Matrimonio di interessi

Il giorno 16 Novembre a Windermere, nel Lake District, nota località turistica inglese nonchè bene protetto dall’UNESCO, sono convolati a nozze Holly Eeles, 26 anni, e James Sherris, 34 anni.

Notizia di per sé poco interessante, se non per il fatto che gli sposi hanno commissionato il servizio fotografico del giorno più importante della loro vita, al noto fotografo Ian Weldon, uno dei 100 matrimonialisti più importanti del pianeta.

Weldon è un fotografo di matrimoni atipico, anticonvenzionale, provocatorio. Venuto alla ribalta grazie a Martin Parr che, dopo averlo scoperto ad una conferenza ed apprezzato il suo lavoro, ha organizzato una mostra presso la propria fondazione e ne ha pubblicato addirittura un libro dal titolo “I am not a Wedding Photographer”.

«Si tratta di un artista che immortala i matrimoni per quello che sono realmente: situazioni familiari grottesche, in cui tutti bevono troppo e fanno cose assurde» così descrive Martin Parr le fotografie di Ian Weldon.

Ma la vera notizia è l’ingresso in campo di Huawei che ha chiesto a Weldon di proporre agli sposi l’utilizzo di uno smartphone in favore del classico corredo professionale: reflex, diverse ottiche, luci ed assistente. La promessa è stata quella di raccontare in modo semplice, diretto e più veritiero possibile la giornata di festa.

Dopo i primi dubbi ed indecisioni la coppia si è fidata di Weldon che ha documentato per intero il matrimonio armato soltanto un Huawei P30 PRO.

Alla fine della giornata il fotografo ha dichiarato che è davvero possibile scattare un intero matrimonio armati soltanto di uno smartphone. Questo strumento, discreto ed agile, gli ha permesso di spostarsi agevolmente ed essere meno invasivo, riuscendo a fotografare momenti naturali e non posati, risultati difficilmente ottenibili con una reflex.

Di contro gli sposi si sono dimostrati nervosi al momento della proposta del fotografo, ma colpiti positivamente dalla qualità del lavoro finale. Ed hanno aggiunto che essere fotografati da uno smartphone ormai è cosa naturale e si sono sentiti a proprio agio per tutta la giornata, fino a dimenticare di avere un fotografo professionista al loro servizio.

In seguito è stata pubblicata una ricerca curata dalla stessa Huawei che ha portato alla luce diversi aspetti legati alle fotografie di matrimonio.
Ben il 35% degli inglesi sposati ha rimpianti per la qualità delle loro foto di nozze, mentre il 39% preferisce le immagini scattate da uno smartphone rispetto ad una reflex professionale. Un altro 35% ammette di sentirsi più a proprio agio ad essere fotografati da uno smartphone.

Un sondaggio confezionato su misura che dimostra come il marketing aggressivo e feroce di un colosso come Huawei, con grandissime risorse da investire nella pubblicità, sia arrivato a colpire nuovamente i fotografi, proprio in una zona franca dove per tradizione esiste una grande professionalità. Dove, nonostante la forte concorrenza, ancora si sopravvive con la fotografia. Dove la responsabilità, la creatività e la sensibilità del singolo sono doti preziose.

Che non si cada nel facile tranello di demonizzare lo strumento in sé, anche se è assodato che la scelta di uno strumento piuttosto che un altro condiziona inevitabilmente l’approccio, il modo di fotografare e verifica le intenzioni di chi lo usa.

Le aziende produttrici spostano l’attenzione sugli argomenti dove possono fare voce grossa. Sullo strumento e non sul fotografo, sul risultato finale e non sul contenuto o sul processo creativo.

Come in altre situazioni la strategia è quella di pilotare il gusto delle masse verso una specifica direzione. Ovvero verso un risultato omologato, circoscritto dentro certi margini, con caratteri riconoscibili. Dove l’abitudine visiva e formale diventa riferimento e preferenza.

Questo per dimostrare che ognuno di noi può produrre ottime fotografie in ogni frangente. Con uno smartphone, con i preset, con l’intelligenza artificiale.

Inoltre si cavalca silenziosamente l’assunto che l’evoluzione sia in termini di sostituzione e non di affiancamento, di rimpiazzo e non di alternativa.

Un pericoloso frainteso che banalizza una professione difficile e già in grave difficoltà, ma che pare ormai soggetta ad un declino inarrestabile.

Ed intanto il 2019 ha visto il debutto di Eva, robot-fotografa di matrimoni ed eventi proposta da Service Robots, azienda inglese che si occupa di automazione al servizio della persona.
L’instancabile Eva scatta, stampa istantaneamente e condivide immagini sui social.
Cosa chiedere di più?

 

 

Mirko Bonfanti
magazine.discorsifotografici.it