Il ritorno di Flickr

Flickr è stata la prima piattaforma che ha messo le persone nella condizione di poter condividere le proprie fotografie, assegnare loro un tag, farle commentare. Una comunità che anticipava di molto il funzionamento di un social network. Il problema è che Flickr non ha saputo adeguarsi ai tempi, alle innovazioni sempre più veloci, al progressivo ingresso dei social network così come li conosciamo attualmente; non è riuscita, per altro, a capitalizzare la grande opportunità offerta da Apple con il lancio dell’iPhone e del redditizio sistema delle applicazioni. È accaduto che, in poco più di un lustro, altre società hanno saputo sfruttare il nuovo vento dei dispositivi mobili e prevedere le esigenze di milioni di persone, quelle cioè di scattare e condividere in tempo reale. Lo ha permesso Facebook, lo ha fatto Twitter, infine Instagram.

Per quanto possa rappresentare il caso studio di una mancata opportunità di creare un florido business, Flickr conserva la sua capacità attrattiva, semplicemente nel nome, nella sua capacità ancora viva di collegarsi, più di ogni altra realtà analoga, alla fotografia digitale. Questa è stata la ragione per la quale la piccola società SmugMug, all’inizio del 2018, ha deciso di comprare da Verizon, Flickr.

Flickr is a priceless Internet treasure for everyone and we’re so excited to be investing in its future ha dichiarato Don MacAskill, CEO di SmugMug. Un Tesoro inestimabile che negli intenti dovrebbe riportare Flickr agli iniziali fasti. Leggendo la tabella di marcia e conoscendo la storia di SmugMug, i presupposti ci sono tutti. La prima cosa che è stata fatta, una semplificazione non da poco, è quella del login, non è più necessario un account Yahoo, cosa che probabilmente, nell’era del dominio Google, ha scoraggiato moltissimi, senza contare il drammatico furto di identità subito. Il secondo obiettivo è stato quello di contrastare lo spam, intervenendo anche in maniera retroattiva, favorendo così uno scambio di opinioni e pareri più veritiero e sano. La terza novità è il potenziamento dell’offerta per gli utenti a pagamento, che per avere lo storage illimitato, un’assistenza prioritaria, quindi veloce e mirata, un sistema di statistiche accurato e consultabile anche da applicazione mobile, la navigazione senza annunci pubblicitari e una serie di vantaggi in termini di sconti su prodotti di partner selezionati; dovranno pagare nella formula annuale, poco più di 50€, che, secondo quanto dichiarato da Flickr, è la metà rispetto alla concorrenza.
Infine, il graduale passaggio a server più veloci, grazie all’utilizzo di Amazon Web Services, permetterà una esperienza di utilizzo, tanto nel caricamento, quanto nella fruizione, fluida.

Le novità del 2019, invece, si concentrano proprio sulle fotografie. Innanzi tutto, gli utenti Pro beneficiano, a partire dal primo gennaio 2019, di una maggiore visibilità nella sezione Esplora; nella prima parte del 2019 sarà possibile visualizzare le fotografie a 5K, oltre ad essere ottimizzate perfettamente per qualsiasi schermo, che sia uno smartphone o un maxischermo; sempre a partire dalla prima parte del 2019, sarà possibile raccontare la propria storia in un video della durata di dieci minuti, cioè sette minuti in più.

Il rilancio di Flickr ha tutti i presupposti per essere vincente. Intanto perché portato avanti da una società illuminata in termini di considerazione degli utenti. SmugMug si è imposta grazie alla sua filosofia di far pagare per i servizi offerti, anziché fornirli gratuitamente in cambio dei dati personali da rivendere. Secondariamente perché porta, per non dire esporta, la propria esperienza su una piattaforma che, partita con buoni propostiti, si è poi dimenticata delle esigenze dei fotografi. Vedremo come evolverà l’intero sistema professionale di condivisione, per il momento non possiamo che dare il ben tornato a Flickr.

 

Federico Emmi