Il Canada. Un reportage di Ekaterina Buscemi

Discorsi Fotografici ospita quest’oggi il reportage della fotografa Ekaterina Buscemi


DF: Prima di partire ti sei documentata fotograficamente?
EB: Assolutamente si, ci ho messo mesi e mesi a cercare le immagini da internet, sognare come poteva essere , se realmente i luoghi erano così paradisiaci e non sono rimasta assolutamente delusa, anzi!

DF: Che attrezzatura hai portato con te?
EB: Solamente una compattina, una SONY X100, il mio scopo era di avere qualità con la praticità e consiglio a tutti questo gioiellino!

DF: Quali soggetti hai fotografato più frequentemente?
EB: Beh, non mi sono concentrata su un soggetto. Ma forse più di tutti ho fotografato gli innamorati. Ovunque andassi quel paradiso richiamava l’amore e io ogni volta non potevo fare a meno di commuovermi di fronte a quelle scene. Ho scattato molto la società da ogni punto di vista, mi incuriosiva davvero molto.
Molti, forse troppi aspetti sono diversi dal mio paese e io sentivo il bisogno di raccontarli attraverso le persone.

DF: Hai sperimentato particolari difficoltà?
EB: Devo essere onesta, no. Ho persino trovato per caso dei lavoretti con delle pubblicazioni. Le persone virtualmente erano davvero gentili e nessuno ti ostacolava.
La mia fortuna, certo, era quella di essere giovane. Ma io credo che in questo paese si possa realizzare i propri sogni. Nessuno vuole che tu fallisca, tutti vogliono darti una possibilità, vogliono saper e che cosa sai fare. I problemi iniziano ad esistere quando si chiede troppo. 😉

DF: Se dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?
EB: Forse troverei un impiego per poter mantenere me e il mio lavoro e poi cercare di realizzare passo dopo passo il mio sogno, che è quello di diventare una fotografa. Non ho obbiettivi precisi e ora come ora non ne voglio avere. Ora voglio sognare, ma vivere con i piedi per terra. Sono giovane e se voglio, posso!

DF: Cosa non sei riuscita a fotografare e avresti voluto ?
EB: Molte cose davvero, avevo tantissimi progetti per la testa, ma un mese è tanto e poco allo stesso tempo, quindi bisogna bilanciare bene il proprio tempo.
Ho cercato bersagli facili per ora, come una cantante, ma sono anche stata fortunata e ho assistito al salvataggio di una foca ed ho potuto documentarlo, ma avrei voluto fotografare dei modelli delle agenzie di Victoria o di Vancouver, quello per me sarebbe stato un sogno!

DF: Hai trovato la forza di spegnere la fotocamera e goderti il viaggio ogni tanto?
EB: Si molte volte. Il mio scopo non era fermare la statua o il museo o il prato del vicino, ma era quello del racconto. Volevo mostrare le mie immagini come viaggio, non come cartolina. Volevo che la gente sognasse attraverso le mie fotografie, che vedesse le cose come stanno, belle o brutte che siano. Ho goduto il mio viaggio, ma senza perdermi niente. 😉

DF: Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?
EB: Vivete questo viaggio come se foste in un film, ma senza fingere e date tutto senza riserve, perché questo tipo di viaggio sa dare tanto, specialmente.