Recensione Sony A7RII

Come per la recensione della Sony A7R, anche le considerazioni espresse per la Sony A7RII non vanno considerate come giudizi e non sono vincolanti, si basano esclusivamente sul confronto tra quanto dichiarato dalla casa costruttrice e la prova.

 

INTRODUZIONE

L’annuncio della Sony A7RII è stato quanto mai insolito. Nel giugno del 2015, infatti, il mondo fotografico attendeva l’ufficializzazione di una nuova macchina fotografica del rinomato e storico marchio tedesco Leica. Una campagna di lancio molto impegnativa, con grande probabilità costosa, iniziata un mese prima proprio per raggiungere il grande traguardo di allargare il tradizionale target, sfruttando soprattutto le continue anticipazioni, fatte di immagini e caratteristiche “rubate”, veicolate e rilanciate dai social, ha reso la presentazione della Leica Q: monumentale.
La risposta di Sony non si è fatta attendere, solo un paio di giorni e con il suo tipico stile accogliente e la consueta nota di calda simpatia, è arrivata la A7RII. Un capolavoro di tecnologia che ha lasciato tutti senza parole e in poche ore dalla solennità della Leica Q si è passati alla celebrazione della Sony A7RII. La lista delle caratteristiche che l’hanno resa a detta di tutti gli operatori del settore la migliore fotocamera del mondo fino a quel momento prodotta, può rivaleggiare con la migliore letteratura russa dell’ottocento. In questo Sony ha mostrato un grande rispetto e considerazione per tutti gli appassionati di fotografia.

 

SENSORE

“In short, the Sony A7R II has the most impressive sensor performance that we’ve seen to date. Not only has Sony increased the pixel count over its predecessor the A7R, and that found in the rival Nikon D810, the company has increased the sensor’s low-light capabilities (color sensitivity and dynamic range) while maintaining similar dynamics at low ISOs.”  (DxOMark) http://goo.gl/FXG9Dh

Basterebbe solo il nuovo sensore a motivare l’acquisto di questa macchina fotografica. Con la A7RII infatti è stato introdotto un nuovo sensore, il primo full frame da 35mm al mondo ad essere retroilluminato e una risoluzione effettiva di 42,4 megapixel. La sensibilità ISO è stata estesa a 102400 e i livelli di rumore sono stati ridotti al minimo. Un risultato ottenuto per l’appunto con la struttura retroilluminata. Concettualmente è di una semplicità disarmante, mentre da un punto di vista pratico c’è voluto un faticoso e costoso lavoro di progettazione. Il BSI (Back-Illuminated Sensor) rispetto al sensore tradizionale funziona in questo modo: entrambi i sensori hanno una microlente frontale che concentra e trasferisce la luce allo strato dei fotodiodi. La differenza tra i due è che il CMOS tradizionale, quello indicato con conventional structure, ha uno strato intermedio dove c’è il circuito cablato normalmente in alluminio. Questo approccio progettuale, sicuramente economico, ha il grande svantaggio di diminuire una parte della luce che entra e quindi di ridurre la sensibilità del sensore e tutto ciò che ne consegue in termini di gamma dinamica e profondità colore. Nel sensore CMOS retroilluminato, invece, il substrato di fotodiodi, cioè la superfice che riceve la luce, viene messa immediatamente a contatto con la microlente e il circuito cablato, che nel caso della A7RII è in rame, spostato al disotto. Nel confronto con il modello precedente, la A7R, da un punto di vista qualitativo dell’immagine, le differenze sono minime, anzi trascurabili se non per una migliore risposta del nuovo modello in condizioni di scarsa luminosità, dal momento che il sensore della A7R è stato progettato con un schema che dispone i fotodiodi non perfettamente perpendicolari alla luce, come sempre avvenuto, ma orientando progressivamente quelli verso i bordi in maniera differente fino a fargli avere la giusta quantità di luce. Quest’ultima accresciuta attraverso una riduzione dell’altezza e aumentando larghezza del fotodiodo. La ragione che ha mosso Sony a introdurre il sensore 35mm retroilluminato è nella velocità, come dichiarato:

  1. Più veloce e più efficiente nel raccogliere la luce.
  2. Più veloce nella trasmissione e nell’uscita dei dati, grazie al circuito cablato in rame (3,5 volte più veloce della A7R).
  3. Più veloce nella messa a fuoco automatica.

