Night Heroes. Un libro fotografico di Giulia Canella

Scrivere una recensione su un libro fotografico che racconta la parte intima del mondo delle discoteche, per me che non ne ho mai frequentata una, mi sembrava in principio una cosa tutto sommato disonesta. Partendo dal presupposto che la fotografia possa testimoniare e svelare un concetto o un modo di essere, non avevo gli strumenti per capire quanto fedele potesse essere il lavoro di Giulia Canella nel percorrere narrativamente e fotograficamente questo universo per me del tutto ignoto.

Non mi restava quindi che immergermi in questo libro dove si alternano con la stessa frequenza fotografie e pannelli di testo, frasi brevi che fanno da collante a ciò che si vede, dando in prima analisi più importanza alla fotografia che alla parte narrativa. Ma questo approccio mi è sembrato già dopo poche pagine alquanto errato.

Dati i miei preconcetti nei confronti dei protagonisti della vita notturna mi sarei aspettato un testo alla Burroughs, a quella fantastica accozzaglia di frammenti di storie assurde e linguaggio frammentario che caratterizzò la beat generation, ma che tutto sommato non risulta fra i miei generi preferiti.

Invece man mano che si penetra nelle pagine del libro Night Heroes si scoprono storie quanto mai vicine alla realtà che viviamo, soprattutto legate all’evasione che si cerca di ottenere, anche se per una sola notte, dai legami spesso assurdi ed inumani che la società odierna impone alla maggior parte di noi.

Seguendo le storie di Jade, di Tina, di Manolo, di madri che entrano in discoteca con le figlie, di personaggi ai limiti della loro sessualità e che hanno ormai battuto quasi tutte le strade della vita, ci si rende conto di come davvero, anche se per illusione, questi uomini e donne, di giorno normali, possano trasformarsi in eroi al calar del sole. Eroi solitari, che non salvano nessuno, che non saranno celebrati da nessuno, ma che, perlomeno una notte a settimana, possono immaginare di essere in un altro dove, in un altro quando ed esprimersi pienamente.

Dal punto di vista fotografico, ho molto apprezzato le foto che mostrano l’ambiente della discoteca, fotografato con una tecnica che ne sottolinea il movimento frenetico e continuo e tutto sommato l’anonimato di ognuno dei protagonisti; anonimato che si fa invece intimità nelle foto scattate ai singoli, tutte da molto vicino, quasi come a sottolineare lo strusciarsi dei corpi, il contatto inevitabile e desiderato da chi frequenta questi luoghi in cui tutto sembra possibile. Difficilmente vedremo i volti di questi eroi, le foto evidenziano soprattutto i corpi, i costumi, gli atteggiamenti.

L’uso del flash in questo tipo di ambienti e la scelta di foto ravvicinate fanno risultare inevitabilmente molte aree del fotogramma “bruciate”, cosa che in linea di principio non amo, ma che, unità alla brevità dei testi che intervallano gli scatti, fa risultare il tutto come ripreso ed immortalato tra un passaggio di luce stroboscopica e l’altro, restituendo pienamente il senso del luogo scelto. Fotografie e testo non potrebbero a mio avviso essere presentate separatamente ed avere la stessa carica narrativa, cosa che vale per molti altri libri fotografici.

Personalmente ringrazio Giulia per avermi dato la possibilità di vedere il mondo delle discoteche da un punto di vista differente e di conoscere le storie, così lontane dal mio modo di vivere e per questo affascinanti, di questi Eroi della Notte.