The Long Term Traveler. Un reportage intorno al mondo di Emanuele Del Bufalo

Tornano i grandi reportage su Discorsi Fotografici, e quello di Emanuele Del Bufalo è davvero un prezioso lavoro di fotografia e insegnamento di vita, con semplicità. Il nostro Emanuele ci porta intorno al mondo in un viaggio durato ben 1698 giorni, con la fotografia nel cuore, ma anche e soprattutto con l’esperienza di umanità che solo il viaggio sa regalarci.

DF: Benvenuto su Discorsi Fotografici e grazie per il tuo contributo! Per iniziare parlaci un poco di te.

EDF: Il mio nome e’ Emanuele Del Bufalo, sono di Ancona e ho 30 anni. Fino al 2008 ho vissuto una normale vita in Italia. Ho studiato Ingegneria Meccanica in Ancona, ma la voglia di avventura mi ha fatto partire prima di conseguire la laurea. A 22 anni bramavo l’avventura, ero annoiato dalla vita da universitario, non ero felice, non amavo quello che stavo facendo, e sospettavo che la situazione economica italiana avrebbe compromesso il mio futuro anche una volta conseguita la laurea. Con un paio di lavoretti ho raccolto un piccolo budget e sono partito per vivere e viaggiare in Australia per un anno. Grazie all’amore per i viaggi mi sono legato molto alla fotografia, prima come amatore, ma col passare del tempo e dei chilometri è diventata una parte fondamentale della mia vita. Nel 2010 sono partito per un viaggio via terra in Asia, dall’India alle Filippine, viaggio che mi ha impegnato per sei mesi e che mi ha dato le prime grandi soddisfazioni anche a livello fotografico. Nell’Aprile del 2011 ho nuovamente lasciato l’Italia per il più lungo e complesso progetto di viaggio che abbia mai fatto. “The Long Term Traveler”, il giro del Mondo in 1698 giorni. Esperienza che ha cambiato la mia persona e il mio modo di fotografare e percepire la gente ed il Mondo.

DF: Prima di partire ti sei documentato fotograficamente?
EDF: Il progetto “The Long Tre Traveler” si è sviluppato gradualmente, strada facendo, quindi la mia pianificazione è stata sempre molto grossolana, non ho mai voluto sapere troppo del nuovo posto in cui stavo per andare. Internet è uno strumento talmente vivo e articolato che è molto facile trovare informazioni e immagini di praticamente tutto il mondo, e strada facendo ovviamente cercavo di prepararmi “fotograficamente”, ma allo stesso modo amavo la sorpresa, un luogo che stupisce un viaggiatore rimarrà nella sua memoria più a lungo.

DF: Che attrezzatura hai portato con te?

EDF: Di attrezzatura con me ne avevo veramente il minimo indispensabile, ma essendo attrezzatura semi-professionale era abbastanza pesante.
Canon 5D mark III, Canon 70-200mm f4 IS, Canon17-40mm f4, Samyang 14mm f2,8, Canon 50mm f1,8 e ovviamente cavalletto, batterie supplementari, filtri, hard drive, e portatile

DF: Quali soggetti hai fotografato più frequentemente?
EDF: Ho sempre fotografato tutto! Yutto quello che mi colpiva: un volto, un paesaggio, un edificio, un animale, tutto. Durante i miei viaggi sono sempre stato affascinato dai ritratti, dalla gente. Spendevo ore nei mercati e per le strade cercando di “rubare” ritratti e spaccati di vita quotidiana. Credo che la fotografia sia un bellissimo catalizzatore per instaurare brevi rapporti umani con i propri soggetti. Ho sempre cercato di far vedere il risultato ai miei soggetti, creando i presupposti per quel piccolo contatto umano, che spesso non andava oltre alla sigaretta fumata insieme o ad una semplice chiacchierata, ma che ho sempre trovato prezioso.

DF: Hai sperimentato particolari difficoltà?
EDF: Di difficoltà ce ne sono state tantissime, come poteva essere altrimenti, durante le dinamiche che si creano durante un viaggio cosí esteso nello spazio e lungo nel tempo i problemi e le difficoltà sono all’ordine del giorno. Ma ci si abitua, si affinano le tecniche di probelm solving e ci si rende conto che il mondo non è poi un posto così terribile e pericoloso, pieno di luoghi straordinari, storie incredibili e persone fantastiche che cambieranno anche se pur lievemente il tuo modo di pensare e di vivere.

