Il Kenya. Un reportage di Jacopo Scarponi

Discorsi Fotografici ospita quest’oggi il bellissimo reportage del fotografo umbro Jacopo Scarponi sul Kenya, visto con un occhio davvero particolare.

DF: Benvenuto su Discorsi Fotografici e grazie per il tuo contributo! Per iniziare parlaci un poco di te.

JS: Sono Jacopo Scarponi, un fotografo della provincia di Perugia, precisamente a Santa Maria degli Angeli, una città situata sotto ad Assisi.
La mia attività da fotografo è iniziate grazie ad un evento accaduto molto tempo fa, ritrovai una borsa dove al suo interno c’era una Fujica di mio padre.
Da li ho cominciato ad incuriosirmi ed approfondire tutto ciò che comprende la fotografia.
Prima con la pellicola, poi con il digitale (molto risparmioso rispetto al negativo) ho scattato molto, poi ho ritenuto paertecipare a corsi, workshop per approfondire e capire al meglio tutte le cose da sapere della fotografia da reportage e da studio.
Poi ho intrapreso un via Professionale della fotografia, aprendo uno studio e cominciando a fare lavori per aziende e dedicarmi ai matrimoni.

DF: Prima di partire ti sei documentato fotograficamente?

JS: Il viaggio in Kenya è stata una liberazione! Era un periodo molto frenetico e quindi era quello che ci voleva!
Prima del viaggio sinceramente non mi sono documentato a livello fotografico, semplicemente perché non volevo essere influenzato e ripetere già scatti visti in precedenza.
Questo perché volevo riportare un servizio Mio, facendo vedere il mio modo di vedere ciò che mi stava davanti.

DF: Che attrezzatura hai portato con te?

JS: Con me ho portato 2 fotocamere Canon, una 50D e una 40D.
Di obiettivi ne ho portati 4, un 10 20 Sigma, un 50 1,8 canon, un 70 300, ed un 24 105 Canon.

DF: Quali soggetti hai fotografato più frequentemente?

JS: Quelli del Kenya sono luoghi dove non c’è una cosa che non riesci a fotografare.
I paesaggi sono fantastici, cambiano di zona in zona, poi cambiano di colore dalla mattina alla sera.
Le persone di li sono piene di espressioni e a volte hanno dei sguardi che ti scrutano e ti studiano… impressionante

DF: Hai sperimentato particolari difficoltà?

JS: Difficoltà non ce ne sono state, sia a livello fotografico che di spostamenti in savana e all’interno della città.

DF: Se dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?

JS: Cosa fotograferei ancora? A me flora e fauna mi affascinano tantissimo, quindi la savana con i suoi splendidi animali li fotograferei ancora.

DF: Che cosa non sei riuscito a fotografare e avresti voluto?

JS: Quello che avrei voluto fotografare di più sono le persone, ma non i semplici ritratti, persone che vivono la loro vita, durante il lavoro, durante una passeggiata, durante un mercato… dove c’è realtà.

DF: Hai trovato la forza di spegnere la fotocamera e goderti il viaggio ogni tanto?

JS: A volte ho spento la fotocamera, perché si è bello fotografare, ma oltre alle memory card e agli harddisk c’è anche la nostra mente.
Dico questo perché a volte, se si vuole ricordare ciò che sta succedendo davanti a noi, oppure si sta osservando un panorama fantastico, la fotocamera la vedo come un filtro fastidioso… che spengo e me la metto al collo per un attimo.

DF: Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

JS: Di preciso non saprei cosa consigliare, solo che viaggi del genere, in questi posti molto affascinati, vanno oltre che fotografati anche vissuti.

DF: Al di là dell’aspetto puramente legato alla fotografia, hai qualcosa da aggiungere riguardo questa esperienza?

JS: Aggiungo solamente una cosa… che il mal d’Africa si sente!

Discorsi Fotografici ringrazia Jacopo Scarponi, invita tutti a visitare il suo bellissimo sito e si augura vivamente di ricevere al più presto altri suoi contributi da condividere con i lettori.