Gli orizzonti della fotografia virtuale

Parlare di fotografia come forma d’arte senza che questa passi attraverso una macchina fotografica è sempre un argomento delicato. Per quanto sia noto che il merito artistico di uno scatto sia da attribuire principalmente, se non del tutto, al fotografo, all’essere umano con la propria sensibilità che decide come trasporre un concetto in un riquadro, ci sono forme fotografiche che sono difficili da accettare soprattutto da parte del grande pubblico di esperti fotoamatori.

Sebbene assistiamo a fenomeni ad ampio spettro, che vedono fotografi che scattano ormai unicamente in pellicola con macchine fotografiche “vere” senza alcuna elettronica, così come altri che invece si spingono unicamente sugli smartphone, ciò che oggi è conosciuto come fotografia virtuale sembra ancora essere relegato ad un campo esterno a quello prettamente fotografico.

Eppure, se ci si pensa bene, non dovrebbe essere così.

La fotografia virtuale nasce nel mondo dei videogiochi, soprattutto negli ultimi anni in cui la grafica ha compiuto passi da gigante; sono sempre di più quei videogiocatori, appassionati di fotografia, che piuttosto di completare gli obiettivi imposti dal gioco in quel momento preferiscono vagare nel mondo virtuale alla ricerca dello scatto perfetto

“La maggior parte dei nostri follower sono fotografi del mondo reale”, spiega Alex Coley, fondatore di GamerGram – un portale online per fotografi virtuali in erba di cui esiste anche un profilo Instagram. “Stanno portando le abilità che imparano all’esterno in questi mondi virutali, le applicano e ottengono scatti meravigliosi”. La visione di Coley su GamerGram è quella di fornire ai fotografi virtuali un portfolio centralizzato per raccogliere e condividere le loro opere, dove la forma d’arte può essere apprezzata e scoperta.

Le fotografie stesse sono indiscutibilmente belle, indiscutibilmente dotate di meriti artistici e indiscutibilmente il risultato di una vera tecnica e disciplina fotografica. Nei “modi foto” personalizzati, appositamente codificati in alcuni videogiochi, si può fare di tutto, dal cambiamento della lunghezza focale alla scelta degli obiettivi in base alla quantità di aberrazione cromatica che presentano.

“Tutto è iniziato principalmente con i videogiocatori che scattavano semplici screenshot, e li caricavano su internet attraverso diversi social media”, racconta Coley, “e penso che gli sviluppatori di giochi abbiano notato quanto fosse grande il fenomeno e così hanno iniziato a creare queste modalità fotografiche integrate nei loro giochi con le stesse impostazioni che si ottengono con una fotocamera reflex, ma senza l’obiettivo – questa è l’unica differenza che posso davvero vedere con la tecnologia”.

Vale la pena ribadire che gli sviluppatori di videogiochi stanno investendo attivamente nella fotografia virtuale. Titoli come Grand Theft Auto V e Red Dead Red Red Redemption 2 costano circa 200 milioni di dollari l’uno alle case produttrici, ma lo sviluppatore Rockstar Games vede una domanda sufficiente, ed anche un certo valore artistico in questa forma d’arte affinché sia dedicata una parte considerevole di quel budget alla creazione di una modalità fotografica. “E mettendo queste modalità fotografiche nei loro giochi, si sono resi conto di quanto tempo le persone ci passano, rispetto ai giochi senza modalità fotografiche.” aggiunge Coley.

“Abbiamo persone a cui piacciono i mondi spaziali, persone che si dedicano agli alberi, abbiamo persone che si dedicano agli animali, fondamentalmente tutto ciò che si può pensare nella fotografia del mondo reale viene ritratto nella fotografia virtuale. Perché, come ho detto, la maggior parte dei nostri seguaci sono comunque fotografi del mondo reale”.

Gli acclamati titoli di Assassin’s Creed di Ubisoft – una serie di giochi che spaziano dall’antico Egitto alla Londra vittoriana – sono stati notoriamente descritti come “turismo storico” dalla stampa videoludica, per il modo in cui permettono ai giocatori di sperimentare ricostruzioni storicamente accurate di luoghi e persone. Il potenziale per la fotografia storica è assolutamente unico: chi non vorrebbe aspettare che sorga il sole nel gioco, così da poter scattare paesaggi delle Piramidi, immagini dell’Acropoli o fotografie di strada lungo la Via Sacra?

Sia i puristi della fotografia su carta baritata che gli amanti del digitale a tutti i costi dovrebbero cominciare anche ad interessarsi di questa nuova corrente, che prende parecchio dalla fotografia come la conosciamo e forse un giorno potrà essere ascritta tra le forme d’arte discusse e riconosciute da esperti ed appassionati.

Silvio Villa

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