 

PROCESSORE DI IMMAGINE BIONZ X

Nulla è cambiato rispetto al modello precedente, il processore di immagine che si occupa di generare il file raw, anche non compresso a 14bit, è sempre il Bionz X. L’aspetto più interessante è ancora la velocità e la precisione con cui riesce ad elaborare la quantità di dati provenienti dal sensore da 42,4 megapixel. Per il resto il funzionamento è identico, previene l’eccessiva enfatizzazione dei contorni come nelle foglie, nei rami, nei muri, nelle texture, assicurando così il senso realistico della dimensione; interviene selettivamente nella riduzione del rumore dividendo l’immagine per aree agendo differentemente a seconda delle diverse zone dell’immagine, applicando cioè la riduzione del rumore più appropriata per ciascuna area. Il sistema di divisione dell’immagine in zone è applicato al metodo dell’esposizione, che è di tipo valutativo a 1200 zone. Una caratteristica comune anche con altri modelli della serie A7, il cui funzionamento consiste nel dividere la scena in 1200 parti analizzando e confrontando la quantità di luce per ogni parte. Infine per garantire la massima risoluzione, ottenibile con ottime lenti, è stato eliminato il filtro passa-basso.

 

FAST HYBRID AF E BIONZ X

Il sistema di messa a fuoco automatico della A7RII è la caratteristica che più di ogni altra fa la differenza con il resto dei modelli della serie A7, prima e seconda generazione. La grande novità è l’introduzione del sistema AF a rilevamento di fase abbinato a un sensore da 42,4 megapixel. Sony ha sviluppato una soluzione che risponde a tre esigenze: ampia copertura, rapidità e fuoco perfetto.

  1. AMPIA COPERTURA. Il sistema a rilevamento di fase della A7RII ha “solo” 399 punti di messa a fuoco, che corrispondono al 45% dell’inquadratura. Il sofisticato sistema del rilevamento di fase che si appoggia sul processore di immagine, garantisce una messa a fuoco straordinariamente efficace. Oltre al phase-dectection, la A7RII ha anche il sistema AF a rilevamento a contrasto a 25 punti. Nel display della fotocamera è possibile vedere un rettangolo più grande che corrisponde al sistema a contrasto a 25 punti e al suo interno quello a 399 punti a rilevamento di fase, semplicemente attivandoli nel menù. Utile ricordare che quando l’apertura è impostata su F9.0 o superiore, non è possibile usare l’AF con rilevamento di fase.
  2. RAPIDITA’. Il cuore del sistema di messa a fuoco è proprio nella velocità, ottenuta grazie al sensore retroilluminato che raccoglie più luce e al processore di immagine Bionz X che la elabora. La A7RII in questo senso è più veloce della A7R del 40%. Senza dimenticare che il precedente modello è sprovvisto del sistema a rilevamento di fase.
  3. FUOCO PERFETTO. Utile soprattutto con i soggetti in movimento perché il sistema riesce a prevedere gli spostamenti anche più rapidi. Il frame rate è di 5fps, forse basso, ma indubbiamente il fatto di avere sempre il soggetto a fuoco o agganciato, con l’apposita funzione selezionabile da menù, permette di scegliere il momento giusto per scattare l’immagine.

Ci sono diverse opzioni di regolazione del sistema di messa a fuoco che rendono la fotocamera estremamente versatile, sono molto utili e si adattano a tutte le situazioni, necessitano però di essere assimilate bene e richiedono una certa pratica per diventare immediate.

 

STABILIZZATORE

La Sony A7RII è dotata di uno stabilizzatore di immagine, non uno qualsiasi, ma quello a 5 assi, tarato specificatamente per questo sensore ad alta risoluzione. In pratica lo SteadyShot è in grado di compensare i movimenti da sinistra e destra (o viceversa), dal basso all’alto (o viceversa) e infine l’eventuale rotazione, succede ad esempio con obiettivi pesanti. Secondo quanto dichiarato da Sony è possibile arrivare a un tempo limite più lento di 4,5 stop rispetto a un sistema non stabilizzato. Nell’utilizzo pratico lo stabilizzatore sul sensore ha fornito un valido supporto. Inoltre, nel caso si utilizzino adattatori, per quanto Sony non garantisce il corretto funzionamento del sistema di stabilizzazione, le lenti adattate gioveranno della stabilizzazione.

