The Art of Archive. Photographs from the Los Angeles Police Archive

Gli archivi fotografici sono molto affascinanti, tanto per le varie tipologie di negativi che conservano, capaci di rappresentare da soli una autentica storia della fotografia, quanto per le immagini che raccontano un tempo svanito. Ciclicamente vengono riproposte al pubblico una selezione di fotografie, seguendo un tema, talvolta come occasione per condividere la fine di un restauro. In Italia mostre di archivio ce ne sono molte, i cui percorsi tematici spesso sono legati alla documentazione del passaggio dalla vita rurale a quella dello sviluppo in senso moderno delle città, a quella della seconda guerra mondiale con le macerie e la successiva ricostruzione, i monumenti, gli italiani, i loro interessi. Gli archivi finiscono per sedurre anche le aziende che alla fine iniziano a pubblicare selezioni della loro storia, fatta anche di fotografie. È il caso, ad esempio, di Salini Impregilo, che ha un rapporto molto profondo con la fotografia, a vedere la lista dei libri fotografici pubblicati; oppure quello dell’archivio della Pirelli, un pezzo di storia che vale la pena essere sfogliato. Recentemente, la Barilla ha messo online le fotografie che raccontano la sua storia e per i nostalgici, il sito permette anche di guardare gli spot pubblicitari che hanno reso il marchio un punto di riferimento nel settore.

A Los Angeles, invece, c’è una mostra fotografica, aperta al pubblico fino all’undici agosto del 2019, intitolata: The Art of the Archive. Photographs from the Los Angeles Police Archive. Difficilmente, in Italia è possibile vedere una esposizione le cui fotografie sono tratte dall’archivio della polizia, se non per la recente mostra Frammenti di storia. L’Italia attraverso le impronte, le immagini e i sopralluoghi della Polizia Scientifica che dal 2018 sta girando l’Italia, talvolta con allestimenti lampo che ne impediscono una fruizione ampia. Normalmente, le scene del crimine vengono proposte al pubblico all’interno di una monografia dedicata al fotografo/fotografa autore/autrice degli scatti, ma riferibili alla cronaca giornalistica.

La storia di questa singolare mostra americana segue la recente modalità, quella del ritrovamento casuale dei negativi. La collezione delle fotografie scattate da agenti di polizia e criminologi di Los Angeles si trovava al City Records Center nel centro di Los Angeles. Sono fotografie che provengono dalla Divisione Investigazione Scientifica e si deve a Merrick Morton, fotografo e ufficiale di riserva del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, il ritrovamento. Nel 2001 voleva allestire una mostra nella galleria Fototeka che possedeva con la moglie, Robin Blackman, usando fotografie della LAPD e dopo aver cercato nell’archivio della Historical Society, non soddisfatto, chiese di poter accedere, per l’appunto, al City Records Center all’allora capo della polizia e al consiglio comunale. Ottenuto il consenso, iniziò il lavoro di ricerca del materiale con l’aiuto del tenente John Thomas e a Tim B. Wride, associato curatore di fotografia presso il Museo d’Arte della Contea di Los Angeles.

Non è stata una passeggiata di piacere, tutt’altro. Oltre alla mole di immagini da riscoprire e catalogare, a complicare le cose ci fu la difficile scelta di cosa eliminare materialmente, perché sfortunatamente in alcune delle scatole c’erano negativi decomposti in nitrato di cellulosa, altamente infiammabile. La legge in questi casi ne prevede la distruzione immediata. Vista la grande importanza dell’archivio, si è deciso di salvarne comunque alcune, con un accordo che ne escludesse la distruzione per poterle conservare invece in una cella frigorifera.

Alla fine di questo lavoro, si è giunti a un archivio ordinato secondo una logica semplice: i negativi raccolti e associati al rapporto del caso aperto dalla polizia, infine identificati con un numero che coincide con quello del rapporto del dipartimento. Le prime fotografie della collezione risalgono al 1925. La pellicola utilizzata era fatta con nitrato di cellulosa nel formato 4×5, poi sostituita, all’inizio degli anni Quaranta, con una non infiammabile. I formati utilizzati sono stati diversi e solo dagli anni settanta venne introdotto il 35mm.

Le fotografie della Collezione Fototeka Los Angeles Crime Scene Photography, in mostra alla House of Lucie, non sono state mai considerate come immagini concepite con criteri riferibili all’arte. Sono, al contrario, funzionali a descrivere visivamente la scena di un crimine. Quello che è possibile vedere, ciò che rende affascinante la selezione e di conseguenza la mostra, è il poter apprezzare la storia della fotografia del crimine, in un arco di tempo che va dal 1925 fino gli anni settanta.

Benché il contenuto di alcune fotografie possa urtare la sensibilità di alcune persone, la mostra e più in generale l’archivio, sono un modo altro per poter apprezzare una quotidianità che ormai è scomparsa. Interessante guardare al passato, partendo dalla scena di un crimine, per riscoprire le urbanizzazioni, le autovetture, gli arredi, il modo di vestire, le pubblicità e così via. La stessa prassi di lavoro degli investigatori diventa un modo per confrontarla con quello attuale.

Volendo allargare l’allestimento, sarebbe stato molto interessante – più in generale, lo è – confrontare questo genere di fotografie relative ai casi che sono finiti nella cronaca, quindi non solo leggere i rapporti di polizia, ma anche l’articolo di giornale collegato.

 

Federico Emmi