Tor Bella Monaca. Un reportage di Danilo Garcia Di Meo

Abbiamo il piacere di presentare il reportage di Danilo Garcia Di Meo realizzato per AMREF Healt Africa Italia nella periferia romana di Tor Bella Monaca. Un lavoro che gli ha permesso di conoscere una realtà vicina, a livello geografico, ma lontana e complicata come qualità della vita nonostante sia così vicina al centro di Roma.

 

Incassata tra via Casilina e il Grande Raccordo Anulare, Tor Bella Monaca appare una penisola del territorio romano, un luogo a sé stante in cui emerge una peculiare strategia di sopravvivenza in risposta alla latitanza istituzionale percepita dai suoi abitanti e all’assenza di efficaci servizi pubblici in grado di cambiare sorti che appaiono già segnate.  Il “vuoto di Stato” è, infatti, un elemento ricorrente nei racconti dei suoi abitanti,  racconti che si snodano attorno alle quattro torri che, con oltre 20 piani e circa 150 appartamenti, sono il simbolo di questo quartiere.

Luogo osmotico, posto di diversità e convivenza, in cui l’idea di comunità non guarda alla provenienza, ma alla comune presenza su un territorio che lega i suoi abitanti alle medesime esigenze e alle stesse difficoltà. Tor Bella Monaca è, però,  anche bellezza e speranza. La bellezza delle persone, la speranza che emerge dalle loro narrazioni. Affiora con chiarezza la voglia di “fare il quartiere”, un quartiere che non si vuole abbandonare ma rendere più vivibile attraverso la pulizia e la riqualificazione delle aree verdi, la costruzione di reti sociali che sopperiscano alla mancanza dei servizi. 

”Ci sono così tante case vuote qui, abbandonate. E tanta gente che non ha un posto dove stare. Per fortuna ci aiutiamo tra di noi, ad esempio se qualcuno sa di una casa libera, abbandonata, avvisa quelli che ne hanno bisogno e si va ad occupare la casa, insieme. E che altro dobbiamo fare?”.

Il degrado si accompagna alla solidarietà che si manifesta in svariate forme: dalle chiese che organizzano centri di accoglienza, a “El Che-ntro Sociale Torbellamonaca” che da oltre vent’anni costruisce esperienze di mutualismo e di aggregazione sociale per le famiglie e, soprattutto, per i bambini del quartiere. Elementi di speranza e di bellezza appunto, che si riproducono e lasciano tracce di sé per tutto il quartiere. Quando le persone ripercorrono la propria storia per spiegare la loro condizione a chi viene da fuori, a chi non è del posto, il racconto non è mai soltanto personale ma investe una dimensione collettiva, quella del comune sentire e del comune destino.

C’è, poi, l’azione e l’impegno che ogni giorno volontari, operatori sociali e personale educativo non fanno mai venire meno e che  entra in sinergia con questa rete di relazioni umane che lega l’articolato puzzle esistenziale degli uomini, delle donne e dei bambini di Tor Bella Monaca.