A proposito di Agavi…

Esistono luoghi magici che ti sussurrano storie immaginarie. Luoghi in grado di metterti in contatto con la parte più profonda di te stesso.

Il santuario del Monserrato all’isola d’Elba è per me uno di questi.

Una piccolissima chiesina celata al mondo da due file di impervie rocce che creano una gola e che agli spagnoli, che costruirono questo santuario dedicato alla ‘Madonna del Monserrato’, ricordò probabilmente la conformazione di una Sierra.

Nel silenzio rotto solo dallo stridere di qualche falco e dallo scalpiccio dei mufloni che popolano queste aspre rocce è nato il progetto “Agavi”.

Le agavi costellano tutto il santuario. Queste piante hanno la particolarità di fare un solo fiore dopo 20/30 anni e morire subito dopo.

Durante una delle mie visite al santuario, nell’estate del 2003, fu l’inusuale sensualità di queste piante ad attirare la mia attenzione. Eros e Thanatos. Curve, intersezioni, tessiture lasciavano spazio all’immaginazione e si prestavano al lavoro di astrazione che prediligo.

Tornai per tre mesi consecutivi a diverse ore del giorno e con diverse condizioni meteorologiche tra le agavi del Monserrato accumulando una bella quantità di scatti in diapositiva.

Il passo successivo fu di creare dei sandwich (due diapositive sovrapposte) che originassero delle nuove immagini interessanti a livello compositivo (sul tema che mi ero prefissato). A questo punto nei lavori precedenti eseguivo una riproduzione su pellicola dei sandwich tramite un dia-duplicatore ottenendo così un negativo da stampare.

Quell’anno però avevo acquistato il computer e iniziato a sperimentare un po’ con Photoshop. Venne quasi da sé scansionare i negativi ottenuti e trattarli in Photoshop alterando principalmente i colori per eliminare la componente che ancora legava il soggetto alla realtà e permettendomi di traslarlo nella dimensione dell’astratto.

Il risultato finale è sotto i vostri occhi in questo post!

Tendenzialmente in molti dei miei lavori cerco di creare delle composizioni nelle quali il soggetto non sia ‘riconoscibile’ o per lo meno non sia ‘immediatamente riconoscibile’: Il fruitore è stimolato a compiere un ‘lavoro’, proiettando sull’immagine contenuti che appartengono esclusivamente alla sua personale visione interiore. Questo obiettivo per me è fondamentale e per raggiungerlo sono spesso disposto a trasgredire qualsiasi regola.

Roberto Ciangola

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