4 e il 16-35F4 entrambi L, la M50 è stata molto convincente.

La durata della batteria è stata sorprendente. A meno di un crollo improvviso, che non c’è stato, tre ore di utilizzo continuo con display sempre acceso, oltre mille raw e c-raw, quattro video da sette minuti circa in 4K, non hanno fatto perdere una tacca all’indicatore. Una discrepanza notevole, in meglio, con quanto dichiarato.

Da Canon quindi ci si aspetta molto, che guidi in un certo senso lo sviluppo, che faccia parlare di sé in termini innovativi, alimentando il cosiddetto effetto stupore, perché al momento l’approccio al segmento mirrorless è ancora poco incisivo, quasi timido. Ancora scetticismo per questa tecnologia? Forse più semplicemente attesa di come evolva il mercato. Intanto va ricordato, a puro titolo di cronaca, discorso comunque esteso a tutti i brand, che Samsung NX1, una fotocamera che nel 2014 non ebbe il successo sperato, tanto da costringere la casa sud coreana a chiudere la divisione fotografica; aveva già un sensore da 28 megapixel APS-C retroilluminato, 209 punti di messa a fuoco, velocità otturatore a 1/8000, 15 frame per secondo, un 4K da 4096 x 2160 di risoluzione, corpo macchina tropicalizzato.
Come spesso avviene con i brand che hanno una doppia line-up di fotocamere, reflex e mirrorless, le differenze sono principalmente di forma, la qualità del file è identica, a parità di segmento. Per questa ragione, la Canon M50, dotata di numerose caratteristiche, è fortemente suggerita a chi possiede una reflex Canon, a patto di sfruttare le lenti L se si vuole rimanere completamente appagati. Coloro che vogliono iniziare, hanno comunque una fotocamera completa, capace di garantire una esperienza di utilizzo gradevole e semplice, per di più in grado di mettere nella condizione di sperimentare tutte le tipologie di fotografia e cimentarsi anche nelle riprese video. In questo senso l’assistente fotografico interno è molto comodo, con un menù appositamente programmato e ben disegnato per guidare passo dopo passo l’utente. Una volta impratichiti poi, è possibile cambiare layout e utilizzare il classico menu operativo.
Ringraziamo Canon per averci fornito la possibilità di provare la nuova M50, di farlo in un contesto diverso, il concerto di Jovanotti, quindi coscienti che la prova sarebbe stata molto limitata. La fotocamera, messa fin troppo a dura prova, ha comunque fornito una esperienza di utilizzo positiva.

Federico Emmi