Il Cammino di Santiago. Un reportage di Francesco Boni

Discorsi Fotografici ha il piacere e l’onore di presentarvi un “viaggio fotografico e non solo” del fotografo emiliano Francesco Boni, sperimentatore di fotografia creativa e amante del senso celato dietro ogni scatto.

DF: Benvenuto su Discorsi Fotografici e grazie per il tuo contributo! Per iniziare parlaci un poco di te.

FB: Sono nato a Sassuolo nel 1979 e ho sempre vissuto a Modena, tranne una recente parentesi di due anni in Maremma.
Ho iniziato a fotografare a 16 anni, con una vecchia reflex Konica chiesta in prestito ai miei, ma non avendo nessuna nozione nè nessuno da cui imparare mi barcamenavo con ovvi (cioè scarsi) risultati.
E’ solo nel 2006 che, armato di una Canon Ixus 50, ho deciso di saperne di più sul mondo della fotografia frequentando un corso e apprendendo i primi rudimenti. Incoraggiato dai risultati mi è tornata voglia di reflex, così alla fine dell’anno ho portato a casa una Canon 30D. Al resto ci ha pensato il clima padano: è un’ottima scuola di fotografia, è difficile fare belle foto quando si alza la nebbia ma in compenso fa risparmiare sulle ottiche, tanto ci pensa lei a sfocare lo sfondo 🙂
In questi anni ho frequentato fotografi, forum on-line e amici con cui ho condiviso questa passione diventando abbastanza critico sui miei risultati. Mi piace fotografare l’umanità in tutti i suoi aspetti ma non disdegno nemmeno qualche bel paesaggio, sempre però caratterizzato dalla presenza umana. Prediligo le ottiche creative e leggere come grandangoli, fish-eye e Lensbaby.
Per me la fotografia è un modo per non rimanere solo a guardare, ma per osservare e in un certo senso essere partecipe di ciò che sta accadendo.

DF: Prima di partire ti sei documentato fotograficamente?

FB: Prima della partenza ho curato molto la preparazione fisica perché avevo in previsione di fare 30km al giorno con uno zaino da 10kg sulle spalle e non volevo che l’esperienza fosse rovinata dalla stanchezza o dagli infortuni. Siccome avrei percorso 300km sarebbe stato impossibile vedere le foto di tutti i luoghi che avrei visitato, quindi ho comprato una guida e me la sono letta tutta prima di partire (consiglio quella di Terre Emerse) dopodiché in ogni paese in cui arrivavo guardavo le cartoline nei negozi di souvenir o chiedevo direttamente alla gente del posto su ciò che offriva quella zona.

DFChe attrezzatura hai portato con te?

FB: La scelta dell’attrezzatura è stata sofferta perché se da una parte avrei voluto portare con me la reflex, dall’altra sapevo che ogni etto in più o in meno avrebbe fatto la differenza, così, anche per un discorso di filosofia del viaggio in cui avrei ricercato l’essenzialità, ho comprato una compatta base della Canon, la Ixus 107. Le ho poi abbinato un cannocchiale comprato in una bancarella che mi avrebbe fornito uno zoom 7x (che abbinato ai 112mm di tele offerti dalla Ixus avrei potuto contare su un massimo di 800mm circa) e lo spioncino di una porta blindata da usare come fisheye appoggiato alla lente frontale della compatta. Ovviamente la qualità ottica non è lo scopo principale di questo corredo, però mi ci sono trovato bene, soprattutto con il fisheye. Il tele invece era troppo spinto e la stabilizzazione della macchina fotografica mi permetteva di scattare solo in pieno giorno.

Potete ammirare il corredo di Francesco cliccando qui

DFQuali soggetti hai fotografato più frequentemente?

FB: Paesaggi, in larga parte. Questo perché il Camino attraversa le campagne spagnole in cui non si incontra quasi anima viva, ma anche perché ho voluto porre l’attenzione sul senso di vastità e varietà che trasmettono i paesaggi spagnoli.
E’ un viaggio che ha anche una forte componente spirituale, al di là del proprio credo e della propria esperienza personale, E’ inevitabile rimanere soli con se stessi per tanto tempo perciò volevo trasmettere gli stessi silenzi e le stesse sensazioni attraverso le foto.

