Magnum Manifesto

Roma. Ancora una volta, dopo i successi di pubblico e di critica con Genesi di Salgado, con la retrospettiva su Cartier-Bresson, quella su Domon Ken e le Images di Picasso; l’Ara Pacis presenta la mostra fotografica di grande spessore culturale: Magnum Manifesto. Guardare il mondo e raccontarlo in fotografia.
Contrariamente a quello che ci si aspetta, a essere predominante non sono le immagini, soprattutto quelle famose, ma il ricco apparato di testi. Clément Chéroux, curatore della mostra, propone al pubblico una lettura dell’agenzia Magnum interessante.

Partendo dalle parole dall’atto costitutivo, redatto, firmato e sottoscritto – con orgoglio –  il 22 maggio 1947, la cui lettura – necessaria – permette di entrare ed apprezzare fin da subito lo spirito Magnum, ispirato essenzialmente dai principi di libertà e uguaglianza; la mostra si divide in tre parti: 1947 – 1968 DIRITTI E ROVESCI UMANI, 1969 – 1989 UN INVENTARIO DI DIVERSITÀ, 1990 – 2017 STORIE DELLA FINE.
La mostra è un’occasione per entrare nella storia recente, di farlo anche con le parole dei fotografi dell’agenzia, con i documenti, con le lettere e con una selezione stimolante di immagini, che vanno idealmente dalla rappresentazione della Dichiarazione Universale, al materiale crollo del muro di Berlino, dall’emarginazione al recente attentato terroristico di Nizza, dall’ultimo volo del Concorde, alla bigliettaia Sylvia Andrews, dal fallimento della Kodak, all’intimità della famiglia di Elliot Erwitt, giusto per citare alcuni dei temi proposti.
Indovinata la scelta di ricontestualizzare gli scatti presenti in mostra con lo stampato delle riviste che li ospitarono per la prima volta.

La mostra è allestita molto bene, sia nel posizionamento dei testi, per nulla invasivi, che in quello delle immagini, grazie anche all’illuminazione regolata in maniera da rendere piacevole la lettura e la vista delle fotografie. Apprezzabile anche il wall multimediale, grazie al quale, con tranquillità, è possibile vedere una mano che sfoglia alcuni dei libri fotografici che hanno contribuito a fare la storia della fotografia.
Fotografie che raccontano il mondo, la sua evoluzione, fatta di eventi felici e tragici, ma che al contempo sono autentiche opere d’arte. Lo spirito Magnum, quello di un fotografo unico protagonista, narratore svincolato dalle scelte editoriali di una rivista, senza mai smettere di fare un ottimo giornalismo.
Personale di sala molto cortese e attento, a rendere gradevole la visita il divieto assoluto di fare fotografie, con qualsiasi mezzo.

Magnum Manifesto non è soltanto una mostra, compresa nelle date 7 febbraio – 3 giugno 2018, ma anche un libro edito da Contrasto, che non è il solito catalogo, ma un autentico e approfondito studio sulla storia e l’archivio Magnum a cura di Clément Chéroux, in collaborazione con la storica della fotografia Clara Bouveresse. Composto da 416 pagine, nel formato 24,5 x 29,5 cm, è un libro indispensabile, per quanto possa sembrare costoso, diviso in tre sezioni: l’archivio, i fotografi e le forme espressive; permette di “comprendere per quale motivo la Magnum sia così diversa dalle altre realtà del mondo della fotografia, così unica e leggendaria”.

 

Federico Emmi