La Nuova Zelanda. Un reportage di Fabio Bianchi

Benvenuto su Discorsi Fotografici e grazie per il tuo contributo! Per iniziare parlaci un poco di te.

Ciao a tutti e grazie per avermi invitato e dato questa bella occasione di parlare della mia esperienza in Nuova Zelanda.

Mi chiamo Fabio, ho 30 anni e vivo a Domodossola, piccola cittadina nell’estremo nord del Piemonte, circondata da bellissime montagne. La mia passione per la fotografia nasce fin da bambino, quando accompagnavo i miei genitori in montagna e nei loro viaggi. A 12 anni ho ricevuto in regalo la mia prima macchina fotografica analogica, ho cominciato a fotografare ciò che mi stava attorno e risultato: uno continuo stillicidio per i miei genitori nello stampare le mie fotografie da rullino… 😉

Con l’avvento del digitale per fortuna le cose sono cambiate e ho potuto così dedicarmi “senza freni” alla mia passione fotografica, senza preoccuparmi dello sviluppo dei rullini. Nel tempo ho cercato di migliorare sempre le mie capacità ed ora cerco di coniugare la mia passione per la fotografia con la mia passione per la Natura ed i Viaggi.

La Nuova Zelanda è stato anche il risultato di questa ricerca.

DF: Prima di partire ti sei documentato fotograficamente?

FB: Certamente. In generale mi piace sempre capire dove andrò prima di arrivarci fisicamente, così da godere appieno dei luoghi una volta sul posto. La Nuova Zelanda può vantare alcuni tra i paesaggi più belli – e quindi fotografati – al Mondo: non è stato difficile documentarsi a tale riguardo. Ho consultato libri, riviste e siti internet tra i più vari, per cercare di carpire cosa di meglio abbia da offrire questo lontano Paese. Ciò non toglie tuttavia che anche sul posto si possano fare scoperte molto interessanti, che nemmeno con anni di ricerche si potrebbero immaginare…

DF: Che attrezzatura hai portato con te?

FB: Ho portato la mia Nikon D60 completa degli obbiettivi Nikkor 16-85mm, 18-55mm, 55-200mm, alcuni filtri (Polarizzatore e UV) e cavalletto.

DF: Quali soggetti hai fotografato più frequentemente?

FB: Beh, ovviamente i paesaggi naturali, sempre differenti e mai noiosi. Ad ogni angolo si svelano scenari e situazioni affascinanti e molto attraenti dal punto di vista fotografico: montagne, vulcani, sereni angoli di campagna, spiagge senza fine, foreste pluviali, curiosi fenomeni geotermici quali geyser, fumarole, pozze di fango ribollenti…
A differenza di montagne e vulcani, che mi aspettavo e sapevo di trovare, la costa mi ha invece colto di sorpresa: infinite spiagge di sabbia protette da una lussureggiante vegetazione oppure alte scogliere a picco, baie riparate oppure imponenti fiordi tra alte pareti. Litorali sempre diversi, ma uniti da un aspetto comune: l’assoluto senso del remoto e del selvaggio. Per non parlare poi delle città: pulite, ordinate, moderne e piene di aree verdi e spazi ricreativi. Auckland si trova in una posizione strepitosa, su un sottile istmo di terra tra il Mare di Tasman e l’Oceano Pacifico e presenta un clima mutevole e molto ventoso, ideale per avere repentini cambi di luce nelle fotografie. Anche Wellington mi è piaciuta molto: la mattina in cui ho lasciato la città col Ferry diretto verso l’Isola del Sud, il cielo ha regalato incredibili giochi di luce, con i primi raggi del sole che squarciavano le nuvole. Davvero molto bello.
Un discorso a parte lo merita Christchurch, bellissima città-giardino nella meridionale regione del Canterbury. Fra tutte le città neozelandesi, è forse quella che più ricorda l’antica madrepatria britannica, con i suoi edifici vittoriani in pietra, i giardini curatissimi, gli autobus rossi a due piani ed i caratteristici tram. Una città molto estesa, fatta di ampi viali alberati e case basse.
Nella notte tra il 3 e il 4 settembre 2010 una scossa di magnitudo 7.1 colpì la città provocando numerosi danni materiali. Una nuova scossa di magnitudo 6.3 si è verificò il 22 febbraio 2011, particolarmente distruttiva a causa della scarsissima profondità dell’ipocentro (solo 4 km): 181 persone persero la vita, ci furono migliaia di sfollati e ingenti furono i danni a case ed edifici pubblici, tra queste la antica cattedrale anglicana, andata praticamente distrutta. Nel giugno del 2011 ancora due forti scosse (rispettivamente di magnitudo 5.7 e 6.3) hanno provocato una vittima, decine di feriti e nuovi danni agli edifici.
Attualmente parte del centro storico è inaccessibile e percorrendo le zone immediatamente circostanti ci si rende conto di cosa possa significare un terremoto: case distrutte, edifici pericolanti dichiarati inagibili, vetrine e negozi abbandonati alla bell’e meglio… E’ stata una visita molto triste, ma al tempo stesso piena di significato! Fortunatamente la città sembra essersi rimboccata le maniche, alla ricerca della forza e della bellezza d’un tempo.
Ne è un perfetto esempio il nuovo Cashel Mall, uno stranissimo centro commerciale ricavato all’interno di coloratissimi container che sono andati a sostituire il vecchio edificio che lio ospitava prima del terremoto: un ottimo modo per non perdersi d’animo e al tempo stesso permettere una veloce ripresa delle attività commerciali – sarebbe un’idea esportabile anche da noi?

