Sony α7R Mark III, nuovi mondi tutti da scoprire

Se tra la Sony A7R e la Sony A7RII c’è una sostanziale differenza, riassumibile principalmente nell’introduzione, nel secondo modello, del sensore retroilluminato e del sistema di messa a fuoco a rilevazione di fase; la stessa cosa non si può dire della A7RIII che di fatto condivide un nutrito numero di caratteristiche con il modello precedente.
In effetti non si può parlare di una vera e propria novità, quanto di un sostanziale miglioramento, a dimostrazione del fatto che Sony ha accolto le richieste degli utenti. Non essendoci dei cambiamenti sostanziali, si potrebbe pensare di acquistare la A7RII, accettando comunque quelle limitazioni che ne rendono faticoso l’utilizzo, ma grazie a una campagna cash back azzeccata precedente al lancio del nuovo modello, oggi è abbastanza complicato riuscire a comprarla nuova.

Fare quindi una vera e propria recensione non ha molto senso, perché da un punto di vista qualitativo è cambiato poco.
Apparentemente le macchine sembrano identiche, ma guardandole più da vicino si scoprono dei dettagli che ne hanno modificato il funzionamento generale, migliorando l’esperienza di utilizzo. Essenzialmente la A7RIII risulta più completa della A7RII. Il corpo macchina è rimasto invariato nella larghezza e nell’altezza, mentre è cambiata la profondità che è passata da 60 mm a 74 mm, scelta dovuta alla necessità di utilizzare la nuova batteria NP-FZ100, introdotta con la Sony A9, che è in grado di registrare fino a 650 scatti, laddove, come tutti gli utenti hanno sperimentato, la A7RII riusciva ad arrivare con una carica a neanche alla metà. È stato spostato il bottone che permette di registrare i video, nel nuovo modello è stato posizionato nella parte posteriore, più comodo, immediatamente vicino al viewfinder, mentre prima era sul lato destro in una posizione incredibilmente scomoda. Aggiunto il bottone della sola messa a fuoco.
Il monitor LCD ha la stessa dimensione, inclinabile allo stesso modo, ma ha una risoluzione 1440k punti, ed è touch. Vera novità, è l’introduzione sempre sul retro, del joystick direzionale o multi selettore, caratteristica fortemente richiesta.

Per quanto riguarda invece il sensore, è rimasto esattamente lo stesso del modello precedente, sia nelle dimensioni e che nella risoluzione, quindi un 35 mm con 42.2 megapixel. Da notare che probabilmente la sua realizzazione ha goduto di qualche miglioria in fase di produzione, perché la gamma dinamica è aumentata di quasi uno stop e il range iso esteso a 32000, mentre prima era di 25600.
Anche il sistema di messa a fuoco è stato migliorato, tanto in condizioni di scarsa luminosità fino ad arrivare a un valore pari a EV-3, quanto nella velocità, che è stata raddoppiata. Così come la raffica che ora è di 10fps. Il tracking dell’occhio ora più preciso, in tutte le situazioni, volto semi coperto, rivolto verso il basso e in condizioni di scarsa luminosità.
Lo stabilizzatore di immagine ora arriva a 5,5 stop extra, in questo caso non è solo un miglioramento, ma è proprio una nuova unità di stabilizzazione che compensa sempre le cinque possibilità di vibrazioni: le coppie lineari basso-alto e destra-sinistra, la rotazione (come un volante della vettura), la rotazione sull’asse verticale e quella sull’asse orizzontale.
Doppio slot per le schede SD, con il supporto UHS-II. Comodo perché così è possibile poter suddividere raw da jpg, o immagini da video o per fare un backup copiando le immagini della prima scheda sulla seconda.
L’unica novità di rilievo, rispetto al modello precedente, è l’introduzione del pixel shift.
Una caratteristica molto interessante, stranamente accolta in maniera fredda dagli utenti, che arricchisce la fotocamera quanto basta per renderla attraente soprattutto a quei fotografi che fanno still life. Altri brand hanno da tempo introdotto il pixel shift, ma ancora una volta a rivolgere l’interesse per la A7RIII è vederlo funzionare sul sensore retroilluminato.
Pixel Shift letteralmente significa spostamento dei pixel. Normalmente i sensori sono ricoperti da un filtro che alterna i tre colori rosso, verde e blu, dove il rosso e il blu coprono ognuno il 25% del sensore, mentre il verde il rimanente 50%. Da questo è facilmente ricavabile come un quarto della risoluzione di un sensore è rosso, un quarto blu e la metà verde. Nel caso specifico della Sony A7RIII, ci sono 10.5 megapixel rossi, 10.5 megapixel blu e 21 megapixel verdi. Con il pixel shift è possibile ottenere una immagine che ha il 100% di informazioni sul canale rosso, il 100% su quello blu e il 200% su quello verde.