DF: Se dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?
EDF: Ci sono dei luoghi che mi hanno stimolato più di altri. In Birmania, per esempio spendevo ore ed ore nei mercati a fotografare la gente, indaffarata a vendere, comprare, mangiare, dormire. Le mie giornate volavano. In Mongolia, in Nuova Zelanda, in Tibet e nelle isole del Pacifico del Sud gli incredibili paesaggi levano il fiato. Un paradiso specialmente per un fotografo. Credo che a livello fotografico, anche un posto che si è già visitato molte volte, regala ad un fotografo infinite novità e sorprese.

DF: Cosa non sei riuscito a fotografare e avresti voluto?
EDF: Spesso quando si è in viaggio ci si imbatte in sfortune che impediscono la realizzazione di uno scatto che si immagina nella propria testa, condizione climatiche, restrizioni, o anche solo la stessa sfortuna. Per esempio, durante la mia permanenza negli arcipelaghi che formano il regno di Tonga nel Pacifico del Sud ho avuto la fortuna di nuotare con le Megattere, una esperienza che sicuramente non dimenticherò mai. Avevo portato la mia attrezzatura con me, ma a causa delle condizioni del mare e la paura di rovinare l’attrezzatura, ho lasciato la macchina fotografica anche se protetta da una custodia subacquea (ahimè troppo economica) al sicuro in barca.

DF: Hai trovato la forza di spegnere la fotocamera e goderti il viaggio ogni tanto?
EDF: Devo dire che l’ho fatto spesso, ma è un forzatura necessaria, un fotografo è tale anche senza la macchina fotografica al collo, sempre alla ricerca di un soggetto o un inquadratura. Ma sono del parere che non si puo’ viaggiare sempre con l’occhio dentro il mirino, bisogna saperla spegnere e vivere il momento, scordarsi della storia e delle emozioni che si vogliono trasmettere e semplicemente godersi gli eventi che ti passano davanti.

DF: Cosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?
EDF: Un solo semplice consiglio: PARTITE!!! qualunque sia la destinazione, chiunque voi siate, fotografi o non fotografi, buttatevi! Tutti i dubbi che vi attanagliano, tutte le paure scompariranno col passare dei km, il viaggio è in grado di pulire la vostra persona, scoprirete chi siete veramente e quali sono i vostri limiti, scoprendo che la maggior parte delle volte sono ben più in là di quello che vi aspettavate.

DF: Al di là dell’aspetto puramente legato alla fotografia, hai qualcosa da aggiungere riguardo questa esperienza?
EDF: L’aspetto fondamentale del progetto “The Long Term Traveler” è stata la lentezza. In un mondo dove i viaggi sono limitati ad un paio di settimane all’anno, il tempo, o meglio la mancanza di tempo condiziona enormemente il modo in cui ogni persona si avventura alla scoperta del mondo. Io per quando ho potuto ho voluto svincolarmi dal problema tempo. La mia avventura si è conclusa lo scorso Dicembre. Ho compiuto il giro del mondo in 1698 giorni, poco più di quattro anni e mezzo. Sono stato almeno 4 settimane in ogni paese, e questa è una delle cose che credo caratterizzi molto il mio progetto.
Oggi giorno si tende a vedere il più possibile nel minor tempo possibile. Tempo sufficiente per visitare ma non (a mio parere) per vivere i luoghi di destinazione ed immergersi nelle culture e instaurare amicizie con le persone che vivono questi meravigliosi posti. Trovo estremamente bello ed appagante avere la fortuna di decidere quanto fermarmi in un posto e decidere la prossima destinazione senza la pressione della fine delle ferie o della vacanza.
Ho praticamente costruito il mio viaggio una settimana alla volta.
Sono sempre stato molto affascinato dall’evoluzione che una persona compie durante un viaggio di mesi o di anni, la lista delle priorità è in costante mutamento. La maggior parte di noi vive le proprie vite in case piene di cose che non usano, spendono soldi e tempo per cose che non amano veramente. Viaggiando apprendi come la vita si semplifica se si possiede solo 15 kg di bagaglio. Dentro quello zaino tutto è indispensabile e nulla e superfluo, ogni tuo avere ha uno scopo, una funzione specifica, tu porterai il tuo zaino in giro per il mondo con te, e non puoi permetterti di riempirlo troppo.
Cominci a renderti conto di come le esperienze abbiano un valore infinitamente maggiore ai beni che puoi comprare, e non aggiungono peso al tuo zaino. Mi sono accorto come tutto diventa marginale, le comodità, i vestiti, la buona cucina, tutto passa in secondo piano, tutto quello che cerchi sono nuove esperienze, nuove storie da ascoltare, nuove persone da conoscere, nuove montagne da scalare. E questa è la sensazione più bella del mondo.