Fotografia HDR, una riflessione

La fotografia High Dynamic Range, per definizione, è stata introdotta e studiata per superare l’implicita difficoltà del sensore o della pellicola a riprodurre tutte le variazioni nello spettro luminoso e tonale che il nostro occhio riesce a percepire naturalmente. Infatti se ad esempio guardiamo un classico paesaggio con terra e cielo, i nostri occhi percepiscono tranquillamente i dettagli del cielo e della terra, mentre una foto scattata allo stesso paesaggio potrà esporre bene solo una o l’altra zona (non è raro infatti imbattersi in foto col cielo azzurro e la terra molto scura o viceversa con la terra esposta correttamente ed il cielo sovraesposto).

La fotografia HDR viene in nostro aiuto in questo senso, la tecnica è semplice, si scattano dalle 3 alle 7 foto al soggetto, variando di volta in volta l’esposizione. I fotogrammi risultanti allora conterranno ognuno una zona esposta correttamente (e le altre in linea di massima no); tramite un programma di postprocessing (qui è stato usato Photomatix Pro) questi scatti si fondono insieme e l’algoritmo di tone mapping cercherà di produrre un’istogramma il più possibile regolare, esponendo quindi correttamente le zone di ombra e le zone di luce, tirando fuori in definitiva i dettagli da entrambe.

Fondamentale in questa tecnica l’uso del cavalletto per far sì che tutti gli scatti mostrino la stessa scena; la tecnica in sé non è affatto ostica: oggi alcune fotocamere, come la P7000 Nikon o la G12 Canon, incorporano addirittura l’algoritmo di tone mapping per scattare foto HDR senza usare programmi al computer, quello su cui vorremmo soffermarci oggi è una riflessione sui risultati di questo genere di fotografia.

Il primo impatto con una foto HDR ci mostra qualcosa di mai visto finora, colori molto spesso saturi in ogni zona di luce ed ombra, a volte innaturali, ma comunque ricchi. Per molti la fotografia HDR permette di esplorare possibilità creative che sorpassano lo scopo originario della foto in sé, spesso questo tipo di fotografia viene introdotto con una particolare attenzione nel mostrare tutti i dettagli di una scena, forse dimenticando lo scopo originario di questa tecnica.

Io preferisco di gran lunga le foto HDR non molto “spinte” nei dettagli e virate nei colori, poiché se non ci si lascia prendere dalla mano nell’usare i parametri di tone mapping ci si avvicina allo scopo di produrre una foto che corrisponda in modo naturale a quello che i nostri occhi vedevano al momento dello scatto. Nella foto di campagna qui sopra, questo paesaggio che amo sin dall’infanzia è stato fotografato in HDR per poter riportare a casa tutta la luce del bel tramonto nella valle e sulle foglie di uva; ad un secondo sguardo la fotografia riporta una luce sulle foglie a cui non siamo abituati dagli scatti normali, infatti questo genere di inquadratura o espone correttamente le foglie o il cielo. Anche lo scatto qui sotto voleva catturare le variazioni di colore delle singole foglie al tramonto, e quasi non sembra una fotografia in HDR.

Questa è una riflessione di natura soggettiva, ma in fondo lo scopo di approfondire tecniche e possibilità in fotografia è anche correlato al raggiungimento di certi traguardi che ognuno di noi pone in sé stesso, perciò se una foto vi soddisfa, se vi fa venir voglia di migliorare ancora, se la ritenete degna di condivisione, allora è una buona foto.

Silvio Villa