 

Pixel Shift Schema
Pixel Shift Schema

 

Questo significa che l’intera risoluzione del sensore è usata per il rosso, stessa cosa per il blu e il doppio per il verde. In pratica con la Sony A7RIII vuol dire avere un file finale da 168 megapixel che in modalità non compressa raddoppia.
Il funzionamento è un po’ macchinoso, richiede un treppiede e una successiva elaborazione con un software dedicato, alla data della pubblicazione, prodotto solo da Sony. L’intervallo di tempo che genera la sequenza dei quattro scatti parte da un valore minimo di un secondo fino a quello massimo di 30, con step di 2, 3, 4, 5, 10 e 15 secondi. Il file generato ha una estensione ARQ che viene realizzato e successivamente editato dal software Sony Imaging Edge.
Per coloro che non possono rinunciare ai loro strumenti di lavoro in fase di post produzione, FastRawViewer ha realizzato un leggero software che converte il file ARQ in DNG. Probabilmente l’obbligo di usare un treppiede, ma soprattutto la mancanza di un sistema di elaborazione in camera dei singoli file shiftati, è all’origine del malumore degli utenti. In realtà laddove la fotografia è lenta: paesaggio, still life, architettura, avere il pixel shift significa avere un file finale con una sfumatura di dettaglio non indifferente, la percezione è infatti di tridimensionalità.

La Sony A7RIII conferma quanto di buono era stato già fatto con il modello precedente e introducendo le migliorie che l’utenza richiedeva, prima fra tutte la durata della batteria, ha completato l’opera. Il giudizio sulla qualità dell’immagine è allineato con i tester più famosi, primo fra tuttti DxO che ha dato un bel 100 a questo sensore, mentre il precedente si ferma solo a 98.
Quello che manca a questa fotocamera, ma più in generale al segmento mirrorless della Sony, sono una serie di caratteristiche che la renderebbero più fotografica. Si punta soprattutto e giustamente sulla qualità, trascurando però alcuni dettagli che nell’economia generale del prodotto sarebbero essenziali:

  • Il display o il viewfinder è sovraccaricato di funzioni, sono troppe, da quelle operative, a quelle di funzionamento, a quelle di impostazione, alla visualizzazione delle immagini, al menù. Una riduzione permetterebbe di concentrarsi sulla scena anziché sul display, in tal senso almeno l’esposizione, quindi iso, tempo e diaframma, andrebbe isolata o attraverso l’introduzione di ghiere apposite, almeno per quello che riguarda tempi e iso, oppure utilizzando il classico schermo LCD sul top del corpo, in questo caso le indicazioni su tempo, diaframma, iso, qualità file, durata batteria, garantirebbero un’impostazione immediata e di facile comprensione. Sulla Sony A7RIII il cambio della iso è troppo tecnologico e sebbene sia facile, è anti intuitivo. Anche la qualità dell’immagine è posizionata nel display in un punto che distrae e non ci si rende conto immediatamente se si sta scattando in raw o in jpg.
  • Il corpo macchina. La leggerezza delle mirrorless ha senso fin tanto che non ci si trova con obiettivi pesanti che spostano il peso su di loro, cosa che accade con le ottiche Sony GM. Anche in questo caso andrebbe accolta la richiesta di quei fotografi che chiedono un corpo macchina più grande per una impugnatura più comoda, tra l’altro già evidenziato nella recensione della A7RII “Più in generale la fotocamera di punta, per quanto ergonomica, potrebbe beneficiare di un leggero aumento di dimensioni, tanto per una presa più stabile”.
    Questo potrebbe permettere, tra le altre cose, l’introduzione del secondo display sul top della camera, così come di un ulteriore incremento della durata della batteria.
    Per correttezza va precisato che durante la prova non è stato utilizzato il batterygrip, che probabilmente, in termini di bilanciamento del peso, avrebbe dato un contributo positivo.
  • Scegliere di utilizzare il viewfinder e/o il display LCD, oppure entrambi è affidato a una voce del menu, quindi scomodo. In alternativa occorre impostare uno dei tasti custom. È una scelta condivisibile o meno, certamente introdurre un piccolo bottone sul retro che svolga questa funzione sarebbe apprezzato.
  • Mancanza di un selettore per la messa a fuoco singola, continua e manuale. La scelta passa obbligatoriamente dal display e in diverse circostanze significa perdere l’attimo.
  • Pellicole o Picture Style. Il sensore retroilluminato ha una gamma dinamica importante, è capace di sfruttare la luce meglio per come è concepito, perché non sviluppare dei preset fotografici che sfruttino completamente la potenza del sensore? Quelli attualmente presenti non danno l’idea di essere tali. A beneficiarne sarebbero tanto gli amanti del colore, quanto quelli del bianco e nero. Più in generale le pellicole digitali andrebbero sostenute, anche a livello marketing.

 

Federico Emmi

 

 

Piccola galleria di esempio

 

 

Per ragioni di grandezza del file, l’esempio con il pixel shift è fornito in un file zip contenente il file ARQ, la conversione in DNG e il JPG. Scarica qui