Perché la tecnologia fotografica non è buona come prima

Sono apprezzabili quelle società produttrici di fotocamere che prediligono un approccio alla tecnologia lento e ragionato. Una filosofia da abbracciare, da condividere, da desiderare; una macchina fotografica che evolve in un tempo ragionevole, si affianca ad esso, lo vive, lo racconta.

Il mezzo non è più tale, è protagonista, assoluto.

Un grande fratello tecnologico, dove i fotografi, amatori e professionisti, sono diventati consumatori compulsivi, spinti a seguire l’aumento della risoluzione dei sensori con l’impazienza di chi è in astinenza; la precisione di messa a fuoco con lo stesso approccio di un cecchino; e poi i processori di immagine; i mirini; lo stabilizzatore, a due, a quattro, a cinque assi; l’ergonomia; il display posteriore, estraibile, orientabile, touch; il software, intuitivo, veloce; e quand’anche l’oggetto è il massimo della perfezione: «non vale niente, non ha il secondo slot sd».

Scuole di pensiero, ispirate alla migliore accademia, sono pura tifoseria, sempre schierate dalla parte di una marca, con la maglietta, il cappellino e la sportina.

Come si è arrivati al punto che per fare una fotografia è necessario il secondo slot di memoria sd?
Forse perché c’è questa nuova droga fatta di circuiti, alimentati da batterie poco generose, all’interno di corpi macchina miniaturizzati, stretti e piccoli che svelano l’inganno: l’occhio del fotografo?

La macchina fotografica era uno strumento per raccontare la storia e nel farlo inventava la sua storia. Era la ricchezza degli avvenimenti, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, a suggerire la necessità eventuale di un nuovo modello.

Chi o cosa suggerisce oggi il bisogno di sviluppare modelli di fotocamere sempre più aggiornati? È pensabile una logica del consumo così insistente? Possibile che la vita sul pianeta terra si rinnovi, nella migliore delle ipotesi, al ritmo di due anni?

È imbarazzante, perché poi accade che una delle fiere più importanti del mondo, il Photokina, sedotta da questo sistema, venga proposto con cadenza annuale e anticipato immediatamente prima dell’estate anziché sul finire, per poi essere costretta a fare un passo indietro.

Già, perché se quasi tutti i brand, i più importanti, a settembre 2018 hanno presentato tutte le loro nuove proposte tecnologiche, come avrebbero potuto successivamente rinnovare o comunque creare quel clima di attesa per la novità in soli pochi mesi, cioè a maggio 2019?
Risultato: il Photokina 2019 è stato, comprensibilmente, annullato.

Insomma, mentre la tecnologia fotografica progredisce a velocità sostenuta, il mondo al contrario è fatto di avvenimenti che suggeriscono una drammatica regressione.

 

Federico Emmi

 

Immagine di copertina tratta dalla sezione for press del Photokina