Il lavoro visto dalle donne: la prima edizione della Biennale di Fotografia Femminile

La fotografia in Italia sta vivendo un apparente momento positivo. Nel nostro paese nascono, in ogni dove, numerosi Festival di Fotografia o presunti tali. L’incremento è notevole, alimentato dall’entusiasmo generato dagli eventi più affermati ed importanti. Per motivi diversi, però, la macchina organizzativa spesso non è brillante. Ciò causa una omologazione delle proposte ed un appiattimento di contenuti. Per evitare di finire disperso in questo limbo, un Festival, per emergere, dovrebbe avere alla base quantomeno la scelta di occuparsi di temi ben precisi, evitando di essere generalista.

È proprio il percorso che sta compiendo l’associazione culturale La Papessa, che organizza la BFFBiennale della Fotografia Femminile dal 5 all’8 marzo 2020 a Mantova, unendo professionisti di diverse discipline, lavorando a stretto contatto con le istituzioni locali, selezionando progetti internazionali di qualità, con impegno e dedizione.

Il tema di questa prima edizione è il lavoro e parteciperanno fotografe professioniste nazionali e internazionali. Le mostre verranno allestite nei luoghi storici della città e rimarranno attive per i successivi due mesi.
Nel corso di quattro giornate si svolgeranno inoltre workshop creativi, conferenze con i giornalisti, presentazioni delle autrici e delle mostre, con la partecipazione di personaggi di rilievo non solo nel settore della fotografia.
Ci saranno anche letture portfolio, interviste, e una Open Call aperta a tutte le nazionalità sulla tematica scelta per l’evento, un’opportunità unica per esporre i propri scatti nei luoghi pubblici di Mantova.

Come nasce l’associazione Papessa e perché questo nome nome?  
L’Associazione nasce da un’idea di Anna Volpi (presidente) e Chiara Maretti (vice presidente). Il nome “La Papessa” si ispira ai tarocchi di Alejandro Jodorowsky, autore (anche se chiamarlo semplicemente “autore” è oltremodo riduttivo) al quale siamo molto legate. La Papessa è la seconda carta dei tarocchi e rappresenta una donna di potere spirituale e temporale, colei che trasmette conoscenza e che fornisce insegnamenti. Quale immagine migliore per rappresentare la donna, noi ed il nostro ambizioso progetto? Aggiungiamo inoltre che la carta è la numero 2 e nella numerologia il numero 2 incarna il dualismo, la separazione degli opposti che in questo caso può essere contestualizzata nel dualismo uomo/donna, prestando molta attenzione al non concepire i due estremi come contrapposti, ma come i due poli della stessa realtà, appartenenti quindi alla stessa dimensione.  

Qual è il significato del vostro logo?  
Il nostro logo ha due valenze: una più pragmatica, ovvero, ricorda visivamente un obiettivo o un otturatore della macchina fotografica; l’altra è più simbolica, poiché il cerchio viene visto come immagine della ciclicità e quindi strettamente connesso alla simbologia femminile ed alla forza generatrice contenuta in essa. Il cerchio scomposto e ricomposto in altre forme è un voler riprodurre graficamente il concetto dell’estrema malleabilità e sfaccettatura che il femminile è in grado di assumere per sua natura.  

Come si compone il nucleo principale organizzativo?
Assieme ad Anna Volpi e Chiara Maretti che sono il fulcro ed il punto di riferimento per l’Associazione, il nostro team di lavoro si compone di 11 persone in tutto (altre entreranno nel team quest’autunno). Beatrice Bassi, artista e scultrice mantovana, è la nostra Location Manager e segue tutto ciò che riguarda i luoghi della nostra Biennale. Agnese Mosi, fotografa fiorentina, si sta occupando delle sponsorships insieme ad Yvhonne LaCroix, curatrice d’arte di Bologna. Ramona Zordini, fotografa ed artista bresciana cura la parte media partnership e media relations. Giulia Rizzini, fotografa e grafica originaria di Mantova lavora sull’immagine ed identità del progetto mentre Silvia Rigoni e Francesco Palmisano, entrambi musicisti e professionisti in ambiente multinazionale, stanno seguendo la parte inerente a marketing e social media, copywriting e visibilità. Infine Federica Maretti, esperta di comunicazione, si sta concentrando sui fundraising e finanziamenti alternativi; alla squadra si è aggiunta di recente anche una entusiasta Ivana Coppolaro che cura i contenuti insieme a Silvia e gestisce il segretariato.  

Una Biennale di Fotografia al Femminile dedicata al lavoro, perché questo tema?  
 Il “lavoro” è un ambito della vita che impatta pressoché tutti, sia nella sua presenza che nella sua assenza. Proprio per questo motivo, si presta ad essere sviluppato in molteplici ed interessanti forme. Nella contemporaneità in particolar modo, attorno al macro tema del lavoro si sono sviluppate una infinità di sottocategorie di argomenti trattabili sia a causa della recente crisi, sia per l’influenza sempre maggiore che il contesto lavorativo ha sulla vita delle persone, sul loro benessere (o malessere), sul rango sociale e sul loro ruolo nella società. 

