Le migliori fotocamere di sempre non si vendono

Nel dibattito sulla tecnologia fotografica, dove parole come risoluzione, nitidezza, processore di immagine e via dicendo, sono protagoniste assolute; è indispensabile introdurre le statistiche di vendita dei prodotti fotografici che compongono il mare tecnologico nel quale navighiamo, perché la conclusione potrebbe essere assolutamente diversa.

Viene in mente, ad esempio, il progressivo allontanamento dalla vetta delle vendite di brand come Canon e Nikon. In meno di dieci anni, infatti, Fujifilm, Sony, Panasonic e Olympus, ognuna, contribuendo con la propria percentuale di vendite e con la propria tecnologia, ha messo fine al duopolio. In questo lasso di tempo, molto breve, le fotocamere e in parte anche gli obiettivi hanno subito una incredibile rivoluzione.

I sensori full frame sono diventati ormai uno standard, laddove non ci sia una diversa politica commerciale, così come il numero significativo di pixel in essi contenuti; la stessa retroilluminazione del sensore, a partire dall’APS-C a salire, è una caratteristica ormai comune; lo specchio, eliminato; il mirino da ottico a digitale e con una risoluzione oltremodo apprezzabile; il sistema di messa a fuoco, da semplice a contrasto e con copertura limitata della scena, ai più sofisticati phase detection con copertura prossima al 100%.
Insomma, a scorrere l’elenco delle caratteristiche delle fotocamere, includendo anche quelle non fotografiche (connettività, tropicalizzazione, eccetera), è evidente che la tecnologia ha fatto notevoli passi in avanti.

La domanda è: a quale prezzo?

A leggere, per l’appunto, le statistiche del CIPA, tre pagine con pochi numeri, ma significativi; a fronte di una offerta impressionante, non corrisponde una domanda analoga, tutt’altro, la tendenza a scendere nel 2018, rispetto ai due anni precedenti, è aumentata.
In poche parole, semplici: le fotocamere non si vendono e così anche gli obiettivi.

Rileggendo le dichiarazioni dei big di Canon e Nikon, nelle quali, senza mezzi termini, veniva osteggiata la tecnologia mirrorless, reputata inutile; non si può dargli torto. Nel senso che è stato del tutto inutile rivoluzionare il mercato delle fotocamere per poi non avere successo. Non si discute la tecnologia impiegata, ma il suo esito positivo a livello commerciale.

Le statistiche di vendite spiegano anche il perché Canon e Nikon abbiano esitato, anzi, abbiano proprio escluso per un periodo lungo, un investimento solido nelle mirrorless. Quest’ultimo è arrivato, sul mercato, alla fine del 2018, quando la crisi di vendite era palese, tra l’altro, neanche il loro ingresso sembra attualmente invertire il trend.

Sebbene ci sia stato un graduale abbassamento dei prezzi, al quale è corrisposto, incredibilmente, un aumento della qualità delle fotocamere, soprattutto per i materiali utilizzati; perché una persona dovrebbe aggiornare la propria fotocamera se quella che possiede continua a soddisfare le sue esigenze?

Ormai ci troviamo nella scomoda situazione che tra l’ultimo modello e quello precedente, le differenze sono poche. È anche accaduto che al lancio di un prodotto si sia parlato già della sua evoluzione. Il che è destabilizzante. Inoltre, c’è anche da essere realistici, la crisi di vendita delle fotocamere smentisce l’idea che tutti siano fotografi o che vogliano esserlo. Al contrario, la maggior parte delle persone continua ad accontentarsi del modulo fotografico del telefono e in questo forse c’è ancora una forma di rispetto per la fotografia vera e propria.

Ragionare sulle motivazioni che hanno portato a questo scenario, è un utile esercizio di critica che ogni persona che si interessa di fotografia dovrebbe fare.

Federico Emmi

 

http://www.cipa.jp/stats/dc_e.html