Il rapporto tra la politica e la fotografia

Ha destato molto scalpore la decisione di eliminare il numero di apprezzamenti, espressi in cuori, ricevuti su Instagram da parte di Facebook. Analogamente, il social più utilizzato al mondo riceverà lo stesso aggiornamento, il contatore dei like sparirà. Un processo in fase di sperimentazione, introdotto già in diverse parti del mondo e che a breve verrà esteso anche agli utenti americani.

Se per molti una scelta del genere può sembrare superflua, per quelli che hanno un numero significativo di seguaci, questo rappresenta un vero disastro. Non potendo, infatti, misurare e in particolar modo mostrare il numero degli apprezzamenti, diventa più complicato guadagnare. Il modello basato sulla visibilità è stato, dunque, messo in crisi eliminando il totalizzatore, oltretutto ciò non ha richiesto una programmazione elaborata. Probabilmente, la maggior parte di chi utilizza questi social non si sentirà depresso, al contrario di chi, invece, ne ha fatto una professione. Potrebbero, comunque, iniziare a limitare l’utilizzo o a perdere interesse per una piattaforma che, nei fatti, ha messo il punto al protagonismo.

In effetti, sarà interessante vedere se i produttori continueranno ad affidarsi a questo metodo per pubblicizzare i loro prodotti, oppure, al contrario, si inventeranno nuove e diverse strategie di vendita; allo stesso modo se gli utenti proseguiranno a utilizzare i social con la stessa intensità e partecipazione. Il fenomeno interessa anche un segmento, slegato dalle logiche commerciali, ma orientato a ottenere comunque la massima e continua visibilità, quello della politica.

Negli ultimi anni i social network sono diventati l’unico metodo utilizzato per condividere le proprie ideologie e passioni politiche. Lo fanno le persone comuni, lo fanno i politici.
La piattaforma sociale diventa lo strumento attraverso il quale il post si trasforma in un comunicato stampa, offrendo la possibilità di interagire con ogni singola persona attraverso la scrittura, le immagini – che spesso valgono più di mille parole –, infine attraverso i video. Un nuovo lessico, per una nuova politica, dove a primeggiare sono le parole: selfie, streaming, like, sharing, topic, trend, hashtag. Una nuova prassi, senza intermediazione, affidata a una costituzione digitale e non scritta, giovane e dinamica.

Il mondo è cambiato, la comunicazione politica è cambiata. Certamente, nell’uno e nell’altra sono migliorati. Una storia che la fotografia racconta molto bene. Se uno aprisse l’album ideale delle fotografie che raccontano la Repubblica Italiana, da quelle più recenti a quelle meno recenti, da quelle con i pixel esasperati a quelle con il rumore della pellicola, da quelle con i migliori colori a quelle in bianco e nero; scoprirebbe che il popolo oggi non c’è, lentamente è scomparso dal racconto. Post dopo post sono lentamente scomparse le loro battaglie, i loro problemi, i loro disagi, le loro sofferenze, le loro richieste, sono scomparse le persone stesse. Sono scomparsi i temi, i dibattiti, gli approfondimenti, i luoghi di aggregazione, le piazze.

Sfogliando l’album degli ultimi anni a essere protagonisti sono quelli che hanno sempre gli Italiani, tutti, dalla loro parte. Loro, che non hanno bisogno di un addetto stampa, di un fotografo, di un videomaker. Loro, che parlano sempre con competenza su ogni argomento, dall’istruzione alla sanità, dalle infrastrutture allo sviluppo economico, dalla giustizia al lavoro. Loro, sempre sorridenti, sempre a favore di camera e telecamera, sempre con il microfono all’altezza giusta, sempre in primo piano, sempre con le luci giuste, sempre con i colori giusti, editati e post -prodotti con sapienza, sempre acclamati da un popolo, gli Italiani, che non si vede mai. Tanto grandi le loro facce, grazie al sapiente utilizzo di teleobiettivi a tutta apertura, quanto piccolo il popolo, grazie all’uso di grandangolari a minima apertura.
Un popolo invisibile, anonimo, ignorato.

Pagina dopo pagina, l’album desta stupore vedere. Ecco le fotografie degli anni in cui, per ogni genere di manifestazione, le persone erano al centro dell’attenzione degli obiettivi fotografici. La ricarica del rullino era tutta per loro, per noi. È la storia delle emergenze abitative, dei diritti civili, del lavoro, della dignità della persona, delle proteste. È la storia di una partecipazione attiva e sentita. Si parla sempre e solo di Italiani, delle loro abitudini, delle loro vacanze, delle loro città, delle loro tradizioni. C’era l’Italia e c’erano gli Italiani. C’era una società, non c’erano i social. C’erano le piazze piene di gente, non c’erano i computer. C’era uno Stato, non c’era la community.

Eliminando il contatore sarà più complicato ottenere visibilità e questo è un bene, ma le persone ufficialmente non contano davvero più.

 

Federico Emmi

 

Immagine copertina presa da Google: Borghetto Prenestino, 1968. (Rodrigo Pais)