Lisetta Carmi. La bellezza della verità

Fino a domenica 3 marzo 2019 è possibile visitare, presso il Museo di Roma in Trastevere, la mostra fotografica di Lisetta Carmi “La bellezza della verità”.
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è curata da Giovanni Battista Martini con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Presenti circa 170 immagini scattate in un ventennio, tra gli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo, fra le quali molte inedite ed i bellissimi originali di alcuni libri d’artista da lei stessa artigianalmente realizzati.  Sono inoltre esposte le sue “amate” macchine fotografiche originali.

La fotografia di Lisetta Carmi è senz’altro figlia di una straordinaria vicenda umana, a partire dagli studi musicali per iniziarla ad una carriera da pianista, per passare alle persecuzioni fasciste degli anni trenta che la porteranno ad interessarsi in modo viscerale ai grandi temi sociali.

Alla fotografia arriverà, però, per caso, da autodidatta prima e con brevi esperienze di apprendistato poi. Lei stessa ammette che “non l’amavo, lo consideravo un mezzo di conoscenza. Mi è servita per capire chi ero io e chi fossero gli altri”.

Numerosi sono i viaggi che la vedono coinvolta:  Israele, America Latina, India, Afghanistan, Pakistan e Nepal. Dai bambini dei campi profughi palestinesi ai camalli del porto di Genova, il suo occhio attento e la sua estrema curiosità le permettono di approfondire luoghi e persone.

I suoi viaggi in Oriente culminano nell’incontro con il maestro Babaji e segnano una svolta nella sua vita. Nel 1979 fonda a Cisternino, in Puglia, l’ashram Bhole Baba, e si dedicherà alla diffusione dell’insegnamento del suo maestro, abbandonando gradualmente la fotografia.

Quella della Carmi è una fotografia intensa, ma lucida, trasparente e spogliata da orpelli, sempre partecipata; sono caratteristiche che rendono i suoi reportage materia di studio per chi oggi voglia cimentarsi nel genere.

Tra i suoi reportage più importanti ricordiamo: “L’Italsider” del 1962, una serie di scatti fotografici dei cantieri e degli interni delle acciaierie; “Genova Porto” del 1964, reportage a tema lavoro che descrive la difficile situazione lavorativa dei portuali; “Erotismo e autoritarismo a Staglieno” del 1966, sul cimitero monumentale del quartiere genovese.

In ambito ritrattistico è famosa per i dodici scatti nel 1966 a Ezra Pound, che le valse il prestigioso Premio Niépce per l’Italia, per aver fotografato artisti e intellettuali fra i quali Lucio Fontana, Lele Luzzati, Edoardo Sanguineti, Alberto Arbasino, Jacques Lacan ed altri.

Ma il reportage più importante, significativo e discusso, tanto da creare scandalo all’epoca, è “I Travestiti” realizzato nella Genova tra gli anni il 60 e il 70.
Esposto in tutto il mondo è divenuto icona del lavoro di Lisetta Carmi, lucida riflessione sulla tematica dell’identità di genere, ancora oggi attuale, con immagini di grande impatto.
Il lungo racconto per immagini inizia la notte di San Silvestro del 1965, nella comunità di travestiti del centro storico di Genova, per proseguire nei sei anni successivi, nei quali condividerà tutti i momenti della loro quotidianità, convinta che ”non esistono gli uomini e le donne, esistono gli esseri umani”.

Per chi voglia approfondire la fotografia ed il personaggio di Lisetta Carmi, si consiglia la lettura di “Le cinque vite di Lisetta Carmi” di Giovanna Calvenzi, ed. Bruno Mondadori, del 2013 e la visione del film realizzato da Daniele Segre Lisetta Carmi, un’anima in cammino, del 2010.

http://www.museodiromaintrastevere.it/it/mostra-evento/lisetta-carmi-la-bellezza-della-verit

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