The CAL – Forma e desiderio

Capita che ci siano mostre alla quali mai andresti perché poco affini ai tuoi generi, perché manca il giusto interesse oppure semplicemente nemmeno prese in considerazione. E capita che proprio ad una di queste tu venga invitato e ti venga poi richiesto un parere: è il caso di The Cal “Forma e Desiderio“ che celebra il 50esimo anniversario del Calendario Pirelli. Terminata il 22 febbraio 2015 a Palazzo Reale a Milano e curata da Walter Guadagnini e Amedeo M. Turello, ha ospitato circa 200 fotografie dello storico calendario, suddivise in aree tematiche arricchite da un grande pannello multimediale dove poter interrogare l’intero archivio fotografico Pirelli.

Il calendario ha da sempre interpretato i cambiamenti sociali e culturali, anticipando mode e tendenze, tramite la scoperta del nudo prima, passando dalla ricerca della seduzione, trasformatasi poi in provocazione e trasgressione, per giungere poi all’immaginazione alimentata dalle moderne tecnologie di fotoritocco

La scelta di raggruppare le fotografie in grandi temi, e non in una più semplice e fruibile rappresentazione cronologica, ad un primo approccio lascia decisamente spaesati: senza un appiglio temporale a condurci per mano, ci troviamo a intraprendere un percorso di stimolo alla lettura critica tramite il confronto di immagini di numerosi maestri.

Le cinque aree tematiche sono:
“L’incanto del mondo” dove si ricerca la relazione fra l’espressione delle modelle e il paesaggio, nelle foto fra gli altri di Sarah Moon, Herb Ritts, Bruce Weber, Mario sorrenti;
“Il fotografo e la sua musa” dove si trovano le fotografie più ‘accademiche’ della storia del calendario con Anne Leibovitz, Tenneson, Lagerfeld e Arrowsmith;
“Lo sguardo indiscreto” mostra invece il lato più malizioso, trasgressivo e ammiccante del calendario con le foto di Richardson, Demarchellier, Testino, Weber;
“La natura dell’artificio” apre lo sguardo sulla sperimentazione linguistica e l’astrazione con le foto del più controverso calendario di Nick Knight;
la mostra si chiude con “Il corpo in scena” che rimarca la combinazione modella/ambiente con Parkinson, Stern, Lindbergh.

Alla fine di questo percorso di analisi, il privilegio restituito ai visitatori quello di aver assistito ad un veloce sunto di come sia mutata la società e di conseguenza il modo di fare fotografia, l’interpretazione del ruolo della donna nel tempo, della sensualità, dell’erotismo, della rivendicazione del corpo nudo come forma di comunicazione.
A livello tecnico/espositivo le foto risultano ben stampate e l’illuminazione ottimamente diffusa e direzionata, le didascalie in appendice offrono poi una necessaria appendice all’ingresso di ogni sala.

In definitiva una mostra che consiglio vivamente di visitare se riproposta in altre località, mi ha sorpreso in positivo, nonostante le mie convinzioni mi abbiano portato a non darle la giusta considerazione!

Mirko Bonfanti