Citizen Journalism

Nel numero 1272 de Internazionale, Christian Chaise, direttore dell’agenzia Afp per il Medio Oriente, spiega come i giornalisti stranieri, dal 2013, siano diventati oggetto di interesse da parte dei jihadisti.
Scritto brutalmente: un ostaggio occidentale fa comodo alla causa, quella di impedire di raccontare la realtà della guerra, una sua esecuzione diffusa mediaticamente ancora di più.

Dunque, documentare ad esempio il conflitto in Siria era diventato troppo rischioso e complicato, la decisione adottata è stata per cui quella di affidarsi a dei fotografi cittadini, i cosiddetti citizen journalist. Sono di fatto persone del luogo, inizialmente senza alcuna pratica giornalistica, selezionati perché hanno condiviso i loro scatti sui social, ai quali è stata insegnata il cosa è una fotografia, cosa è il giornalismo, come lavora l’Afp. Da un punto di vista amatoriale, per quanto vero, autentico, crudo; a uno invece professionale.

È un approccio molto interessante e condivisibile, che sacrifica la bravura di molti fotografi occidentali, per crearne altri sul luogo, nativi del luogo. La fotografia di un bravo fotoreporter straniero è comunque frutto di un lento avvicinamento, deve infatti vincere la diffidenza, farsi accogliere, talvolta arrivando a compromessi omettendo notizie per non scontentare; il lavoro finisce per esserne condizionato.

C’è, inoltre, la differenza di cultura che inevitabilmente influenza racconto fotografico.
L’idea di affidarsi a persone del luogo, di educarla al mezzo fotografico, di insegnare loro che con la fotografia si può raccontare; è un grande atto di civiltà, un modo di incoraggiare le persone a parlare della loro drammatica condizione, di farlo rischiando. Una rivoluzione per la libertà che usa l’espressione, lo scrivere, il fotografare, per arrivare ai diritti.

Psicologie che si confrontano, quella di una redazione che deve vagliare il materiale, quella di chi lo invia. Un contrasto forte, intenso; da una parte un ufficio in una città in pace, dall’altra un luogo dove c’è la morte, la distruzione, la fame, i feriti. Un giornalismo che si reinventa, che adattandosi alla situazione si rimette in discussione; che non scende a compromessi con chi governa, i vincitori, ma incoraggia le minoranze, chi subisce la crudeltà; che arriva anche a sacrificare le esigenze editoriali per un racconto più crudo, più vero, più democratico.

Il dibattito è acceso, ma l’agenzia Afp ha interpretato la possibilità di affidarsi ai Citizen Journalist con un approccio assolutamente professionale.

 

Federico Emmi