DFHai sperimentato particolari difficoltà?

FB: Difficoltà fisiche in primis, tipo mal di schiena per colpa dello zaino. Non ho avuto tendiniti né vesciche ma bastava seguire alcuni accorgimenti che si imparano dagli altri pellegrini o leggendo la guida. Bisogna fare molta attenzione al sole e al caldo: dalle due di pomeriggio alle otto di sera era meglio non essere per strada perché il sole picchia molto più forte rispetto all’Italia, basti pensare che il bucato steso al sole asciugava in un’ora!
Per fortuna in certi paesi scorrono fiumi balneabili e un tuffo era proprio quello che ci voleva!

DFSe dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?

FB: Mi prenderei più tempo per fotografare i vari ponti e strutture antiche scegliendo angolazioni diverse, o momenti della giornata diversi, ma non ho rimpianti: spostandomi a piedi non potevo pianificare più di tanto gli orari in cui sarei arrivato in un determinato posto né potevo aspettare la luce giusta per mezz’ora, quindi mi sembra di aver sfruttato al meglio il mio tempo e le mie occasioni.

DFChe cosa non sei riuscito a fotografare e avresti voluto?

FB: Ho fatto il tratto Leòn-Santiago, lasciandomi alle spalle le Mesetas che sono degli altopiani senza un albero: mi piacerebbe tornare per immergermi in quei paesaggi anche se non so se bastano i 28mm del grandangolo della compatta, né i 112mm di tele per fotografare le cicogne che nidificano sui frontoni delle chiese.
E avrei voluto vedere Finisterre, fotografare il rito in cui si bruciano i vestiti e si fa un bagno simbolico nell’oceano, ma purtroppo avevo già prenotato il volo di ritorno e non potevo sgarrare di un giorno.

DFHai trovato la forza di spegnere la fotocamera e goderti il viaggio ogni tanto?

FB: Sì, avevo tanto tempo per godermi il viaggio e tante volte, soprattutto quando trovavo i pastori con i loro greggi, preferivo salutare e scambiare un sorriso piuttosto che chiedere se potevo far loro una foto. Non ero lì per fare il fotografo d’assalto e preferivo non sembrare invadente.

DFCosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

FB: Di lasciare a casa la reflex e di prendere solo una compatta, che offre uno zoom standard perfetto per il 90% delle situazioni. Per tutto il resto c’è lo spioncino della porta blindata, se vogliamo fare i fotografi creativi! 🙂
La reflex a mio avviso è inutile, occupa solo dello spazio e pesa sulle spalle. Sembra che un chilo in più o in meno siano pochi ma diventano tanti in previsione di fare tanti chilometri di saliscendi; tanto per fare un esempio ho sempre usato una bottiglia di plastica invece della borraccia proprio per una questione di peso, e non la riempivo mai del tutto.

DFAl di là dell’aspetto puramente legato alla fotografia, hai qualcosa da aggiungere riguardo questa esperienza?

FB: Di non pensare alle difficoltà che si possono trovare ma di partire, e in meno si è meglio è. Io sono partito da solo e a posteriori sono convinto di aver fatto la scelta giusta. Il rischio di andarci in tanti è quello di viverlo come una gita e si perderebbe tanto dell’esperienza che invece vivremmo da soli.
Non è una vacanza nel senso stretto del termine ma è piuttosto una ricerca: di se stessi, di una spiritualità, del tempo per se stessi, di capire ciò che si cerca… quindi se si vuole fare solamente una bella passeggiata è preferibile scegliere un’altra località, magari con più comfort.

Discorsi Fotografici ringrazia Francesco Boni ed invita tutti i suoi lettori ad ammirare lo splendido reportage sul Cammino di Santiago a questo indirizzo