Pensare in grande: prova della Fujifilm GFX100

Introduzione

Nel percorso di crescita professionale di un fotografo, arriva presto la consapevolezza che la scelta dello strumento adatto al proprio lavoro è fondamentale per porre basi solide, intorno alle quali pianificare investimenti successivi. 

L’attrezzatura professionale ha una longevità assolutamente diversa dagli apparecchi consumer e non è raro vedere professionisti utilizzare lo stesso modello di macchina per un lustro intero o più.

Pertanto un matrimonialista oggi non investirà di certo su un banco ottico per il suo lavoro. 
Fino a quando la tecnologia supera limiti strutturali e permette la sovrapposizione e l’interscambio tra generi e strumenti.

E’ il caso felice di Fujifilm con GFX100 che, grazie alle innovative caratteristiche per il segmento, espande i campi di utilizzo di una medio formato (battezzato Large Format) e la porta al di fuori degli studi fotografici.
Dimensioni e peso sono simili alle ammiraglie Full Frame Canon 1DX e Nikon D5, niente di più grande. La differenza sta però in un sensore gigantesco da 44x33mm (grande 1,7 volte un full frame) BSI-CMOS retroilluminato da ben 102 MP con rilevamento di fase e stabilizzazione d’immagine sui 5 assi.

Sono proprio gli ingombri contenuti, grazie all’assenza dello specchio, e la stabilizzazione gli elementi chiave che regalano alla GFX100 una notevole flessibilità di impiego. 
Caratteristica a cui ero particolarmente interessato, al punto di accettare la sfida di portare al collo per tutta l’Islanda un esemplare pre-produzione che Fuji mi ha gentilmente concesso in prova.

Oltre al corpo macchina la mia schiena ha dovuto caricarsi ben tre ottiche: il GF23mmF4 R LM WR (18mm equivalente), il GF32-64mmF4 R LM WR (25-51mm equivalente), il GF250mmF4 R LM OIS WR (198mm equivalente). L’ago della bilancia si ferma a circa 7kg totali, compreso cavalletto, schede di memoria, filtri vari: tutto sommato un risultato migliore di quanto potessi immaginare.

Si consideri questa mia, una esperienza d’uso vera e propria, volta a valutare l’impegno di Fujifilm nell’andare controcorrente rispetto al mercato. Come per la recente presentazione di X-pro3, Fujifilm va per la propria strada, crea nuove proposte piuttosto che concorrere con altri produttori e modelli già esistenti.

La macchina 
Il corpo macchina restituisce una sensazione di grande cura costruttiva e di robustezza. Costruita in lega di magnesio ha un design a doppia impugnatura che replica i comandi nella presa orizzontale. Scelta apprezzata questa ma avrei ricoperto anche la parte inferiore di materiale antiscivolo. Nelle situazioni limite come la pioggia la presa non è sempre decisa.

Il corpo e gli obiettivi sono progettati per lavorare a temperature ben oltre i -10°c dichiarati: con pioggia, freddo e neve, senza nessun tipo di copertura la macchina non ha dimostrato nessun tipo di problema. Per chi fotografa in ambienti estremi queste caratteristiche sono fondamentali.

Decisamente sopra le aspettative è la resa del mirino digitale da 5,76 Mpx. Luminoso, dettagliato, rapidissimo nella risposta. Soltanto in rarissime occasioni, portando il mirino all’occhio con la macchina in standby, l’attivazione non è avvenuta in modo istantaneo ma con un lieve ritardo. E’ possibile anche rimuoverlo per favorire gli ingombri nello zaino.

Un accessorio che si è rivelato indispensabile per la fotografia di paesaggio è senza dubbio lo schermo sul dorso: regolabile su 2 assi, touch, dimensioni generose e buona risoluzione.
Inoltre la macchina possiede un quadrante piccolo di forma allungata fra display principale e base dell’impugnatura. Molto comodo per visualizzare l’istogramma separato dal display principale, favorendo l’immersione nella scena senza distrazioni. 

Altre caratteristiche imprescindibile per il fotografo paesaggista è la presenza del doppio slot SD UHS-II e la presa USB-C per caricare le batterie anche con un power bank esterno.

Diversamente dalle sorelle minori la GFX100 fa a meno delle ghiere meccaniche di regolazione, per lasciare il posto soltanto ad un generoso quadrante personalizzabile che riporta la coppia tempi/iso. La stessa può essere personalizzata con l’ausilio della rotella anteriore, mentre i diaframmi vengono gestiti direttamente sull’ottica.

La mia configurazione è quella ereditata dalla serie X, perciò mano sinistra sui diaframmi dell’ottica, indice destro che regola tempo e iso…in questo modo, con la macchina in manuale, si ha un perfetto feeling anche dopo pochissimi scatti. Inoltre ho personalizzato il tasto rapido Q con le funzioni che richiamo più spesso in modo da non perdere tempo nel menu.
È possibile assegnare numerose funzioni ai quindici pulsanti esistenti, tredici sul retro e due davanti, insieme a quattro passaggi direzionali dello schermo posteriore (questo può essere disattivato).