 

A7RII IN DETTAGLIO

Il corpo macchina è realizzato in lega di magnesio, robusto e rigido, permette di essere utilizzato in maniera intensiva. Il trattamento anti-polvere e anti-umidità consente l’utilizzo della fotocamera anche in ambienti più rischiosi sotto questo profilo. Oltre a ciò, il corpo macchina ha un rivestimento antistatico sulla superficie del filtro ottico e questo previene l’accumulo di polvere durante la sostituzione dell’obiettivo. L’esemplare concesso per la prova è arrivato senza tappo e il sensore era un po’ sporco, ma non eccessivamente considerato il fatto che viene utilizzato per dimostrazioni o fiere e quindi per un impiego poco fotografico. Comunque, per quanto la macchina sia stata assemblata per impedire all’acqua e alla polvere di entrare – i pulsanti e le ghiere sono sigillate – Sony non assicura l’impermeabilità e la resistenza agli schizzi. Da un punto di vista ergonomico, rispetto alla A7R c’è stato un miglioramento, ma la sostanza è rimasta invariata. Doppia ghiera, una per i tempi e l’altra per i diaframmi, il selettore di modalità (PASM e automatismi) ha il meccanismo di blocco, accanto la ghiera per la compensazione dell’esposizione. Il pulsante di scatto è stato spostato leggermente in avanti, in generale l’impugnatura è molto comoda e nell’insieme, includendo anche i pulsanti personalizzabili oltre a quelli relativi all’esposizione, la fotocamera offre la massima facilità e velocità di utilizzo. Il cambio delle ISO è affidato al solito pulsante destro della ghiera posteriore, ma la rinnovata rigidità permette una impostazione del tutto simile a quella delle macchine provviste di un apposito bottone. Grande cura nella parte relativa all’innesto delle lenti, particolarmente robusto per sostenere le ottiche più pesanti come quelle utilizzate per i video o i super teleobiettivi. Il mirino è elettronico, il Tru-Finder XGA OLED con rivestimento ZEISS T per ridurre eventuali riflessi. Niente di nuovo da aggiungere rispetto a quanto detto sul funzionamento del view finder elettronico. Nulla è cambiato per display posteriore il cui orientamento è invariato, mentre l’aspetto più interessante è la perfetta visibilità anche sotto la luce diretta del sole. Per completare l’opera Sony ha introdotto un nuovo otturatore, particolarmente resistente in grado di ridurre le vibrazioni meccaniche della tendina, del 50% rispetto alla A7R. Per evitare poi il micro mosso e con 42,4 milioni di pixel il rischio è molto alto, è stata utilizzata la tendina anteriore elettronica, che tra le altre cose aumenta la durata dell’otturatore, dichiarati 500.000 cicli. Infine lo scatto silenzioso è talmente silenzioso che le prime volte che si usa si ha la sensazione di non aver scattato, il grande vantaggio è di annullare ogni possibile vibrazione. Il menù delle impostazioni è rimasto invariato, per cui la lunghezza finisce con quella del display. Non è complicato, al contrario è di facile comprensione e memorizzabile in tempi brevi. Il menù operativo, attivabile dal bottone superiore della ghiera posteriore, è totalmente invariato. Invariata anche la possibilità di aggiungere funzionalità tramite PlayMemories Camera Apps.

 

