Un racconto di fantascienza per affrontare la realtà

La luce dorata riflessa sulla libreria del salotto venne offuscata bruscamente. Le ultime tinte luminose del pomeriggio furono spente dal rapido intromettersi di un temporale autunnale. Posai il libro che avevo scelto sulla mensola e uscii di corsa sulla terrazza condominiale, per ritirare i panni stesi fuori. Nei pochi minuti in cui percorsi i tre piani di scale, che mi separavano dal tetto del palazzo, calò un denso manto di nuvoloni gonfi e scuri. Le prime tiepide gocce caddero quando ancora non avevo finito di ritirare l’ultimo lenzuolo e gradualmente si trasformarono in una cascata d’acqua. Il vento impazziva urlando minaccioso, sovrastato solo dall’allarme tornado: correte ai ripari!

In verità la storia non andò proprio in questo modo. Ostia non è famosa per tornado e uragani e le piccole trombe d’aria che possono capitare da queste parti fanno pochi danni, ma avevo voglia di scrivere un racconto di fantascienza, perché la realtà dei fatti a volte mi deprime.

Queste foto mi piacciono molto, non perché siano fatte bene, ma perché sono selvagge e insolite. Mettono timore e preoccupazione, e al contempo energia e voglia di avventura.

Ma, a parte l’inusuale bellezza di un tramonto che scalda una spiaggia piena di rami e rifiuti, cosa ho fotografato?

Dopo la mareggiata del 2005, sul litorale romano c’erano relitti di ogni genere, come televisori, poltrone, indumenti, piccoli mobili e altri rifiuti vari, intrappolati in un ammasso di rami e alghe marcite, portati a riva dalla corrente.

Pochi giorni dopo, tutti questi rifiuti, tranne quelli più ingombranti, venivano bruciati insieme sulla spiaggia in piccole cataste, innocui pezzi di legno e bombolette spray bruciavano producendo piccole esplosioni.

Così come ho le foto dell’incendio del 2000, che ha mangiato una grande fetta della pineta di Castel Fusano, ho le foto della mareggiata del 2005, una delle più intense degli ultimi anni. Non ho le foto delle alluvioni, che invece accadono spesso e che vivo quasi come un’abitudine.

Quello che voglio dire è che, dietro una semplice foto, ci può essere una storia ampissima.

Questa è la storia di un territorio fortemente urbanizzato e molto trascurato, che va incontro ad un lento decadimento, a cui sono soggetti tutti i luoghi mal governati e fortemente inquinati.

Non è una denuncia, ma solo un promemoria personale.

So che tutte queste cose evitabili (le mareggiate devastanti che rimodellano il profilo costiero cementificato dall’uomo; le alluvioni che distruggono zone residenziali abusive ed ex paludose; gli incendi dolosi che non vengono prevenuti e limitati) continueranno ad accadere.

Nel mondo globale che ci è toccato vivere, tocca a tutti fare qualcosa per dare una tregua a questo decadimento e per ritrovare un modo di vivere in equilibrio con la natura.

Per ora, dopo questo excursus epico-malinconico-rivoluzionario, e in attesa del prossimo diluvio, mi leggo un libro di fantascienza per prendere spunto su come affrontare la realtà.

Veronica Buongiorno

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.