DF: Hai sperimentato particolari difficoltà?

FB: Direi di no. La Nuova Zelanda si gira molto facilmente e le principali attrazioni sono davvero alla portata di tutti. La gente è sempre cordiale e disponibile.

DF: Se dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?

FB: Durante il mio viaggio ho visto già moltissime cose e anche il meteo è stato dalla mia parte, permettendomi anche alcuni trekking nei parchi nazionali. La mia intenzione è tuttavia quella di tornare in Nuova Zelanda: ne sono completamente innamorato. Oltre ad approfondire la conoscenza di luoghi già visitati (ad esempio il Parco Nazionale Abel Tasman, la regione di Wanaka, la regione di Rotorua e del Lago Taupo), mi piacerebbe poter vedere tutta la regione a nord di Auckland, con il suo ambiente tropicale, e pure l’estremo sud, freddo e battuto dal vento (la regione dei Catlins dicono sia bellissima!). E poi mi piacerebbe dedicare più tempo al camminare: in Nuova Zelanda ciò è possibile davvero ovunque!

DF: Che cosa non sei riuscito a fotografare e avresti voluto?

FB: Già da mesi prima della partenza, sulla scorta di alcune strepitose immagini viste in internet, avevo in mente di scattare alcune fotografie al tramonto dalla cima del Roy’s Peak. Si tratta di una cima brulla ed erbosa a breve distanza dalla cittadina di Wanaka, nella regione dell’Otago. Si raggiunge con una lunga camminata di oltre 3 ore, ma la vista sul Lago Wanaka e sulle Alpi Neozelandesi da lassù deve essere qualcosa di davvero strepitoso!
Ecco si, questo mi piacerebbe fare la prossima volta 😉

DF: Hai trovato la forza di spegnere la fotocamera e goderti il viaggio ogni tanto?

FB: Certo. Se da un lato ho scattato veramente tantissime fotografie, dall’altro ho voluto anche e soprattutto godermi ciò che i miei sensi percepivano laggiù: colori, profumi, suoni (il soffio del vento laggiù è qualcosa di incredibile, soprattutto lungo la costa…).

DF: Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

FB: Premesso di poter aver tanto tempo a disposizione, consiglio di vedere quanto più possibile dei meravigliosi luoghi che l’intero Paese offre. Di dedicare certamente del tempo alle principali attrazioni e luoghi, ma anche di andare oltre, cercando qualcosa di più originale e fuori dalle rotte principali. Insomma, cercare di scoprire la propria Nuova Zelanda e di farlo coi propri tempi.

DF: Al di là dell’aspetto puramente legato alla fotografia, hai qualcosa da aggiungere riguardo questa esperienza?

FB: Sognavo la Nuova Zelanda da anni. A dire il vero, non so nemmeno come mi è nata questa passione: sfogliavo riviste, libri, guide di viaggio, consultavo siti internet e diari di fortunati viaggiatori. L’ho fatto per talmente tanto tempo che alla fine ho quasi imparato a memoria cosa c’è da vedere e da fare laggiù! E lo facevo si con la passione di chi dice “un giorno ci andrò!” ma con la consapevolezza che in realtà la Nuova Zelanda era talmente lontana che in fondo ci credevo poco anche io che il sogno si potesse realizzare davvero…
Ed invece ecco che si è presentata l’occasione, che ovviamente ho colto al volo – 30 ore di volo per la precisione!!! Ma perchè la Nuova Zelanda? Per me ha sempre rappresentato la meta esotica per eccellenza, lontana, incontaminata, deserta… e ora che l’ho vista ne sono convinto ancora di più. E’ difficile spiegare la sensazione che ho provato appena atterrato ad Auckland, un misto di gioia ed incredulità. Quando si desidera qualcosa per tanto tempo, spesso capita che la si idealizzi e ci si faccia troppe aspettative a riguardo; poi, una volta che la cosa si realizza si rimane un po’ delusi… Fortunatamente con la Nuova Zelanda NON è stato affatto così!
Ero si pieno di aspettative, ma queste sono state puntualmente rispettate; anzi, in molti casi ho trovato molto di più di quello che mi aspettavo! Per me la Nuova Zelanda è stata un’esperienza unica e bellissima, qualcosa di totalizzante tanto mi ha coinvolto. Porterò sempre con me le incredibili sensazioni provate laggiù e spero vivamente di poterci tornate un giorno!

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