Instagram e i fake follower

Instagram è la piattaforma di condivisione delle immagini, che più di tutte ha messo in evidenza il grande limite del consenso ottenuto attraverso la semplice formula di un cuore.

Ammesso che un like possa sintetizzare una critica articolata, comunque positiva e ben motivata; a un certo punto l’attenzione si sposta dalla qualità alla quantità.
Essere apprezzati non è più una questione di merito, ma di numero. Altro che fotografia, siamo persone che contano.

Le parole per aggregare consenso, per creare liste lunghe di seguaci, non hanno nulla a che vedere con l’esercizio della critica, sono solo delle chiavi per aprire porte di luoghi dove tutto è migliaia, milioni e miliardi di volte uguale. A tal proposito, è istruttivo scorrere la galleria di insta_repeat, una persona o un gruppo di persone che, seguendo probabilmente proprio gli hashtag, ha raccolto le immagini per temi, mostrando e dimostrando come le persone, in maniera consapevole o meno, si esprimono allo stesso modo.

La fotografia è merce. Non importa se la fotografia condivisa sia espressiva, inespressiva, bella, brutta; quello che vediamo scorrendo una galleria è l’anteprima di quello che guarderemo se inizieremo a seguire un utente. 10.000 follower attivano i link, una delle funzionalità più ambite di Instagram, perché con quelli è possibile ad esempio pubblicizzare un prodotto ricevendo in cambio un compenso, di qui la necessità di aumentare il numero di follower.

Aumentare la lista è sufficientemente facile, basta cedere le proprie credenziali di accesso a un servizio di terze parti che si sostituisce a una persona vera nel seguire altri utenti, nel commentare e nel mettere like, addirittura nel mandare messaggi privati; lo scopo è chiaramente quello di invogliare lo scambio, io ti seguo tu mi segui.

Instagram ha deciso di mettere fine a questo commercio. Lo farà individuando i profili che si sono affidati a questo genere di servizi e eliminando like, commenti, riducendo drasticamente le liste di seguaci. Una politica certamente da condividere, ma la fotografia rimane comunque confinata a uno strumento per monetizzare.

 

Federico Emmi