E’ una macchina estremamente configurabile e personalizzabile, anche se con i settaggi base è già molto efficace. Inoltre il menu è simile alle sorelle minori, snello e rapido. Scelta che facilita senza dubbio l’utilizzo per chi proviene dalle macchine della stessa famiglia. 

Le ottiche
Altro punto forte del sistema GFX sono senza dubbio le ottiche. Quelle che ho provato hanno in comune con il corpo macchina la robustezza, la cura costruttiva, autofocus rapido e silenzioso. Tutte in lega di magnesio, resistono a polvere e acqua, e sono in grado di funzionare in ambienti con basse temperature fino a -10°C. Le ghiere sono precise ed hanno la giusta resistenza e modulabilità. Ogni ottica ha la possibilità di gestire i diaframmi da ghiera sul barilotto oppure, fermando l’impostazione su C, regolando da macchina.

Il GF23mm è l’ottica regina per la fotografia in ambito paesaggistico e architettonico. Distorsione contenuta, nitida e risoluta agli angoli.
Il GF32-64mm è stato l’obiettivo che ho usato maggiormente proprio per le sue doti di flessibilità. Anch’esso molto nitido e risoluto.
Il GF250mm è un tele con stabilizzatore da 5 stop che mi ha permesso di fotografare alcune balene a mano libera, su una barca con mare mosso, con vento e pioggia leggera. Rapido e con un morbido effetto bokeh. E’ dotato di una funzione di messa a fuoco preimpostata. Ha inoltre ben 4 pulsanti di comando sulla parte anteriore, per bloccare la messa a fuoco o utilizzare l’autofocus.

Sul campo
Molti interpretano l’uso del treppiedi come un grande vincolo, la realtà è che il cavalletto è un accessorio imprescindibile per la fotografia di paesaggio, non tanto per una questione tecnica, che comunque esiste. Ma per l’approccio che ti obbliga di avere verso la scena. 

Lentezza, meditazione, contemplazione. Sostantivi che nessuna funzione di una macchina potrà mai sostituire. Che sono poi fondamentali per entrare in sintonia col paesaggio.

Detto ciò, in queste condizioni, la macchina da sicuramente il meglio di sé. 

Nelle situazioni di fotografia rapida, senza cavalletto, è impensabile utilizzare la regola della reciprocità tempo/lunghezza focale. Per evitare il micromosso è necessario valutare bene diaframma e tempo di scatto e tenersi del margine. Con questi accorgimenti il risultato è certo e si può scattare senza patemi di sorta.

Personalmente ha avuto un pò di incertezza iniziale nel comporre l’immagine nel formato 4/3. Rispetto al 3/2 cambia la composizione e il bilanciamento dei pesi, ma è soltanto questione di abitudine.

La GFX100 possiede 6 modalità di AF divise in singola e continua, oltre ad una funzione di Face Eye Tracking. L’autofocus singolo è rapido e veloce per gli standard del grande formato. In alcune situazioni di zone a basso contrasto ha dimostrato qualche incertezza. Chiaramente non siamo ancora ai livelli delle ammiraglie Full Frame, ma le prestazioni sono più che sufficienti per gran parte dei generi fotografici. 

Ottima l’autonomia dichiarata ,circa 800 scatti, grazie a una coppia di generose batterie.
Nella mia esperienza sono stati pienamente rispettati pur smanettando parecchio tra i menu di impostazione, provando a fare delle conversioni jpg direttamente in camera da file raw.

Una richiesta che mi auspico venga accolta è quella di rivedere le funzioni di editing raw in camera, svecchiando e snellendo il menu, ed integrandolo con una regolazione delle curve, funzioni che già i concorrenti possiedono su modelli anche di fascia bassa.

Una volta scaricati i raw su pc ci si rende conto di quanto il sensore sia generoso in termini di profondità, tridimensionalità, recupero esposizione. La risoluzione è impressionante, permette un crop esagerato, la qualità dell’immagine e dei passaggi tonali è straordinaria. Una estesa gamma dinamica che, unita ai 16 bit Raw, permette interventi importanti e profondi sull’immagine. 

In definitiva l’esperienza è stata decisamente positiva.
Dopo un primo momento di soggezione e il successivo rodaggio conoscitivo del mezzo, la macchina si dimostra veloce e flessibile ai comandi. Gli ingombri ed i pesi si gestiscono allo stesso modo di un corredo Full Frame professionale, ma le resa finale delle immagini è la grande sorpresa. In assoluto il miglior file che mi sia capitato di utilizzare in ambito fotografico digitale.

 

Mirko Bonfanti
magazine.discorsifotografici.it