Il Parco Nazionale di Hortobagy. Un reportage di Cristina Annibali

Discorsi Fotografici ha il piacere di ospitare il reportage sul viaggio nel Parco Nazionale di Hortobagy, in Ungheria, della fotografa romana Cristina Annibali.

DF: Benvenuta su Discorsi Fotografici e grazie per il tuo contributo! Per iniziare parlaci un poco di te.

CA: Ciao a tutti e grazie per l’invito su “Discorsi Fotografici”.
Mi chiamo Cristina Annibali, sono una giovane fotografa romana, classe 1978. Da anni lavoro nel settore grafico e fotogiornalistico. Nel 2007 ho aperto un’agenzia fotografica “Krinaphoto” (www.krinaphoto.com), con l’intento di proporre i miei lavori e quelli di altri fotografi.
Com’è nata la mia passione per la fotografia?
Un giorno, per caso, trovai una vecchia reflex che mio padre custodiva gelosamente in una credenza. Ero piccola, erano i tempi delle scuole medie e non conoscevo nulla di questo mondo, ma ero così curiosa che cominciai a scattare qualche foto. Mi emozionavo ad ogni “clack” della fotocamera (rumorosissima), proprio come lo sono oggi ad ogni click che faccio… ovviamente con l’avvento del digitale sono cambiati anche i “rumori” della macchina fotografica.
La passione per la fotografia è cresciuta praticamente insieme a me, infatti durante il periodo del liceo (liceo Artistico) ho frequentato i primi corsi, mentre nel 1998, durante gli studi universitari alla facoltà di Architettura di Roma, ho approfondito gli studi di quest’arte e collaborato con il “Centro Sperimentale di Fotografia ADAMS”. Da qui nasce il mio percorso visivo. Ho iniziato a “scrivere con la luce” per raccontare quello che i miei occhi vedono, le mie emozioni, le mie avventure. Fotografia significa imparare a guardare, ad osservare e non solamente vedere ciò che ci circonda.
In un primo momento ho sperimentato la fotografia in bianco e nero, passando ore e ore in camera oscura per stampare le foto. Poi ho dedicato attenzione all’utilizzo del colore per rappresentare quello che più amo al mondo, la natura. Da molti anni impiego tutto il mio tempo libero e i miei viaggi per la fotografia naturalistica, mi rilassa, mi emoziona, mi libera la mente. Sono tanti i viaggi che ho fatto all’insegna dell’avventura.
Oggi vi propongo un reportage del mio viaggio nel Parco Nazionale di Hortobagy in Ungheria. Il paesaggio è caratterizzato da un’immensa e infinita prateria, la Puszta ungherese, che tra l’altro è la più grande d’Europa. E’ un paesaggio molto particolare, dove lo sguardo non è interrotto quasi da nulla, se non dalle poche fattorie presenti e dove il silenzio regna sovrano.
Sono partita insieme ad altri amici fotografi principalmente per vedere le aquile di mare che svernano in questa immensa pianura, ma con grande sorpresa sono riuscita a fotografare anche diverse specie di animali, come la poiana, lo sparviere, il picchio rosso maggiore e mezzano, il picchio muratore, il frosone, le varie cince, lo scoiattolo e la volpe. Siamo partiti con due auto da Roma facendo in totale 3000 km e appena arrivati sono stata catturata da un paesaggio quasi surreale. Si era da poco sciolta la neve e i campi allagati, formavano dei veri e propri stagni.
Il primo giorno siamo andati alla ricerca dei Gufi comuni, infatti il guardiaparco ci aveva parlato di alcuni posatoi al centro del paese. Non ne ho mai visti così tanti tutti insieme in vita mai! Sonnecchiavano beatamente sugli alberi della strada e dei giardini privati. E’ stato veramente emozionante!

DF: Prima di partire ti sei documentato fotograficamente?

