iPhone 11 Pro. La fotografia al tempo della Machine Learning.

Se acquisire immagini con uno smartphone non era considerato vera fotografia dalla critica di settore, con l’introduzione dell’iPhone 11 e della relativa versione Pro, Apple ha definitamente chiarito che è arrivato il momento di approcciare a questo fenomeno in maniera diversa.

Lo smartphone è una fotocamera, limitata sì da un punto di vista hardware, ma estremamente potente sotto il profilo software. È opportuno anche smettere di confrontare questi ultimi dispositivi con le compact camera, con le quali condividono ben poco, nella forma e nella qualità. La fotografia da qualche anno non è solo una questione di registrazione della scena, ma del suo sviluppo immediato e semplice, amatoriale o con strumenti più sofisticati, e condivisione. Inoltre, grazie allo smartphone, è possibile fare qualcosa che prima era impensabile, raccontare quello che si vede sia con le immagini, sia scrivendo un testo.
Non esiste un dispositivo che oggi permette di fare le due cose, cioè di utilizzare due forme di espressioni differenti e contemporaneamente. Uno strumento così versatile, nella ricchezza delle funzioni, nella praticità di utilizzo, nelle dimensioni e nel peso. Oggi la fotografia, che uno lo apprezzi o meno, è anche questo.

Colpevolizzare lo strumento per il suo utilizzo è sbagliato, d’altra parte ci sono milioni di persone che non sanno fotografare, ma è anche vero ce ne sono altrettante che non sanno parlare e scrivere.
Il ragionamento della Apple in questo senso è interessante, perché considerato il numero di immagini prodotte ogni giorno, molte delle quali di dubbia utilità e bellezza secondo il giudizio dei veri fotografi, hanno deciso di correggere questa tendenza creando un dispositivo capace di ottenere immagini, nelle intenzioni, perfette, sempre.

Il nuovo iPhone 11 Pro è il primo smartphone interamente dedicato alla fotografia, lo si era capito durante la presentazione, lo si capisce anche meglio nella pagina dedicata sul sito Apple. Sotto il profilo hardware la novità è l’introduzione di tre moduli fotografici con tre lenti distinte, adeguandosi così alla scelta di altri brand che già da tempo l’avevano introdotta. I tre moduli hanno un sensore da 12 megapixel, mentre le lenti sono suddivise in:

  • Ultra-Grandangolo con lunghezza focale di 13mm e apertura f2.4, composta da 5 elementi, con un angolo di campo di 120 gradi.
  • Grandangolo con lunghezza focale di 26 mm e apertura f1.8, composta da 6 elementi, integra anche la stabilizzazione ottica dell’immagine e il 100% Focus Pixel.
  • Teleobiettivo con lunghezza focale di 52 mm e apertura f2, composta da 6 elementi, provvista anche questa della stabilizzazione ottica.

Con un campo visivo molto ampio, vale a dire pari a uno zoom ottico di 4x e digitale di 6x, il nuovo iPhone 11 Pro si pone come valida alternativa per un discreto numero di generi fotografici, in particolar modo potrebbe essere adatto per la street photography, perché è possibile sfruttare il fatto che le persone si sentono apparentemente meno osservate davanti a un telefono rispetto a una macchina fotografica. Spostare il dibattito sulla qualità delle immagini è di poca utilità. Questo dispositivo non si sostituisce a una tradizionale macchina fotografica, è al contrario uno strumento alternativo, con caratteristiche condivise e anche simili, ma altre uniche, come il software, o alcune componenti hardware, come il chip A13 Bionic, capace di estendere la sperimentazione fotografica in ambiti che fino a ora nessun produttore di fotocamere specificatamente fotografiche ha mai fatto.

