L’intelligenza artificiale in aiuto del copyright e contro le fake news

Il fenomeno delle fake news è spesso strettamente collegato a quello delle fake pics, immagini ritoccate per supportare una qualsivoglia tesi di cronaca, come abbiamo già avuto modo di esporre nell’articolo sulla Fauxtography.

Ci sono un certo numero di idee in giro su come combattere al meglio la diffusione di immagini false, ma le nuove ricerche degli informatici della New York University Pawel Korus e Nasir Memon suggeriscono che il processo deve iniziare già al momento in cui la foto viene scattata, attraverso l’uso di un watermarking supportato da tecniche di Intelligenza Artificiale incorporato in fotocamere e smartphone.

Il sistema funziona all’incirca così: nel momento in cui l’immagine viene catturata, un processo di IA introduce “artefatti accuratamente realizzati” nell’immagine. Questi artefatti sono estremamente sensibili alle alterazioni, quindi sarebbe difficile manipolare l’immagine senza riconfigurare questi artefatti ed esporre l’immagine risultante come un falso.
“A differenza delle tecniche di watermarking precedentemente utilizzate, questi artefatti appresi dall’IA possono rivelare non solo l’esistenza di manipolazioni fotografiche, ma anche una loro caratterizzazione”, ha dichiarato Korus.

Secondo Memon, mentre le immagini filigranate possono essere post-elaborate senza spezzare la filigrana, non possono essere modificate, anche se l’esatta distinzione tra post-elaborazione sicura e la tipologia di modifica che altera la filigrana non è stata completamente chiarita.

La visione delineata da Korus e Memon di incorporare una qualche forma di marcatore forense in un’immagine nel momento in cui viene catturata è condivisa da molti esponenti della comunità blockchain (la cui tecnologia in aiuto della fotografia è stata qui discussa qualche tempo fa), i quali hanno suggerito che la creazione di record di fotografie nella blockchain nel momento in cui vengono scattate può preservare un negativo digitale inalterabile che può servire come punto di riferimento per valutare l’autenticità di un’immagine.

Tutto questo verrebbe anche in aiuto del diritto d’autore e potrebbe mettere finalmente un punto al problema delle fotografie rubate e rivendute come proprie. La tecnologia c’è, non è invasiva, ma dobbiamo anche riflettere sul fatto che questo watermark potrebbe incorrere in problematiche relative alla privacy, legando in maniera indissolubile qualsiasi fotografia al possessore del dispositivo con cui è stata scattata, cosa che non i tutti gli scenari potrebbe rivelarsi positiva.

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