Donna, da musa ispiratrice a compositrice vera e propria. Cosa caratterizza la fotografia femminile rispetto a quella maschile oggi?  
Riteniamo sia fondamentale inserire l’idea di donna all’interno di un contesto in evoluzione, come avete giustamente evidenziato nell’incipit della domanda. Il concetto di musa, per quanto affascinante e poetico, altro non è che un’immagine passiva della donna che non richiede nessuna autonomia di pensiero od azione. Oggetto esteticamente mirabile (anche intellettualmente alle volte) ma di certo distante anni luce dal concetto di pensiero indipendente generatore di arte ed idee. Questo ruolo nella storia, con qualche eccezione, è stato prevalentemente ricoperto da uomini, e solo recentemente aperto al mondo femminile. Ed è esattamente questo il focus della nostra Biennale. La donna possiede peculiarità che la differenziano dall’uomo, andando ad arricchire il ventaglio di punti di vista possibili. Senza scadere nei luoghi comuni alla donna va riconosciuto un approccio umano differente, una capacità di scavare più in profondità nei suoi soggetti e di entrare in contatto con loro.  

Quale apporto può dare una visione tutta al femminile del tema?  
Come accennato sopra, la donna ha peculiarità che la differenziano dall’uomo. Non possiamo negare che il filtro di osservazione della realtà sia stato negli anni prevalentemente uomo-centrico. Se dovessimo ricollegarci per un momento all’immagine della “musa ispiratrice”, potremmo affermare che la donna è sempre stata relegata ad un ruolo accessorio al maschio, orbitante intorno ad esso. Senza entrare in competizione tra generi, l’approccio femminile può offrire una alternativa a quanto visto fin’ora. Un tipo di sensibilità e quindi percezione diversa sull’argomento, differenti sfumature, sempre partendo dal presupposto che diversità è ricchezza. Una visione femminile è la metà mancante del cerchio.  

Per un evento di qualità, servono non soltanto finanze ma soprattutto un deciso supporto dell’amministrazione locale, come vi state muovendo a riguardo?   
Come in ogni prima edizione di un progetto così grande, le difficoltà si svelano dietro ad ogni angolo. Dai finanziamenti, alla ricerca dei luoghi, alle adesioni. È normale, così come è normale scoraggiarsi di fronte a tante difficoltà. Ciò che alimenta l’entusiasmo e ci fornisce l’energia necessaria a proseguire è il grande riscontro che stiamo avendo sia dal pubblico che dalle istituzioni locali. Abbiamo ottenuto il Patrocinio del Comune di Mantova, della Provincia di Mantova, della Regione Lombardia e del Consolato Americano. Stiamo riscontrando un grandissimo seguito mediatico a livello nazionale ed internazionale. Non abbiamo alcun dubbio che tutti i nostri sforzi verranno ripagati.  

Quali sono le speranze che affidate al crowdfunding? 
Il crowdfunding è solo una delle finestre che abbiamo aperto ai finanziamenti. Siamo attive su molti fronti: Agnese ed Yvhonne stanno svolgendo un lavoro certosino e magistrale in tal proposito, coinvolgendo svariate realtà locali e non solo. Il senso è fare sentire più persone possibili parte del progetto ed il crowdfunding è un modo di coinvolgere attivamente il pubblico. La cultura è un affare di tutti, in fondo. 

Quali sono le modalità di partecipazione alla Biennale di Fotografia Femminile? Avete già dei format di riferimento?  
Per quanto riguarda le esposizioni principali, la selezione è stata fatta dal direttivo della Biennale, e le artiste sono state contattate direttamente. In autunno apriremo una open call per un circuito off di artiste fotografe donne (o che si identificano come tali) senza limiti di età o nazionalità, che coinvolgerà tutto il centro della città di Mantova; ci saranno anche dei premi di riconoscimento per le prime classificate. Saranno pubblicati sulle nostre pagine ulteriori aggiornamenti nelle prossime settimane, pertanto vi invitiamo a seguirci per scoprire come partecipare e quali saranno i premi in palio. Se dovessimo pensare a format a cui fare riferimento sarebbero senza dubbio Cortona On The Move e Fotografia Europea di Reggio Emilia.  

Avete già delle adesioni da parte di fotografe?
Artiste di fama nazionale ed internazionale hanno aderito subito e con entusiasmo all’iniziativa. Inoltre, un grande numero di artiste ci ha contattate spontaneamente per poter partecipare, contribuendo a dimostrarci che l’interesse è alto. Siamo molto fiduciose nella riuscita di questo progetto che porterà alla città di Mantova un ulteriore motivo di orgoglio. Vi invitiamo a seguirci sulle nostre pagine Facebook, Twitter, Instagram, Linkedin ed a visitare il nostro sito www.bffmantova.com per restare aggiornati sugli sviluppi della Biennale della Fotografia Femminile. 

Per supportarci è possibile effettuare una donazione collegandosi al link seguente: https://www.produzionidalbasso.com/project/biennale-della-fotografia-femminile/
La campagna rimarrà aperta fino al 30 agosto, ma sicuramente ne apriremo un’altra in futuro.

https://www.bffmantova.com/

 

Mirko Bonfanti
magazine.discorsifotografici.it