Doppia Luce, un lavoro di Valentina Tamborra

“Chi sei? Cosa Fai?”

Queste le due domande che in genere rivolgiamo a chi abbiamo appena conosciuto, per quanto la prima delle due venga quasi sempre sostituita con un molto più generico “Come ti chiami?”, perdendo di conseguenza l’occasione di andare subito a fondo nella vita di una persona. Forse è giusto così, è giusto che la domanda “Chi sei?” venga posta solo a chi ha una certa confidenza con noi; di sicuro è una domanda molto rara, e fa parte delle tante occasioni sprecate che quotidianamente si presentano nei rapporti fra le persone.

Valentina Tamborra, nel suo lavoro Doppia Luce, fa sì che i suoi soggetti rispondano, con verità e profondità, a queste due domande chiave, grazie all’ottima idea di presentarle invertite, spiazzando anche le abitudini del lettore che si aspetta di sapere prima di tutto di chi si sta parlando e solo successivamente quali siano le attività del soggetto fotografato.
Si parte così da una posizione inattesa, si osserva la prima foto e se il soggetto non è riconosciuto a prima vista, si comincia a leggere cosa fa, e le risposte non sono mai banali. Poi c’è una seconda foto ed infine si può soddisfare la curiosità riguardo a chi sia la persona fotografata.

Questo approccio, a mio avviso innovativo ed intelligente, detronizza la cattiva e diffusissima abitudine di dare un giudizio morale, o di crearsi delle aspettative, in base prima di tutto al nome ed al cognome, soprattutto se famosi. Nel lavoro Doppia Luce ci si può immergere innanzitutto nella vita e nel modo di pensare del soggetto ritratto, un ritratto che, come piace molto a noi di Discorsi Fotografici, è fatto di immagine e testo, di luce e pensiero.

Ed i personaggi famosi non mancano, da Eugenio Finardi a Tom Porta, da Simone Cristicchi a Andy Fumagalli dei Blu Vertigo: cantautori, scrittori, pittori, comici, attori, fotografi si raccontano in maniera differente da come ci aspetteremmo. “Cosa fai? Guardo, ascolto ricordo.” risponde Leonardo Coen, che avrebbe potuto anche limitarsi ad introdurre sé stesso dicendo di essere uno scrittore e un giornalista.

Doppia Luce, raggiungibile a questo indirizzo, è un lavoro da leggere ed osservare fino in fondo, ogni storia è unica, breve, raccontata e fotografata con maestria.

Valentina Tamborra afferma di voler raccontare la verità, la fedeltà tra le parole e le immagini catturate nel breve tempo passato con i propri soggetti. Osservando il suo lavoro dal punto di vista prettamente fotografico (scattato in bianco e nero con una classica Rolleiflex 2.8F a pellicola) non si può fare a meno di notare la preponderanza delle ombre, quando non dei neri veri e propri. Verrebbe da chiedersi: è possibile che la verità sia soprattutto materia oscura?
Ma forse dovremmo rispondere a questa domanda con le stesse parole di Diane Arbus che Valentina ha utilizzato per la copertina di Doppia Luce: Una fotografia è un segreto che parla di un segreto. Più essa racconta, meno è possibile conoscere.