CONSIDERAZIONI

La Sony A7RII è un’ottima fotocamera digitale 35mm e non pregiudica l’acquisto del modello precedente, fin tanto che non c’è la necessità di avere una messa a fuoco più veloce e precisa. Anche con questo modello, il feeling è subito immediato e gradualmente, man mano che se ne scoprono le funzionalità e si familiarizza con tutta la serie di opzioni, crea un sentimento di fiducia che lascia spazio alla creatività. Per alcuni tanta tecnologia può sembrare il contrario della fotografia, del fare fotografia, ma quello che la A7RII restituisce in termini qualitativi è impressionante. Infatti è quasi certamente la prima fotocamera digitale che può essere paragonata alla pellicola e la ragione è tanto nel numero di megapixel quanto nella tecnologia utilizzata per realizzare il sensore. I 42,4 megapixel sono necessari per ottenere una profondità di dettaglio che altrimenti non sarebbe possibile, anche rispetto alla A7R che nel lab test di DxO non si distacca di molto in termini qualitativi; a renderla possibile però è la retroilluminazione che, in virtù della sua capacità di raccogliere molta più luce, è anche in grado di generare un file ricco di informazioni, comprese quelle sfumature tipiche per l’appunto della fotografia analogica. La retroilluminazione ha permesso a Sony di introdurre il sistema di messa a fuoco a rilevazione con ben 399 punti e una copertura della scena del 45%. Sembrano numeri freddi e lontani dalla fotografia, ma nell’utilizzo pratico invece la soluzione è molto utile. Sicuramente il beneficio maggiore è una messa a fuoco costante e precisa soprattutto dove il soggetto o i soggetti si muovono frequentemente e velocemente, con la giusta apertura, impostando la macchina su AF-C (continuo), la messa a fuoco è sempre perfetta. Per questo, a fronte di una raffica lenta (5fps), può essere utilizzata senza grandi problemi anche in ambito sportivo. La A7RII è inoltre molto versatile in termini scelta di area di messa a fuoco, oltre a quella ampia è possibile andare a quella a zone fino allo spot che può essere ulteriormente impostata a seconda delle esigenze. Non manca infine la possibilità di agganciare il soggetto. Nell’uso pratico il passaggio da una modalità all’altra è molto veloce, tra la necessità di focalizzare l’attenzione in un punto preciso e la traduzione nell’impostazione adatta passa pochissimo tempo. Quello che realmente manca è un joystick direzionale, utilizzare le ghiere per spostare i punti di messa a fuoco è un po’ fastidioso. Più in generale la fotocamera di punta, per quanto ergonomica, potrebbe beneficiare di un leggero aumento di dimensioni, tanto per una presa più stabile, quanto per una durata della batteria maggiore. Molti professionisti che usano reflex, sono abituati ad apparecchi nettamente più pesanti, la leggerezza della A7RII potrebbe non essere un vantaggio. Un’altra caratteristica che manca, non essenziale, ma in linea con l’abitudine di migliaia di fotografi, è la possibilità di impostare il display anche per la sola visualizzazione delle immagini e il solo accesso al menù, le scelte possibili sono tra automatico, solo viewfinder, solo display, decisamente rigido.
Il sistema di stabilizzazione, invece, è molto utile soprattutto in virtù dei tanti megapixel. La sua efficacia è in linea con quanto dichiarato da Sony, per quanto il sensore dalla gamma dinamica molto ampia anche ad alte iso potrebbe rendere superfluo il suo impiego, almeno con gli obiettivi fino a 150mm. La durata della batteria è il punto di debolezza della A7RII, ereditato dalla A7R, tanto da costringere Sony a fornire una seconda batteria con un caricatore dedicato oltre a quello da viaggio. Accolta quindi la richiesta degli utenti. Partendo dal fatto che la fotocamera assorbe molto, principalmente per il lavoro continuo del processore di immagine, durante l’utilizzo, inizialmente, usare la fotocamera è stato scomodo, l’indicatore di percentuale calava velocemente, in parte dovuto anche al fatto che la macchina è da test e quindi con batterie eccessivamente stressate. La tranquillità e la calma necessarie per cercare la buona composizione è stata messa a dura prova. Un modo, però, per aumentare l’autonomia c’è. Sicuramente usando il solo viewfinder, spegnendo lo stabilizzatore quando si utilizzano lenti entro i 150mm, impostando lo scatto silenzioso quando non c’è necessità di usare la raffica. È preferibile non disattivare il sistema di rilevamento a fase, perché già con le prime due opzioni, la durata della batteria assicura la giusta tranquillità. In alternativa, si può ricorre all’acquisto del cosiddetto battery grip o impugnatura verticale, il VG-C2EM, venduto come accessorio separato, nel quale è possibile inserire entrambe le batterie. Il beneficio è quello di non dover fare il cambio durante una sessione di scatto, di contro il peso della fotocamera aumenta, non tanto comunque da essere equiparata a una reflex. Infine, l’ultima soluzione, è l’utilizzo di un power bank. Comunque, a seconda dell’impiego, in base all’esperienza condivisa sui forum, alcuni sono arrivati a usare al massimo fino a quattro batterie. Non c’è bisogno infine di una grande spiegazione per comprendere l’assenza di un monitor touch, che comunque non sarebbe significativo, perché un eventuale impiego richiederebbe uno sviluppo del software di gestione ad hoc totalmente differente dall’attuale e quasi certamente andrebbe ripensata anche la disposizione di tutti i tasti posteriori. È chiaro quindi che la A7RII non è una macchina per amatori, nel senso che richiede una certa esperienza fotografica per ottimizzarne l’utilizzo. A prescindere dallo svolgere o meno la professione di fotografo, avere un’ottima tecnica fotografica, un occhio allenato, prevedere (eventualmente) il tipo di sviluppo, è sufficiente per non lasciarsi distrarre dalla durata della batteria.

