In the eyes of India. Un reportage di Massimiliano Giorgeschi

DF: Benvenuto su Discorsi Fotografici Magazine e grazie per il tuo contributo! Per iniziare parlaci un poco di te. Quando è iniziata la passione per la fotografia?

MG: Ciao, innanzi tutto grazie mille per questa possibilità. Mi chiamo Massimiliano, vengo da Cortona (AR) e sono un toscanaccio che da più di sette anni vive all’estero. Al momento ho base in Inghilterra e sono un fotografo ritrattista freelance. Il mio interesse nasce fin da bambino ma la vera e propria passione l’ho scoperta quando, per puro caso, in una giornata estiva a Londra, un amico che era venuto a trovarmi, mi chiese di fotografarlo durante il viaggio. Da lì in poi non potevo fare a meno di scattare e quindi ho intrapreso un percorso da autodidatta assistendo alcuni fotografi in Australia e cecando di imparare e fotografare più possibile.

DF: Prima di partire ti sei documentato fotograficamente?

 MG: A me piace molto viaggiare e di conseguenza adoro la fotografia di viaggio in ogni suo genere. Sono un grande ammiratore di Steve McCurry e Joey L. e le loro foto mi hanno ispirato molto a visitare la terra meravigliosa dell’India. Prima di partire ho fatto delle ricerche per capire cosa fosse stato fotografato o meno ma partivo con l’idea di creare un progetto che, prima di tutto, rendesse felice me e mi aiutasse a cercare ciò di cui avevo bisogno a livello emotivo.

DF: Che attrezzatura hai portato con te?

MG: Sono partito con un bel po’ di cose anche se volevo viaggiare leggero. Ho portato con me la mia Nikon D610 con le tre lenti a focale fissa che uso sempre: 24mm f2.8D, 50mm f1.8 e 85mm f1.8. Poi, non parto mai senza la mia Fuji X100T. Da quando l’ho acquistata sono dipendente, adoro tutto di questa macchina. Inoltre, essendo stato in viaggio tre settimane, ho portato con me computer e hard disk per fare dei back up, non si è mai troppo sicuri.

DF: Quali soggetti hai fotografato più frequentemente?

MG: Le persone. Essendo un fotografo ritrattista cerco sempre i volti. Adoro conoscere gente nuova, culture diverse e raccontare storie. Anche in India ho cercato di essere, più possibile, attinente ai miei principi. Ero partito con l’idea di fotografare la felicità, quella pura, incondizionata. Lo volevo fare attraverso i volti delle persone che incontravo. Qualcosa poi è cambiato, ho iniziato a fotografare i volti che meglio rappresentavano le mie emozioni e sentimenti profondi. Mi sono lasciato andare e ho seguito il mio istinto arrivando a concludere un progetto molto personale e introspettivo. L’ho fatto adattandomi alla cultura, vivendola a pieno giorno dopo giorno. Ho fotografato ogni soggetto da molto vicino in modo da dover creare una connessione e un’interazione, non fotografando mai nessuno in modo candido o senza contatto.

DF: Hai sperimentato particolari difficoltà?

MG: Ho avuto diverse difficoltà, fanno parte del viaggio. Per esempio lo shock culturale e la lingua. Non importa quanto tu sia preparato, il primo impatto è come un pugno sullo stomaco che fa male per un paio di giorni. Dopo ci si abitua e tutto diventa più facile. Tuttavia, la difficoltà più grande è stata accettare la perdita di una parte della mia attrezzatura. Durante il viaggio in treno da Varanasi ad Agra, la mia Nikon e due lenti sono state rubate. Per mia fortuna avevo con me la “piccola” Fuji con la quale ho scattato il 90% di questo progetto e che, per qualche ragione, si sono scordati di prendere. Da lì anche il progetto ha preso una strada diversa dandomi il bellissimo vincolo di dover scattare da molto vicino per avere il risultato che desideravo e l’intimità che volevo. Devo confessare che, anche passare sei ore in stazione per fare un denuncia per la  macchina, usando google translate, è stata un’esperienza tosta e divertente.

DF: Se dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?

MG: Di sicuro continuerei a fotografare quei volti incredibili che hanno così tanto da raccontare. La cosa che più mi ha sorpreso in India sono proprio le persone, sono il bello di questa coloratissima terra. La loro accoglienza è stata incredibile ed unica, fanno di tutto per farti vivere la cultura a pieno e farti sentire il benvenuto. Ti invitano nelle loro case e ti offrono del Chai (la loro bevanda tipica) come tu fossi un amico d’infanzia. Fotografarli è inevitabile e quando crei una connessione così spontanea è davvero piacevole. La paura di non creare quella connessione è ciò che spesso ci blocca dal fotografare uno sconosciuto.

DF: Che cosa non sei riuscito a fotografare e avresti voluto?

MG: Tutto quello che non ho fotografato! A parte gli scherzi, è davvero difficile limitarsi una volta che ci si trova lì, per strada, con la macchina fotografica. In quel caso è davvero importante la pianificazione e attenersi al piano, lasciandosi andare un po’.

DF: Oggi è molto facile fotografare qualcosa che è stato già fotografato moltissime volte, come hai cercato di essere originale?

MG: Non ho cercato di essere troppo originale, ho solo cercato di avere un approccio più intimo, focalizzandomi sul volto, talvolta escludendo l’ambiente. Quando ti trovi in India è così facile scattare foto “scontate” e credo sia inevitabile a volte.

DF: Hai trovato la forza di spegnere la fotocamera e goderti il viaggio?

MG: Assolutamente. Ho cercato di godermi ogni aspetto di questa esperienza, ho fatto amicizie con persone da tutto il mondo e ascoltato storie di vita fantastiche. Ho avuto modo di sperimentare la vita di tutti i giorni, le usanze e la cultura Indiana. Ho passato del tempo a bere del tè con gente locale e a sedermi a riflettere “spegnendomi” per un po’.

DF: Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

MG: Fallo. Svegliati domani e fallo. Non importa per quanto tempo, come o perché.

DF: Al di là dell’aspetto puramente legato alla fotografia, hai qualcosa da aggiungere riguardo questa esperienza?

MG: Come ho già detto, adoro viaggiare, per me è il metodo d’insegnamento più valido che possa esistere. Ti apre gli occhi a quello che è il mondo e alla bellezza della vita, quindi cercherò di viaggiare e imparare il più possibile e auguro a tutti di farlo e di viverlo a pieno senza pregiudizi.

Link per le foto: https://maxgiorgeschi.com/intheeyesofindia