La Siria. Un reportage di Terenzio Lodadio

Discorsi Fotografici continua la serie di reportage con il viaggio nella splendida Siria del fotografo laziale Terenzio Lodadio.

DFBenvenuto su Discorsi Fotografici e grazie per il tuo contributo! Per iniziare parlaci un poco di te.

TL: Sono un autodidatta. Non ho frequentato scuole d’arte o di fotografia. Penso che sia importante imparare, studiare, approfondire la tecnica ma la fotografia, parafrasando Barthes, è “un medium bizzarro, una forma di allucinazione” che ha bisogno della fantasia e dell’emozione del momento. Sono stato Presidente del Circolo fotografico del personale della F.A.O. e ho esposto, in occasione di due World Food Day, sul tema della biodiversità e dell’acqua. Ho esposto a Monte Compatri nel mese di agosto una mia personale su “Monte Compatri in bianco e nero”. Sto preparando una interpretazione fotografica di poesie di un giovane autore che sta riscuotendo un notevole successo.

DFPrima di partire ti sei documentato fotograficamente?

TL: Sono stato due volte in Siria. La curiosità di conoscere questo paese è nata dalle amicizie che avevo e che ho tuttora. Avendo lavorato in un ambiente internazionale a contatto ogni giorno con diverse nazionalità e culture quando si parte per un viaggio diciamo che si sa quasi tutto di quel paese. Poi documentarsi fotograficamente prima del viaggio toglie molto al naturale impulso di scoprire dal vivo l’ambiente, i luoghi, la gente. Sono ritornato dagli Stati Uniti dove ho visitato la zona dei grandi parchi. La guida mi diceva che il numero di americani che visitano i parchi è diminuito notevolmente negli ultimi dieci anni. Il motivo è questo: si documentano tramite internet, libri, televisione, e si ritengono appagati e non vanno più a vederli. Ecco, lasciamo che i luoghi parlino dal vivo senza nessuna preventiva fotocopia.

DFChe attrezzatura hai portato con te?

TL: Una Canon digitale 20D e 40D con l’obiettivo Canon EF 17-40 e 28-135. Ho lasciato a casa il tele Canon 70- 200 f4 preferendo il più leggero 28-135. Ho lasciato a casa anche il flash che disturba le persone nei luoghi poco illuminati. Ho esposto negli interni a 1600 ISO.

DFQuali soggetti hai fotografato più frequentemente?

TL: La Siria è un paese che offre, forse più di ogni altro paese arabo, una grande diversità di soggetti. E’ piena di reperti archeologici, chiese, moschee. Damasco risale al terzo millennio avanti Cristo e si contende il primato alla vicino Aleppo. Le rovine romane di Palmira si estendono per 50 ettari. I suk, i mercati sono i luoghi più movimentati del mondo arabo. Cerco di cogliere le persone nel loro habitat naturale, dove lavorano, dove vivono, dove pregano. Non è vero che le foto di reportage sono solo foto d’informazione (unarie), possono anche pungere (punctum), se contengono “l’umanità del momento” (Robert Frank). Ma non sempre ci si riesce.

DFHai sperimentato particolari difficoltà?

TL: Tutt’altro. In Siria ho potuto fotografare quello che ho voluto, sempre cercando di non disturbare la sensibilità della gente. Se mi è stato impedito di fotografare questo è avvenuto in Italia, a Roma, a Cinecittà Due. Per fotografare dentro il centro commerciale c’è bisogno di un’ autorizzazione scritta che rilascia la direzione del centro. Ritornando alla Siria, la disponibilità delle persone è totale, anzi c’è una sorte di civetteria a farsi fotografare.

DFSe dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?

TL: I luoghi sono gli stessi da secoli, basta fotografarli una volta. Mi dedicherei soprattutto alla gente. Ho visitato fabbriche di vetro, ho assistito alla lavorazione artigianale del rame, fotograferei la gente, i giovani, le donne, cercando di capire quello che sentono e pensano di noi occidentali.

DFChe cosa non sei riuscito a fotografare e avresti voluto?

TL: Non sono riuscito a fotografare quello che non ho potuto vedere per motivi di tempo. Come ad esempio la costa mediterranea, Mari e il suo sito archeologico presso l’Eufrate, Qalah Shayzar e il suo castello arabo sull’Oronte e così altre zone interne.

DFHai trovato la forza di spegnere la fotocamera e goderti il viaggio ogni tanto?

TL: No mai. Perché il viaggio si gode spegnendo la macchina fotografica?

DFCosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

TL:: Di non seguire i luoghi comuni che si leggono e che si sentono su questo paese. Di visitare le chiese cristiane (e sono tante), tenute molto bene dal mondo cattolico con i finanziamenti pubblici. Di visitare Ebla e gli scavi che iniziati nel 1964 sono ancora in corso come fiore all’occhiello del lavoro archeologico italiano. Di assaporare la pace e la tranquillità di quel posto.

DFAl di là dell’aspetto puramente legato alla fotografia, hai qualcosa da aggiungere riguardo questa esperienza?

TL: Mi sarebbe piaciuto parlare con le persone. Ho però avuto la possibilità di farlo con l’Ambasciatore italiano a Damasco e scambiare qualche opinione su questo paese. Mi ha dato un opuscolo edito dalla nostra ambasciata sullo sviluppo economico futuro di questo paese. Ma già ci sono operatori commerciali italiani che hanno “aperto” a questa bella nazione.

 

Discorsi Fotografici ringrazia Terenzio Lodadio e si augura vivamente di ricevere al più presto altri suoi contributi da condividere con i lettori.