 

FILE RAW

Non c’è molto da dire sulla qualità dell’immagine della A7RII. Il notevole numero di megapixel garantisce una certa versatilità nello sviluppo, tanto nelle precise regolazioni di nitidezza, quanto nel ritaglio. Nel primo caso l’uso di eventuali plugin capaci di estrarre dettagli e più in generale tutte quelle regolazioni molto selettive, si adatteranno al meglio grazie alla notevole risoluzione offerta dalla A7RII. Nel secondo caso invece, ripensare l’immagine in un secondo momento andando a ricomporre la scena, restituisce un file comunque grande da poter essere impiegato anche in grandi stampe. Servono 42,4 megapixel o rientra nella strategia commerciale di offrirne sempre di più? Nel caso specifico, vale a dire con l’impiego del sensore retroilluminato, di puro marketing c’è ben poco. La scelta è dettata più da esigenze di qualità fotografiche che da banali strategie di mercato. Proprio per questo Sony si è spinta oltre, fornendo, tramite aggiornamento firmware, la possibilità di registrare immagini in formato raw non compresso. L’unico svantaggio è quello della dimensione, 80 mega circa, cioè il doppio della modalità compressa. La differenza e quindi il naturale impiego però è legato dalla accuratezza del file in determinate condizioni di esposizione. Praticamente, se l’esposizione è corretta, non c’è differenza tra la modalità compressa e quella non compressa. Viceversa, se la scena non è illuminata a sufficienza da garantire la giusta esposizione e quindi ci si trova in sottoesposizione, il file non compresso in fase di recupero permette di ottenere una immagine assolutamente migliore rispetto a quello compresso che, per quanto possa essere giudicato notevole, produce comunque delle sbavature. La logica è simile a quelle degli oggetti pressati e messi sottovuoto, una volta aperta la confezione, l’oggetto riprende le dimensioni naturali, è quello che accade a tutti i file raw detti per l’appunto compressi senza perdita. Eppure un oggetto messo in una scatola senza essere compresso, sarà perfetto e senza i segni della compressione. L’inconveniente è per l’appunto la dimensione. Sarebbe utile in questo senso avere la possibilità di passare da una impostazione all’altra senza dover accedere al menu. Naturalmente se non bisogna ottenere un ritaglio esasperato dell’immagine, in fase di stampa sarà molto complicato notare la differenza tra le due soluzioni di memorizzazione. Il vero ostacolo ai 42,4 megapixel o più grandi è la dimensione quando si va a sviluppare digitalmente l’immagine. Anche con un computer molto potente, il “caricamento il corso” iniziale in Lightroom è stato più lungo di qualche secondo. Quindi è chiaro che in termini di hardware per lo sviluppo post, la A7RII è molto esigente.


CONCLUSIONI

La Sony A7RII è una macchina completa, ma non perfetta e questo è dovuto in parte alla fretta, ingiustificata, di voler far uscire il secondo modello. Le differenze tecnologiche non sono tali da spingere verso il cambio, tutt’altro, la A7RII non aumenta la qualità dell’immagine, semmai semplifica ulteriormente il funzionamento. Dovendo orientarsi tra i due modelli, se il desiderio è quello di utilizzare lenti Zeiss serie Loxia o adattare quelle della nuova serie Milvius, o comunque tutti quelle che non hanno un sistema di messa a fuoco automatico, la soluzione migliore è certamente quella di acquistare la A7R dal momento che questi obiettivi non sfruttano il phase detection. Nel caso in cui invece la voglia è quella di comprare gli Zeiss serie Batis o i Sony GM che sfruttano a pieno il phase detection, allora la A7RII è la soluzione migliore, senza se e senza ma. Infine, nel caso in cui si intenda utilizzare il solo obiettivo a 35mm, allora vale la pena considerare la serie RX1R che è una A7R miniaturizzata.

 

Federico Emmi