CA: Certamente, credo che prima di partire per un qualsiasi viaggio bisogna sempre documentarsi un minimo. Ho cercato informazioni utili sulla rete per capire cosa offriva il paese a livello fotografico.
Grazie ad un ragazzo del gruppo abbiamo scoperto che esistono dei fantastici capanni costruiti esclusivamente per i fotografi, con dei particolari vetri sulle feritoie che ti permettono di fotografare soggetti anche molto vicini. Si entra la mattina una-due ore prima dell’alba e si esce solo quando ormai il cielo è buio, questo ovviamente per non disturbare gli animali, in particolar modo le aquile di mare che sono molto diffidenti.
A proposito di aquile di mare! Che emozione vederle planare e spuntare dalla nebbia, così maestose, così belle!

DF: Che attrezzatura hai portato con te?

CA: Io utilizzo esclusivamente materiale Canon. In particolare modo per questo viaggio ho utilizzato come corpi macchina la Eos 7D e la Eos 5D, mentre come ottiche ho portato il 600mm (gentilmente prestato dal CPS), il 400, il 70-200, il 24-105. Ho utilizzao la Eos 7D anche per girare alcuni video, trovate un piccolo filmato a questo link:

Hortobágy National Park, Hungary from Cristina Annibali on Vimeo.

DF: Quali soggetti hai fotografato più frequentemente?

CA: Questo viaggio è stato prevalentemente a carattere ornitologico e comunque foto-naturalistico.
L’ungheria è un territorio ricco di di stagni e paludi, siti importanti per la riproduzione degli uccelli stanziali e per quelli migratori.
In ogni periodo dell’anno è possibile fotografare diverse specie, ma l’attrazione principale del parco di Hortobagy è sicuramente la migrazione delle Gru. Io sono andata alla fine di Febbraio e ne ho viste passare solo qualcuna in lontananza. Il viaggio è stato ampiamente ripagato dall’osservazione di altri animali.

DF: Hai sperimentato particolari difficoltà?

CA: Devo dire che la fotografia naturalistica è spesso fonte di difficoltà (forse a maggior ragione per una ragazza) ma è anche questo il bello del gioco! Si fotografa in qualsiasi condizioni climatiche, ci si apposta per ore aspettando che si avvicini qualche animale, si fanno spesso alzatacce e tanti km…
ci si immerge completamente ai suoni, agli odori, ai rumori, diventando un tutt’uno con la natura. E tutto questo mi da un senso di libertà infinita.
A Hortobagy non ci sono state grosse difficoltà se non quella di non poter uscire dai capanni per una giornata intera, ma lo rifarei altre cento volte!

DF: Se dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?

CA: Come dicevo prima non ho avuto modo di fotografare le Gru, però rifarei volentieri altre foto alle aquile, magari sulla neve mentre lottano tra loro per un pezzo di pesce.

DF: Che cosa non sei riuscito a fotografare e avresti voluto?

CA: Mi sarebbe piaciuto fotografare il picchio verde, sentito più volte nei pressi di uno dei capanni.

DF: Hai trovato la forza di spegnere la fotocamera e goderti il viaggio ogni tanto?

CA: La macchina fotografica deve essere sempre pronta per fotografare gli animali perchè ti sorprendono quando meno te lo aspetti. A volte però sento l’esigenza di rimanere in silenzio ad osservare le meraviglie della natura e in questa immensa prateria di silenzio ce n’è molto.

DF: Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

CA: Il viaggio in macchina è stato un po’ faticoso, anche facendo i turni alla guida, 3000 km andata e ritorno non sono pochi. Consiglio di prendere un aereo fino a Budapest e poi noleggiare un’auto per muoversi in libertà.

DF: Al di là dell’aspetto puramente legato alla fotografia, hai qualcosa da aggiungere riguardo questa esperienza?

CA: Il mio consiglio è di andare a Hortobagy in diversi periodi dell’anno per poter apprezzare pienamente quello che la Puzta ungherese può offrire. Immaginate in primavera che meraviglia!

Discorsi Fotografici ringrazia Cristina Annibali e si augura vivamente di ricevere al più presto altri suoi contributi da condividere con i lettori.