Benché l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e della Machine Learning in ambito fotografico sia stato accolto con molto scetticismo, è ormai necessario abbandonare certe convinzioni e porsi diversamente di fronte a questa implementazione tecnologica, altrimenti si rischia di rimanere fermi in uno sterile dibattito tra opposte visioni, come ancora è quello tra analogico e digitale.
Nel caso specifico. L’introduzione della funzione Deep Fusion, non deve allarmare i puristi, semmai incoraggiarli a considerare la fotografia diversamente. Questa caratteristica va oltre la normale prassi fotografica, prima di scattare infatti, durante l’inquadratura, lo smartphone ha già scattato nove immagini LDR, Low Dynamic Range, a varie esposizioni, più una con esposizione lunga, dopo di ché il processore le confronta pixel per pixel e costruisce una immagine, sfruttando la Machine Learning, con un’altissima definizione e un basso rumore, tutto in un secondo. Ecco come un evidente limite hardware – sensore molto piccolo, sistema di messa a fuoco non paragonabile a quello di una fotocamera, e via dicendo – viene aggirato con il software, per ottenere una immagina di qualità sicuramente migliore di quella ottenuta senza l’utilizzo di questa caratteristica. Analogamente, benefici si possono apprezzare con: la modalità notte, quella ritratto e lo Smart HDR che secondo quanto dichiarato da Apple «Lo Smart HDR di nuova generazione usa algoritmi evoluti per affinare i dettagli nelle parti sovra illuminate o in ombra, e grazie all’apprendimento automatico riconosce i volti delle persone inquadrate e ne migliora l’illuminazione in modo intelligente. Significa che iPhone 11 Pro può regolare automaticamente i dettagli del soggetto e dello sfondo: una cosa impossibile perfino per alcune reflex digitali». Infine, decisamente apprezzabile è la possibilità di vedere cosa succede al di fuori dell’inquadratura quando si utilizza il teleobiettivo o il grandangolo, ed eventualmente «includerlo nello scatto con un semplice tocco».

Allo stesso modo, la parte video sembra offrire una esperienza di utilizzo notevole, ereditando il supporto tecnologico della parte still. Si pone innanzi tutto in diretta concorrenza con le Action Cam, grazie alla lente Ultra-Grandangolare, grazie alla quale condivide all’incirca la stessa lunghezza focale, poi con una serie di funzioni che estendono le modalità di ripresa fino a oggi viste. Ad esempio, con la applicazione FiLMiC Pro è possibile avere nel display le quattro lenti e poter fare una regia in tempo reale, passando dal primo piano, al mezzo piano o piano intero. Oppure, sfruttando la possibilità di registrare due video contemporaneamente. Un giornalista che fa una video intervista, ora può con un solo dispositivo ottenere due clip, una di sé stesso, una della persona intervistata, contemporaneamente.

Demonizzare la tecnologia, così come mitizzarla, non ha molto senso, semmai è preferibile un approccio moderato, che guarda con interesse alle novità, che ne sappia fare un buon uso, senza eccedere. Stabilire se iPhone 11 Pro sia un ottimo dispositivo per fare fotografia oppure no, è lasciato al lettore. Alcuni generi fotografici sembrano essere più privilegiati di altri, oppure è possibile estendere le opportunità creative come nel caso dello Slofie, un selfie in slow motion a 120fps. Prima esprimere un giudizio, un parere, una semplice considerazione, vale la pena leggere le parole dello psichiatra e neurologo Manfred Spitzer, che nel libro fresco di pubblicazione (Corbaccio editore), forse solo casualmente in concomitanza dell’uscita dell’iPhone 11 Pro, intitolato: Emergenza smartphone. I pericoli per la salute, la crescita e la società, ricorda che:
«Con lo smartphone si può fotografare, filmare, dettare, gestire l’amministrazione domestica, fissare appuntamenti, spedire e ricevere e-mail o messaggi, informarsi sul tempo quando si è in viaggio, prenotare un albergo, chiamare o trovare un taxi, sapere se un treno o un areo sono in ritardo. Grazie a software dedicati ci si può orientare, gestire il proprio conto corrente, la produzione in azienda, tenere sotto controllo la casa di vacanza o il frigorifero, fare acquisti e – naturalmente – telefonare».

 

Federico Emmi