Fez e il Medio Atlante. Un reportage di Roberto Esposti

Discorsi Fotografici ha il piacere di ospitare il reportage sul recente viaggio in Marocco del fotografo romano Roberto Esposti.

DF: Benvenuto su Discorsi Fotografici e grazie per il tuo contributo! Per iniziare parlaci un poco di te.

RE: Vivo nella zona dei Castelli Romani, più precisamente a Monte Compatri, un bel borgo medievale che gode di una vista stupenda dall’Appennino al mare e Roma. Sin da piccolo ho goduto di questi panorami ed è sempre stata grande la voglia di fissarli nella memoria o in un supporto fotografico. Per questo appena potevo, tipicamente quando nevicava o soffiava la fredda tramontana scattavo tantissime foto al paese o alla valle sottostante. Le primissime macchine che ho usato sono state delle compattine a pellicola, di vari formati e una Kodak (non Polaroid, proprio una Kodak) istantanea. Ma guardavo sempre con curiosità e venerazione la reflex Zenith di mio padre e ogni tanto usavo la Comet di mamma.
Appena ho potuto permettermelo ho iniziato a comprarmi macchine più serie: la prima è stata una reflex Yashica 109 MP manual-focus, cui è seguita una Minolta 505si. 4 anni fa ho deciso di passare al digitale, ma ciò comportò la scelta di un sistema: avevo si una Minolta e quindi sarei potuto passare alle neonate macchine Sony che avevano sposato quel sistema, ma all’inizio questa operazione non convinse molti minoltisti e quindi passai a Nikon. Comprai una Nikon F80, meraviglioso corpo macchina a pellicola, su cui cominciai a costruire un corredo fatto di lenti full-frame. Tale scelta mi ha creato e crea qualche problema di focale con la reflex digitale che in seguito comprai, la meravigliosa Nikon D80, che uso tutt’ora con grande soddisfazione e che mi ha accompagnato dall’Irlanda alla Cina, dal Marocco alla Romania.
A breve la scelta delle ottiche full-frame pagherà perché prevedo di acquistare una Nikon D700. Alle reflex affianco delle compatte Fuji, imbattibili per gamma dinamica e resa agli alti iso. In più non disdegno di fare scatti con lo smartphone Nokia che con la sua lentina Carl Zeiss fa il suo.
Come detto nasco come paesaggista, ma mi sto interessando al reportage, conseguenza anche del corso di Reportage Avanzato che sto seguendo presso Officine Fotografiche a Roma: la nuova formazione mi sta influenzando nei soggetti che ritraggo, che contemplano sempre più la presenza umana.
Purtroppo non sono un fotografo professionista, ma ho un cospicuo portfolio sull’agenzia di stock Alamy, che mi ha permesso di pubblicare mie foto su prestigiose testate come il London Times e Time Magazine. Da pochissimo il mio lavoro è visibile su www.robertoesposti.com

DF: Prima di partire ti sei documentato fotograficamente?

RE: No, ma sono stato certamente influenzato dai portfolio di amici che erano stati in Marocco. Non ho ovviamente cercato di riprodurre le loro foto, ma certo alcuni angoli di ripresa è come se li avessi avuti già in testa.

DF: Che attrezzatura hai portato con te?

RE: Viaggiando col solo bagaglio a mano ho dovuto ridurla all’essenziale, quindi ho portato con me solo la Nikon D80 con due batterie, un Nikkor 24-85 f2,8/4 e un Nikkor 50 mm f1.8

DF: Quali soggetti hai fotografato più frequentemente?

RE: Le situazioni di vita comune, nei mercati e nelle piazze. Il Marocco e Fez in particolare sono un vero parco giochi in questo senso. Non ho comunque disdegnato palazzi e manufatti fatti, sperimentando anche l’Hdr nelle rovine romane di Volubilis.

DF: Hai sperimentato particolari difficoltà?

RE: Si, molte di tipo etico quando si trattava di “rubare” il volto delle persone, quando impegnate in attività faticose, nel riposo o nel dolore. Molto spesso ho rinunciato ad ottimi scatti, ma non me ne pento. Problemi ho avuto in un bosco di cedri zeppo di macachi africani: l’intensità della luce era incomprensibile, ma comunque poca e si doveva scattare con tempi relativamente lenti. Ciò mi ha creato grossi problemi di mosso nel ritrarre queste scimmie.

DF: Se dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?

RE: Mi installerei una settimana nelle concerie di Fez, soggetto meraviglioso ed infernale.

DF: Che cosa non sei riuscito a fotografare e avresti voluto?

RE: Oltre ad una maggiore presenza nelle concerie, avrei voluto avere più tempo per girare i mercati ed i quartieri più poveri e meno turistici di Fez.

DF: Hai trovato la forza di spegnere la fotocamera e goderti il viaggio ogni tanto?

RE: Qualche volta si. Anche se mio malgrado ero in un viaggio che contemplava 7 fotografi muniti di reflex in un totale di 8 viaggiatori. Era impossibile tenersi fuori dalla fotografia!

DF: Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

RE: Di aprire gli occhi e il cuore e di perdersi nei vicoli angusti di Fez e Meknes: la molteplicità delle situazioni umane, la gentilezza ed il sorriso dei marocchini ripagherà della fatica e scaccerà i timori che potrebbe avere chi non conosce questo meraviglioso (e sicuro) paese.

DF: Al di là dell’aspetto puramente legato alla fotografia, hai qualcosa da aggiungere riguardo questa esperienza?

RE: Ogni volta che tocco l’altra sponda del Mediterraneo mi stupisco di quanto gesti e volti siano uguali tra le due sponde: nel mio viaggio c’erano persone da Italia, Grecia e Brasile e nessuno di noi ha avuto il minimo problema a relazionarsi in maniera forte e istantanea con gli amici marocchini. Soprattutto con i gestori del nostro hotel poi, la Pension Dalila di Fez è nata un’amicizia fantastica. La consiglio a tutti!

Discorsi Fotografici ringrazia Roberto Esposti, invita tutti a visitare il suo sito e si augura vivamente di ricevere al più presto altri suoi contributi da condividere con i lettori.