Le Maldive subacquee. Un reportage di Alessandro Ceré

Discorsi Fotografici vi propone il reportage subacqueo scattato nelle isole Maldive da Alessandro Ceré, che evidenzia quanto sia emozionante il mondo sottomarino!

DFBenvenuto su Discorsi Fotografici e grazie per il tuo contributo! Per iniziare parlaci un poco di te.

AC: Mi chiamo Alessandro, di professione sono un ricercatore postdottorale in fisica, vivo a Barcellona ma il prossimo gennaio mi trasferirò a Singapore.
Le mie prime esperienze fotografiche risalgono alla scuola elementare, ho ancora degli esperimenti di stampa per contatto! Con gli anni smantellai la camera oscura che avevo nella mia cantina per seguire altri interessi. Il re-incontro con la fotografia, a parte le tipiche foto turistiche, è passato attraverso un’altra passione: le immersioni. Dopo aver ottenuto il brevetto come Open Water ho deciso di scattare foto subacquatiche ed ho scoperto una varietà di forme e colori incredibile. Ho deciso allor a di approfondire e migliorare la tecnica, e questo mi ha spinto a dedicarmi anche alla fotografia fuori dall’acqua, passando per diverse fasi: camera reflex prestata, l’acquisto di ottiche a focale fissa, entrare a far parte di una comunità di fotografi su Google+, un flirt passeggero per l’HDR in modalità radiactiva (ne sono rinsavito, grazie). Ultimamente mi sto dedicando parecchio alla fotografia di prodotti e paesaggi.
Alcune delle mie foto sono pubblicate su www.alecere.com e generalmente è possibile seguire la mia evoluzione fotografica su Google+ e Facebook.

DFPrima di partire ti sei documentato fotograficamente?

AC: Fotograficamente e, soprattutto, dal punto di vista biologico. Uno dei presupposti per una buona foto naturalistica è conoscere quanto più possibile il soggetto. In questo mi ha aiutato una amica biologa prima della partenza fornendomi alcune referenze.
Anche se una settimana può sembrare un tempo sufficiente da dedicare a un’esperienza fotografica, quando si parla di fotografia sottomarina bisogna tenere in conto che i tempi sono dettati da fattori come i tempi di decompressione, la riserva d’aria, la stanchezza che riducono il tempo effettivo per poter fotografare a circa tre ore al giorno. Ogni minuto sott’acqua diventa quindi prezioso e sapere cosa si vuole ottenere permette di ottimizzare il risultato.

DFChe attrezzatura hai portato con te?

AC: In questo tipo di viaggi, l’attrezzatura da sub prende molto spazio (e peso), sono quindi necessarie delle scelte drastiche. Alla fine di una lungo processo di eliminazione mi sono deciso per due macchine: una Canon S95 con carcassa e flash esterno Ikelite per le foto sottomarine e una Canon 400D con un zoom grandangolare 10-22 f/3.5-4 per le foto fuori dall’acqua. All’occorrenza ho anche approfittato di un Canon 18-200 f/3.5-5.6 IS di una compagna di viaggio.

DFQuali soggetti hai fotografato più frequentemente?

AC: L’obbiettivo principale all’inizio del viaggio erano gli squali balena e le mante giganti. Una volta cominciato ad immergerci è stato evidente che le condizioni di visibilità non avrebbero permesso foto di qualità per soggetti molto grandi: il particolato era così denso che l’uso del flash portava ad un eccesso di back scattering.
Per fortuna c’era una forte varietà di soggetti sottomarini di dimensioni più contenute: razze, squali di barriera, scorfani, nudibranchi.

DFHai sperimentato particolari difficoltà?

AC: Come già accennato prima, la presenza di particolato nell’acqua ha reso difficoltoso l’uso del flash. Senza flash è difficile rendere adeguatamente i colori sott’acqua! Un compromesso è stato quindi necessario: usare il flash solo indirettamente, aumentare i tempi di esposizione o aumentare la sensibilità del sensore, avvicinarsi molto al soggetto. Chiaramente questo risulta difficile con soggetti generalmente schivi come gli squali.
Un’altra difficoltà è stata la presenza dei molti sub. Solo nel nostro gruppo eravamo 16 persone e a volte abbiamo condiviso lo stesso punto di immersione con altri gruppi. Per quanta cautela si possa usare, tante persone in movimento spaventerebbero anche la più coraggiosa delle mante. Riuscire a separasi dal gruppo (mantenendo una distanza di sicurezza) permetteva di avere un migliore accesso ai soggetti.

DFSe dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?

AC: Sicuramente vorrei tornare a fotografare le Mante giganti, probabilmente dedicare due o tre giorni solo a questo soggetto.

DFChe cosa non sei riuscito a fotografare e avresti voluto?

AC: Non siamo riusciti ad avvistare nessuno squalo non di scogliera. In particolare mi sarebbe piaciuto poter fotografare uno squalo martello.  Temo che per riuscire a vederne uno dovrò andare alle Galapagos!

DFHai trovato la forza di spegnere la fotocamera e goderti il viaggio ogni tanto?

AC: Ho trovato la forza è ne sono contento. Delle 21 immersioni totali due volte sono sceso senza macchina per poter godere tranquillamente del paesaggio, lasciandomi trasportare dalle correnti, senza combatterle per poter arrivare all’angolo perfetto per uno scatto. Chiaramente, in una di queste immersioni abbiamo visto lo squalo grigio più grande di tutto il viaggio, ma questo non importa, no?

DFCosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

AC: Consiglio a chiunque voglia partecipare ad un safari fotografico subacqueo di arrivare molto preparato tecnicamente, sia per quel che riguarda il controllo dell’assetto che dell’attrezzatura fotografica. C’erano diverse persone con noi che avevano comprato flash o addirittura fotocamere per “l’occasione”, trovandosi poi nella situazione di dover imparare ad usare l’attrezzatura invece di poter scattare le foto che volevano. Tornando al concetto del poco tempo effettivo, uno può immaginare come possa essere frustrante.

DFAl di là dell’aspetto puramente legato alla fotografia, hai qualcosa da aggiungere riguardo questa esperienza?

AC: Oltre le immersioni ho avuto anche occasione di visitare diverse isole, osservare da vicino l’impatto della presenza umana su un territorio così fragile. Le risorse principali di queste isole sono il mare e il turismo e il secondo sta danneggiando gravemente il primo. Fino all’anno scorso il governo delle Maldive era orientato verso una politica di difesa del territorio dalle speculazioni alberghiere ma dopo il recente colpo di stato le cose sono cambiate, aprendo nuovi spazi alle speculazioni indiscriminate.

Discorsi Fotografici ringrazia Alessandro Ceré e si augura vivamente di ricevere al più presto altri suoi contributi da condividere con i lettori!.