Mondo Perduto. Fotografie 1954-1968

C’era una volta un fotogiornalismo che si occupava di grandi avvenimenti, dalla politica allo sport, di cronaca, ma anche di artisti, letterati, intellettuali, poeti, attori e musicisti; c’era la moda, come la gente comune, le tradizioni, il lavoro, le vacanze. Era un fotogiornalismo che trovava il giusto spazio in un giornalismo appassionato, vivace, raffinato, ispirato, attento alla politica e alla letteratura.

Il 19 febbraio 1949, nell’Italia da poco repubblica, esce nell’edicole “Il Mondo” di Mario Pannunzio. Un capolavoro editoriale che per 17 anni raccoglie le migliori penne e intelligenze dell’epoca. Un settimanale che, con impegno ricercato e attento del suo fondatore e direttore, sarà significativamente arricchito dei contributi di nomi allora noti, alcuni dei quali sono: Salvemini, Croce, Carandini, Rossi, Spinelli, Einaudi, Spadolini, Valiani; di quelli di giovani che avrebbero conosciuto la notorietà nel tempo: Cederna, Scalfari, Gorresio. Sono molti e molte coloro che hanno scritto su Il Mondo, prendendo così parte a un’esperienza culturale memorabile, stimolante, concreta e significativa, ancora oggi insuperata, orientata all’affermazione di uno stato svincolato dal potere religioso, a totale sostegno delle libertà individuali.

In una delle vie più camminate del centro di Roma, al civico 24 di campo marzio, la fotografia, nella felice intenzione di Mario Pannunzio, diventa importante quanto gli articoli, ottenendo la giusta, adeguata e puntuale attenzione. Ai protagonisti, in posa, a favore di camera, colti nei loro momenti di popolarità, vengono preferiti gli umili, con le loro abitudini e difetti. È un’Italia che si sta riprendendo dal dramma della guerra, arretrata nelle campagne, in piena ricostruzione, o come scriverà Antonio Cederna, alle prese con gli sventramenti, nelle città. Schiacciata da una chiesa ingombrante, vittima di un immobilismo politico che trova la massima espressione nei partiti che tutto il bene vogliono, ma che nulla concludono.
La fotografia diventa un mezzo per descrivere visivamente quello che accade nel nostro paese, allargando la narrazione al sogno americano, al paesaggio color ferro dell’Europa dell’est, alla difficile situazione africana. Determinante tanto che, al termine dei quasi vent’anni di pubblicazione, rimarrà un archivio fotografico di 19.500 immagini. Su Il Mondo ci sono tutti i nomi, poi divenuti grandi, del fotogiornalismo, da Lisetta Carmi a Enzo Sellerio, da Piergiorgio Branzi a Gianni Berengo Gardin, solo per citarne pochissimi.

Nel loro bel libro “La realtà e lo sguardo. Storia del fotogiornalismo in Italia”, Uliano Lucas e Tatiana Agliani scrivono a pagina 308:

«Sono infatti direttore e caporedattore in persona a scegliere le fotografie da pubblicare sulla testata. E lo fanno con un’attenzione, una sensibilità per le qualità estetiche della fotografia, per le sue capacità evocative, per la sua dimensione emozionale, che si pongono in radicale contrasto con il tipo di fotografia d’agenzia preferita dalla maggior parte della stampa del periodo.»

Non sorprende, dunque, che nell’importante monografia dedicata a uno dei fotografi più considerevoli – il più pubblicato – de Il Mondo, Paolo Di Paolo, visibile al MAXXI di Roma fino al 30 giugno 2019; le sezioni della mostra guardino tutte la pregevole ricostruzione della stanza di Mario Pannunzio posta al centro.

La carriera fotografica di Paolo Di Paolo dura quattordici anni, dal 1954 al 1966, cioè fino a quando Il Mondo chiude, dopo di che decide di dedicarsi a altro, smettendo di fotografare «per amore della fotografia». Ha da poco superato i quarant’anni, ma la professione fotografica è una esperienza che egli considera definitivamente chiusa, tanto che, il corposo archivio, viene messo in cantina.
Circa vent’anni fa la figlia Silvia lo ritrova, casualmente, come spesso accade, iniziando con il padre un lento e faticoso convincimento affinché quelle immagini venissero nuovamente accolte e apprezzate dalla critica e dal pubblico.

Mondo Perduto, Fotografie 1954-1968 è il titolo della mostra, ricalcato dal libro fotografico edito da Marsilio e presentato al MAXXI nel dicembre del 2018.

La mostra è un’occasione unica per poter ammirare e apprezzare 250 fotografie, molte delle quali inedite, realizzate cercando principalmente «l’Italia che guardava al futuro», divise in sezioni che raccontano l’Italia dalla povertà e la ricostruzione, alla nobiltà romana, alla politica; il mondo con i reportage in Giappone, in Iran, a New York; l’attività culturale con i protagonisti del cinema, della pittura, della poesia, della letteratura, spesso colti nella loro intimità, distratti, mai in posa; Anna Magnani con il figlio nella casa del Circeo, fotografati per la prima volta; Pier Paolo Pasolini, ritratto in diversi momenti della sua vita privata e culturale, dove spicca il famoso reportage La Lunga Strada di Sabbia, realizzato nel 1959 per la rivista Successo, il cui testo è stato recentemente ripubblicato da Contrasto.

Le fotografie sono state ricontestualizzate, le teche con i numeri de Il Mondo hanno questa funzione specifica. L’allestimento è impeccabile, luminoso e ben illuminato, dove le immagini sono collocate con l’intento di evitare il fastidioso effetto di ammucchiamento. La mostra è poi impreziosita da un libro il cui acquisto è fortemente consigliato. Ottima l’impaginazione, la stampa delle fotografie, i contributi.

Come scrive Giovanna Calvenzi, importante photo editor e curatrice della mostra:

«Negli anni che vedono diffondersi la fotografia “umanista” di derivazione francese a fianco delle immagini e degli scoop dei paparazzi romani Di Paolo trova una strada autonoma, diversa, colta. Ha la capacità di entrare con passo leggero, a volte ridente, nel mondo dell’arte, della letteratura, del cinema.  Possiede una naturale abilità di leggere l’insieme delle situazioni che inquadra e di collocare le persone nel rispetto dello spazio, in una sorta di “circolarità” di visione che obbliga il lettore a leggere le sue fotografie partendo dal soggetto per scoprire poi, attorno, tutti gli elementi che lo rendono centrale e protagonista

 

Federico Emmi

 

Foto Copertina: Sofia Loren sul set di Pane, amore e… Pozzuoli (Napoli) 1955 foto Paolo Di Paolo, © Archivio Paolo Di Paolo