Il Parco Naturale Orsiera Rocciavré in B&W. Un reportage di Dario Bonetto

Discorsi Fotografici ha il piacere di ospitare il bel reportage in bianco e nero sul Parco Naturale Orsiera Rocciavré, situato in Piemonte, del fotografo piemontese Dario Bonetto.

DF: Benvenuto su Discorsi Fotografici e grazie per il tuo contributo! Per iniziare parlaci un poco di te.

DB: Mi chiamo Dario Bonetto e sono un appassionato fotografo di quarantaquattro anni. Dopo aver fotografato per 17 anni su pellicola con all’attivo mostre personali e premi nei concorsi organizzati dalla FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), nel 2007 sono approdato al digitale che mi consente non solo di rappresentare la realtà, ma anche di interpretarla secondo uno stile personale.
Prediligo il Reportage e la fotografia paesaggistica e nelle immagini realizzate, ho sempre cercato di privilegiare il lato artistico, andando ad “inseguire” quella luminosità che mi piace definire “EvocativA” scattando spesso in controluce e impiegando “tempi lenti” allo scopo di esaltare il movimento e la forma. Amo le composizioni semplici, in cui la Luce diviene appunto la vera protagonista dell’immagine. Per me fotografare significa innanzitutto “Catturare il momento che mi ha reso felice” e condividerlo con chi ha voglia di soffermarsi ad osservarlo. Mia moglie Daniela e nostra figlia Alice di 10 anni condividono con me la passione per i viaggi. Risiedo ad Airasca in provincia di Torino a pochi chilometri dalle Vallate Olimpiche di Torino 2006.
La fotografia in Black & White mi ha sempre affascinato. Al contrario del colore, permette di far assumere all’immagine un fascino eterno. In questa ricerca iconografica, ho cercato di trasferire l’essenzialità del monocromatico sul Parco piemontese a me più caro. Ho deciso di concentrarmi su questo grandioso ambiente naturale anche per la vicinanza che mi ha permesso di trovarmi al posto giusto al momento giusto riuscendo così a documentare situazioni di luce molto particolari. Nel BW la sublimazione della luce e il contrasto degli elementi diventano parte integrante di ciò che stiamo fotografando. “Cogliere l’attimo e catturare la luce” è la prerogativa per avere un buon negativo digitale (RAW) che in “Camera Chiara” viene trasformato da colore in toni di grigio, diventando così un opera unica e a volte irripetibile. In questo lavoro, ho dato più importanza alla creazione dell’immagine che alla sua documentazione. Luce, soggetto, sfondo e composizione devono comunque fondersi all’unisono indipendentemente dalla tecnica utilizzata. Agli scatti “classici” ho cercato di affiancare immagini minimaliste dove proporzione, linea, forma e grana diventano gli assoluti protagonisti della creatività fotografica.
DF: Prima di partire ti sei documentato fotograficamente?

DB: Certamente, è stato molto utile visionare i lavori di altri fotografi che operano nel Parco. Sono state realizzate delle ottime immagini per quanto riguarda la fauna, ma ho notato che le fotografie di paesaggio erano in minoranza e si basavamo molto sui contrasti di colore nelle varie stagioni. Per questo ho deciso di optare per il Bianco e Nero.

DF: Che attrezzatura hai portato con te?

DB: Non sono un fanatico delle attrezzature e non inseguo l’ultimo modello di fotocamera. L’esperienza mi ha portato a credere fermamente che essere al posto giusto al momento giusto sia il fattore determinante per ottenere delle buone immagini. Utilizzo due corpi macchina Canon (40D e 400D) sulle quali alterno un grandangolare “spinto” (Sigma 10-20) e uno zoom Canon 24-105L. Mi piace viaggiare leggero perché: “Un fotografo stanco non vede niente”. Il 90% delle fotografie è stata realizzata con la fotocamera posizionata su treppiede per ottenere un completo controllo della composizione e/o per schermare con un cartoncino nero la luce diretta sulla lente frontale dell’obiettivo negli scatti in controluce. Esposizione manuale per ottenere il massimo dettaglio delle ombre senza compromettere le alte luci (istogramma tendente a destra senza alte luci bruciate e prive di dettaglio). Ho anche utilizzato spesso il filtro polarizzatore e i filtri neutral density (3-10 stop) per allungare il tempo di esposizione. Tutti gli scatti sono realizzati in formato RAW. Successivamente in Photoshop faccio “emergere” la LUCE catturata.

DF: Quali soggetti hai fotografato più frequentemente?

DB: Sono molto attratto dalla “luce” e a volte l’ho letteralmente inseguita. Mi attraggono molto i contrasti e le texture degli elementi naturali e adoro il movimento delle nuvole.

DF: Hai sperimentato particolari difficoltà?

DB: La difficoltà maggiore è stata quella di trovare una buona luce e in montagna non sempre è possibile. Un altro fattore penalizzante è l’eccessiva presenza “Umana” sul territorio.

DF: Se dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?

DB: Per fortuna gli accessi del Parco sono a qualche decina di Km dalla mia residenza e questo progetto è comunque aperto. Da poco ho acquistato uno zoom 70-300 per dedicami alla fauna del Parco.

DF: Che cosa non sei riuscito a fotografare e avresti voluto?

DB: Nella fotografia paesaggistica, la luce è il fattore determinante e per questo motivo vorrei trovarmi in particolari condizioni climatiche ad esempio una nevicata tardiva o i raggi del sole che filtrano tra la nebbia.

DF: Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

DB: Io penso che per conoscere a fondo un luogo bisogna recarsi più volte nelle stesse zone. Imparare a “vedere” la luce nel susseguirsi delle stagioni è fondamentale per ottenere delle buone immagini di paesaggio.

DF: Al di là dell’aspetto puramente legato alla fotografia, hai qualcosa da aggiungere riguardo questa esperienza?

DB: Trovarsi a godere di tutti gli aspetti naturalistici del territorio è di per sè un’esperienza gratificante. Camminare per boschi, radure e passi alpini permette di rilassare l’animo e lo spirito e ci fa capire quanto siamo piccoli al cospetto della Natura. Le mie mete preferite per questa ricerca iconografica sono state Prà Catinat e Pian dell’Alpe, facilmente raggiungibili da Torino risalendo la Val Chisone. Fanno parte del Parco Naturale Regionale Orsiera Rocciavré che, con i suoi 11.000 ettari a cavallo delle Valli Chisone, Susa e Sangone, si estende tra le Alpi Cozie settentrionali e le Alpi Graie, ad un’altitudine compresa fra i 1.000 ed i 2.880 m del Monte Orsiera. Il Parco si trova a circa 40 Km. dal capoluogo piemontese e offre un paesaggio alpestre di notevole interesse.
Oltre ai larici, betulle, faggi, frassini e ciliegi selvatici che inondano di colore il paesaggio nel periodo autunnale, il territorio è ricco di fauna alpina: cervi, caprioli, camosci e mufloni (non autoctoni) per citare i più grandi; volpi, scoiattoli, marmotte ed ermellini, i piccoli mammiferi. Non è raro osservare il volo dell’aquila reale tra le pareti dei monti Orsiera e Cristalliera, mentre, negli ultimi anni, si rileva il ritorno del lupo.
In questi anni di attività, raccolgo i migliori scatti sul mio sito Historicando

Discorsi Fotografici ringrazia Dario Bonetto, raccomanda a tutti i lettori la visione del suo sito Historicando e si augura vivamente di ricevere al più presto altri suoi contributi da condividere con i lettori.