Il Giappone fotografico: Rinko Kawauchi

Kikubari è una parola giapponese che significa essenzialmente “essere attenti, avere attenzione”: l’attenzione al dettaglio, al compimento di un gesto o di un progetto, ma soprattutto l’attenzione verso le persone che ci circondano. Essere attenti, a volte in maniera quasi maniacale, è tra le caratteristiche che contraddistinguono il popolo nipponico, ed alcuni fotografi giapponesi riescono a trasporre in fotografia questo concetto, che sin da bambini viene insegnato e raccomandato per poter divenire una persona educata.

Rinko Kawauchi è nata a Shiga nel 1972 e si è interessata alla fotografia mentre studiava al Seian Junior College of Art and Design. Come è consuetudine con i fotografi giapponesi, ha iniziato la sua carriera da artista pubblicando in proprio i suoi lavori fotografici. Nel 2001 è diventata famosa in un solo giorno in Giappone, dopo la pubblicazione simultanea dei tre libri di fotografia Hanako (dal nome di una ragazza disabile), Utatane (siesta) e Hanabi (fuochi d’artificio).

Nel suo paese natale, Rinko Kawauchi è una delle fotografe più celebri della sua generazione. Dopo pochi anni la sua fama raggiunge il nostro continente, facendola apparire in diverse mostre museali e festival (tra i più famosi Rencontres de la Photographie ad Arles, la Fondation Cartier a Parigi; il museo Huis Marseille di Amsterdam).

Il lavoro di Rinko Kawauchi si concentra sulle cose ordinarie e sulle situazioni quotidiane. Le sue fotografie raggiungono la loro qualità specifica grazie all’uso del ritaglio e alla scelta della prospettiva, nonché all’uso sottile della luce naturale in combinazione con colori spesso virtualmente trasparenti. Rinko Kawauchi lavora in serie, che, sotto forma di narrazioni aperte, combinano poesia ed emozione con rappresentazioni di mortalità e malinconia occasionale.

Nella serie Utatane, parola giapponese che definisce uno stato tra veglia e sonno, l’artista dimostra un’intenzionalità concentrata su quelle che chiama “le piccole voci che le sussurrano fin da bambina”. Sono queste le fonti a cui attinge, l’origine intima di un mondo qui descritto secondo un’estetica personalissima: Utatane ricrea un mondo frammentario e fugace in cui ogni dettaglio è legato alle nozioni di nascita, vita, morte e passaggio del tempo.

Il soggetto dell’opera Aila (che in turco significa “famiglia”) è la rappresentazione dell’essenza della vita: animali, piante e persone sono mostrate in una sequenza assemblata per libera associazione, che comprende anche la nascita e la morte. Il fascino di Rinko Kawauchi per la bellezza fugace, i temi della creazione e della distruzione, la vita e la morte sono comunicati in queste immagini.

Ametsuchi (che si traduce in “cielo” e “terra”) esplora il modo in cui l’umanità si relaziona con il tempo. Vaste immagini di paesaggi a colori raffigurano la tradizionale e controllata combustione di terreni agricoli, dimostrando il potere distruttivo ma ringiovanente del fuoco. La serie di immagini del fuoco è disseminata di fotografie astratte e calme, di costellazioni stellari, e rituali religiosi. Intrecciato alle immagini di ricorrenti rituali agricoli e religiosi e di cieli stellati, Rinko Kawauchi evoca una connessione tra passato e presente, tra mondo spirituale e realtà, tra Cielo e Terra.

Come in altri lavori, alcune regole basilari della fotografia sono stravolte in Luminance, dove sovraesposizioni che vanno ben al di là dello “esporre a destra” e fotografie mosse, conferiscono allo scatto un’aura allo stesso tempo di impermanenza e di fissità, due concetti agli antipodi, eppure contemporaneamente presenti. Anche in questo lavoro, l’attenzione al dettaglio è fondamentale, e si riemerge dalla visione con alcune scene che raramente si possono dimenticare.

Osservare la sequenza di scatti, anche all’interno dello stesso lavoro, non corrisponde quasi mai ad un viaggio preimpostato, i lavori di Rinko Kawauchi non sono tematici, nel senso stretto del termine, piuttosto si rimbalza da un concetto ad un altro, a volte si ritrova qualcosa di familiare, a volte qualcosa di incredibilmente lontano dall’esperienza comune, e la sensazione finale è che in realtà tutti i lavori esposti sul sito ufficiale siano collegati fra loro, non solo ovviamente dall’opera e dalla sensibilità dell’artista, ma anche dal concetto globale di astrazione dal senso comune ed elevazione, che buona parte dell’umanità da sempre cerca di catturare od esprimere attraverso l’arte.