Il futuro incerto delle fotocamere

La combinazione di smartphone e social network sono alla base dell’aumento esponenziale del numero di fotografie. Sfortunatamente questa semplificazione, che alcuni definiscono democratizzazione della fotografia, laddove altri la osteggiano, sembra stia causando danni all’intero settore della produzione di macchine fotografiche, lenti e tutto ciò che a esso è collegato.

Il report del CIPA per l’anno 2018 è stato esaustivo e lo abbiamo commentato in un articolo precedente, a rincarare la dose ora c’è addirittura il presidente della Canon Fujio Mitarai che recentemente, parlando in una intervista al Nikkei dei risultati fiscali dell’ultimo trimestre, ha riassunto i loro problemi di vendite, ma soprattutto ha fornito già delle indicazioni, per niente positive, sul futuro commerciale delle fotocamere.

Innanzi tutto, Canon ha visto ridurre i propri utili del 10% annuo a partire dal 2010, l’anno che ha rappresentato il massimo in termini di vendite; questo significa che in 8 anni ha più che dimezzato il flusso di cassa. Entro il 2020, secondo Mitarai, per tutti i brand, ci sarà una ulteriore flessione, vale a dire dalle attuali – anno 2018 – 10 milioni di unità si passerà alla metà. In due anni, quindi, secondo lo scenario prospettato dal presidente della Canon, ci sarà un aggiuntivo crollo del 50% di fotocamere a lenti intercambiabili vendute.

Inoltre, le mirrorless non rappresentano un’alternativa da affiancare alle reflex, hanno semplicemente e gradualmente preso il loro posto; allo stesso tempo hanno permesso a altri competitor di offrire le proprie soluzioni, cosicché da un sostanziale duopolio, si è passati a un mercato più vivo dove stabilmente ci sono Fujifilm, Sony, Panasonic, Olympus, oltre a Canon e Nikon.

Dal momento che, per Mitarai, il mercato delle fotocamere è diventato meno redditizio, cala la domanda e aumenta l’offerta – come detto i competitor sono aumentati –, Canon rivolgerà la propria attenzione al mercato aziendale e precisamente ai segmenti della sorveglianza, dell’imaging industriale e degli apparecchi medici.

Come è ben chiaro, gli azionisti voglio conoscere le strategie che creino ricavi e con la fotografia oggi fare soldi è più complicato perché un investimento nel miglioramento della tecnologia non è più sufficiente.
Un numero non indifferente di persone, in tutto il mondo, accontentandosi di registrare immagini con un telefono, sta dicendo che non nutre alcun interesse a diventare un fotografo, anche limitato all’ambito amatoriale. Diminuiscono, quindi, i flussi di cassa, meno quantità di unità vendute, ma con la speranza che possa aumentare la qualità delle fotografie scattate.

Un’indicazione che sembra corroborare questa aspettativa è il progressivo spostamento, verso l’alto, del segmento entry level. Guardando, infatti, la gamma delle fotocamere dei vari brand, limitatamente alle mirrorless, ci si rende conto che la fotocamera per iniziare adesso costa anche il 50% in più rispetto al corrispettivo di qualche anno fa. Questo potrebbe significare che chi spende di più, è davvero interessato a fare fotografia.

Infine, si parla molto di futuro tecnologico, ma sarebbe un errore non considerare il ritorno all’uso della pellicola su larga scala.

 

Federico Emmi