Lo scudo di Achille

Gli anni sessanta del novecento sono il momento in cui il grande Ugo Mulas decide di fotografare gli scultori. Grandi nomi, forse ormai sconosciuti ai più, nei confronti dei quali egli decide di entrare in confidenza, di creare un profondo rapporto di amicizia, senza perdere quella istintiva curiosità per un certo fare arte – la forma dell’opera liberata dalla gabbia della materia –, mantenendo al contempo una genuina distanza come necessaria manifestazione di rispetto. Sono immagini bellissime che raccontano un momento straordinario della storia dell’arte, rese possibili dalla profonda convinzione che il linguaggio fotografico può contribuire, nei limiti tipici dello strumento macchina fotografica, a mediare nel lungo e faticoso processo creativo.

Una fotografia dunque può descrivere il processo creativo di un artista, ma è in grado di raccontare un’opera d’arte, come un evento, e di farlo permettendo di organizzare un discorso, ampio e coinvolgente, attraverso un numero non indifferente di parole?

Se agli inizi del 1800 fosse stato possibile fotografare le urne, i vasi, le anfore greche, che via via andavano formando i moderni musei, si potrebbe rispondere in maniera affermativa alla domanda.
L’Ode su un’Urna Greca di John Keats pubblicata nel 1819 è un esempio di straordinaria bellezza – ut pictura, poesis –, ma raro.
La fotografia, infatti, dichiarando di riprodurre fedelmente la realtà, ha di fatto dispensato chiunque, fotografi e non, a raccontare con parole quanto rappresentato dalle immagini. Al di là della didascalia posta a margine, in effetti, difficilmente sembra esserci oggi quel trasporto e quella dedizione a tradurre in parole quanto si vede, perché, nell’immaginario comune, le fotografie non hanno bisogno di parole.
Eppure, le immagini, tutte, quindi non solo quelle fotografiche, nascono per arricchire un testo, sono funzionali ad esso, non hanno mai ambito a sostituirlo. Forse il caso più eclatante è quello del primo numero del National Gepgraphic:

On September 22, 1888, the National Geographic Society published the first issue of National Geographic magazine. Today, National Geographic magazine is known for insightful articles, photography, and maps about the world’s cultures and terrain.

 Although National Geographic is famous for its outstanding photography, the first issue did not have any photographs at all! National Geographic was a text-based scientific journal about geography until 1905
(fonte:
https://www.nationalgeographic.org/thisday/sep22/first-issue-national-geographic-magazine/)

Famoso da sempre per le sue fotografie, il primo numero ne era sprovvisto, c’era solo testo.

Qualche decennio prima, in Francia, Gustave Dorè pubblicò le illustrazioni del Don Chisciotte. Frame, istanti che immortalano un momento, emblematico, della narrazione. È chiaramente una limitata interpretazione del romanzo cavalleresco di Cervantes, non si sostituisce a quello. Ciò nonostante, oggi è possibile acquistare le sole illustrazioni. Con gli occhi di un lettore di portfolio, lo si può quindi pensare come un reportage, con le raffigurazioni messe in fila se ne può forse intuire la storia, ma il racconto è sterile, è impossibile apprezzare lo spessore psicologico dei personaggi rappresentati, soprattutto la comicità delle situazioni.

È con il fotogiornalismo che si attua, gradualmente, la totale emancipazione delle immagini dal testo e, attraverso il ricorso alla tecnologia sempre più sofisticata, che ne ha permesso una diffusione ormai incontrollata, le immagini sono il testo.

 

Lo scudo di Achille è un richiamo all’importanza e alla necessità del testo.
Al di là della bellezza poetica, l’esigenza è quella di riportare le immagini al loro valore iniziale, cioè funzionali alla narrazione.
In alcune strutture museali sono presenti delle copie di questo scudo, forse la più affascinante è quella acquisita dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma per il palazzo del Quirinale, realizzata dallo scultore Alessandro Romano. A onor del vero, il termine copia è improprio, perché ognuno degli esemplari può considerarsi unico e la ragione è dovuta al fatto che lo scudo di Achille non nasce come un oggetto reale, vero, dalle misure certe, ma solo come una sua rappresentazione letteraria. Lo descrivono infatti 129 versi, nel libro XVIII dell’Iliade, nell’intervallo 478-607.

Un utile esercizio quindi è guardare una delle fotografie di una qualsiasi copia di questo scudo e provare a descriverlo a parole, per poi confrontarlo con il testo omerico. Lo stupore è garantito.

 

http://www.keats-shelley-house.org/it/works/works-john-keats/john-keats-ode-on-a-grecian-urn

http://www.alessandroromano.com/opera/lo-scudo-di-achille/

https://it.wikisource.org/wiki/Iliade_(Monti)/Libro_XVIII

Immagine compertina tratta da Google. Scudo realizzato dallo’artista Alessandro Romano

Federico Emmi