La Romania. Un reportage di Stefano Mazzoni

Discorsi Fotografici oggi vi porta in Romania, grazie al reportage del fotografo Stefano Mazzoni.

DF: Benvenuto su Discorsi Fotografici e grazie per il tuo contributo! Per iniziare parlaci un poco di te.

SM: Sono Stefano Mazzoni, 25enne neolaureato in ingegneria meccanica – energia. Sin da quando sono ragazzo ho la passione della fotografia. Agli inizi scattavo con una vecchia Minolta X500 a pellicola, ma con l’avvento del digitale mi sono reso conto che il compromesso tecnico economico della seconda soluzione era senza dubbio più vantaggioso e comodo. La mia passione per i viaggi è di vecchia data e ogni qualvolta mi possa permettere dei giorni di vacanza cerco di partire per andare alla scoperta di nuove realtà.

DF: Prima di partire ti sei documentato fotograficamente?

SM: La mia documentazione fotografica, e non, della Romania risale ad un percorso di molti anni addietro. Mio papà, infatti, è docente di lingua e letteratura romena e attraverso i racconti dei suoi viaggi, osservando le fotografie (prima in diapositiva, poi stampate da rullino e negli ultimi anni scattate con le piccole, ma sempre comode digitali), attraverso le mostre di pittura e fotografia alle quali sono stato portato sin da bambino ho costruito nel mio immaginario cosa fosse la Romania e chi fossero le persone che la abitassero. Rispondendo dunque alla domanda, sì, ma non in maniera voluta.

DF: Che attrezzatura hai portato con te?

SM: All’epoca del viaggio, prima di essere derubato di tutto quanto, ho portato con me due corpi macchina, la Nikon D300 e la D60, e il kit di obiettivi (24-70 f/2.8, 55-200mm f/4-5.6, 12-24mm f/4 e, anche se usato molto poco durante il viaggio, il 60mm f/2.8 MICRO). Come extra un flash Metz -38.

DF: Quali soggetti hai fotografato più frequentemente?

SM: I soggetti immortalati dalla fotocamera sono stati diversi, in ragione del fatto che diversi sono stati i luoghi che ho avuto il piacere di visitare. Ho catturato immagini del centro città di Bucarest (la capitale della Romania), carri trainati da cavalli lunghe le malmesse strade romene, volti di anziane persone e i meravigliosi monasteri della Bucovina (Buchen Wald, dal tedesco, Foresta di faggi).

DF: Hai sperimentato particolari difficoltà?

SM: Le maggiori difficoltà che ho riscontrato, fotograficamente parlando, le ho trovate nel fotografare i monaci, schivi e riservati, che abitano i monasteri dipinti di mille colori della bucovina. Per il resto sia anziani che bambini sono stati piuttosto affabili con me e con la macchina fotografica.

DF: Se dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?

SM: La mia idea è quella di ritornare per riuscire a cogliere maggiormente le espressioni delle popolazione locale, contestualizzando il tutto nelle regioni tipiche e così differenti, le une dalle altre, per usanze, costumi e modo di essere.

DF: Che cosa non sei riuscito a fotografare e avresti voluto?

SM: Mi sarebbe piaciuto immortalare qualche situazione più particolare, più tipica. Catturare le immagini un po’al di là della quotidianità, intese come riti, feste tipiche e manifestazioni culturali.

DF: Hai trovato la forza di spegnere la fotocamera e goderti il viaggio ogni tanto?

SM: Non credo che l’una cosa escluda l’altra. E’possibile godersi il viaggio anche con l’occhio posto dietro al pentaprisma. Credo, altresì, che grazie all’abitudine di fotografare sia possibile previsualizzare e porre la massima attenzione sui dettagli che ai più, talvolta, restano celati dietro uno sguardo meno allenato. Il viaggio è stato un continuo scoprire le usanze, i costumi, i volti e quant’altro mi circondava ogni giorno.

DF: Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

SM: Consiglierei innanzi tutto di fornirsi di un paio di buone guide. Solitamente ogni editore cerca di portare acqua al proprio mulino…con due punti di vista differenti è possibile avere una realtà più oggettiva e meno relativa delle condizioni di ristorazione e di rifugio che si offrono al turista.
Dal punto di vista dello spirito del viaggio, credo che sia importante mettere da parte quei preconcetti che purtroppo spesso per i luoghi comuni ci vengo trasmessi da media, in merito alle presunte azioni di microcriminalità imputate ai cittadini romeni. Le persone che ho avuto il piacere di incontrare sono state affabili, disponibili e generose.

DF: Al di là dell’aspetto puramente legato alla fotografia, hai qualcosa da aggiungere riguardo questa esperienza?

SM: L’esperienza che ho avuto è stata davvero particolare perché ho avuto modo di confrontare quanto i miei occhi vedessero con quanto mi è stato raccontato per molti anni. Mi ha colpito l’apertura mentale, e non solo, dei romeni e la loro continua generosità e disponibilità.
I paesaggi, ricchi di sfumature di verde, mi hanno trasmesso un grande senso di tranquillità e pace.

Discorsi Fotografici ringrazia Stefano Mazzoni, e si augura vivamente di ricevere al più presto altri suoi contributi da condividere con i lettori.