Reportage in Lucania di Carmelo Eramo

Il mio reportage inizia a Grassano, un paese in provincia di Matera, una domenica mattina di fine estate. Un paese che richiama subito alla memoria Carlo Levi, che qui ha vissuto nel suo confino, e il suo famoso “Cristo si è fermato a Eboli”.

Quello che volevo catturare con la mia fotocamera era l’atmosfera di questi posti, i ritmi e il modo di vivere della gente, i loro sguardi e le loro posture, la luce e le pietre delle case e delle strade, impregnate di un passato che ancora riesce a parlarti, muto e immobile, come il tempo, che in questi posti sembra seguire un ritmo tutto suo, quasi ancestrale, nei lenti passi degli anziani, nelle lunghe ombre, nei silenziosi vicoli e piazzette dove la luce e il passeggio lento e meditativo di qualche figura china con coppola e mani incrociate dietro la schiena, dipingono scene metafisiche oltre che neorealistiche.

Sono proprio questi due elementi che sentivo e respiravo e ho cercato di rendere attraverso la mia fotocamera: la dimensione quasi magica, antica quanto un passato remotissimo, impregnata di storia e di vissuti di cui sembrano trasudare i muri scalcinati delle case e i vicoli contorti che fanno riecheggiare i tuoi passi di solitario viandante fotografo alla ricerca di suggestioni visive e interiori, mentre procedi con il passo felpato e la rispettosa cautela di un estraneo che si aggira curioso e avido di scatti tra finestre e porte addormentate, panni stesi da un lato all’altro della strada, visi che ti scrutano da dietro i vetri e si affacciano sulla soglia delle loro case chiedendosi che ci fai da quelle parti tra le loro case di mattina presto tutto assorto a scrutare in giro con una macchina fotografica appesa al collo, mentre ti volti per immortalare quella esile e solitaria figura di signora vestita in nero con il fazzoletto sul capo che ti è appena passata accanto.

La dimensione ancestrale, misteriosa, mitologica di questi posti antichissimi dove il tempo a tratti ti sembra essersi fermato per sempre, e in altri momenti lo vedi procedere inesorabilmente lasciando dietro di sè solo malinconiche e dolenti sembianze, una dimensione in cui oltre che il senso del tempo, vi è il senso della morte, presente in molte delle mie foto.

E poi c’è una dimensione “neorealistica”, uso questo termine per via delle suggestioni cinematografiche e letterarie a cui molti di questi posti rimandano. Si ha l’impressione molto spesso di trovarsi nel bel mezzo di un set da cinema italiano anni ‘50, o tra le pagine di leviana memoria. E’ la dimensione di un passato fatto di povertà e duro lavoro, di fatiche e dolori, di semplicità e difficile quotidianità, di un passato rurale, di ataviche speranze, gioie e sofferenze, di ricordi e modi di vivere di un mondo preurbano e preindustriale, memorie radicate in un tempo remoto, di cui tra quelle strade e sui volti della gente ho potuto cogliere delle fugaci tracce, fotografando e scambiando due chiacchiere con le persone in cui mi sono imbattuto, come una signora di un paese di un migliaio di abitanti, affacciata ad un balcone che mi ha ripetuto più volte con un senso di malinconica rassegnazione: “so tutt’ cose vecchie!” quasi a chiedersi perchè mai io le stessi fotografando e cosa ci trovassi di così interessante.

E’ un reportage che non considero finito, è un work in progress che ho realizzato e continuo a realizzare innanzitutto con un grande rispetto per la gente che incontro e che fotografo cercando sempre di non essere invadente, cosa che purtroppo non è sempre facile evitare del tutto, come ogni street photographer ben sa.

Non amo scattare in faccia alla gente, mi piace invece fermarne discretamente e silenziosamente il passo, le movenze, le figure stagliate iconicamente sullo sfondo di questi luoghi, e farne delle immagini che sinteticamente sappiano raccontare ed emozionare, e perchè no preservare e custodire in un semplice scatto il frammento di un mondo pieno di storia e di memoria quasi a volerlo salvare dall’inesorabile oblio di un tempo troppo veloce e vorace, che spesso procede distruggendo e dimenticando, senza mai volersi guardare indietro. Non ho preteso di descrivere la Lucania, terra che amo ma in cui non sono nato nè vissuto e che quindi non conosco, ma solo di condividere con chi vorrà guardare le mie foto, le suggestioni e le “visioni”, le emozioni che ho provato aggirandomi e vagando tra i vicoli e le case di questi luoghi, non tanto per “documentare” quanto piuttosto per raccontare, e – come dice Ferdinando Scianna in un’intervista – ”poiché il racconto è fatto di cose che si eliminano inconsciamente e di cose che si valorizzano, è sempre molto arbitrario, come lo è ogni gesto letterario”.

Ringrazio quanti sono divenuti più o meno inconsapevoli protagonisti delle mie foto, arricchendo di senso con la loro presenza, direi testimonianza, le mie immagini.

Il reportage è visibile sia in versione “sintetica” che in versione integrale su Flickr e 500px, i relativi link sono presenti nella mia Homepage: http://www.carmeloeramo.com/
Sul mio reportage in Lucania ho realizzato anche dei video, visibili su Vimeo: http://vimeo.com/carmeloeramo/videos

Carmelo Eramo