Vampe di San Giuseppe. Un reportage di Pasquale Vella

Discorsi Fotografici ospita quest’oggi un bellissimo reportage etnografico del fotografo e amico Pasquale Vella, che ci porta nel cuore di una Palermo che forse non tutti conoscono.

DFBenvenuto su Discorsi Fotografici e grazie per il tuo contributo! Per iniziare parlaci un poco di te.

PV: Ho iniziato a fotografare con una nikon f50 una decina di anni fa. la fotografia è subito diventata la mia più grande passione e da un paio di anni anche il mio lavoro. Non faccio il fotografo e non troverete in giro miei siti o progetti fotografici. A parte la pubblicazione di un mio lavoro per un calendario a scopo benefico sul Il Fotografo, direi che i miei scatti sono rimasti pressoché sul mio computer o al massimo sul mio account flickr.
Proprio perché non mi definisco un fotografo, non troverete nessun watermark nelle mie foto, non amo imbrattarle e non temo che le possano rubare.

DFPrima di partire ti sei documentato fotograficamente?

PV: Il mio reportage è stato realizzato “fuori dalla porta di casa mia”, nella mia Palermo durante i miei anni di studio nel capoluogo siciliano.
Le vampe di San Giuseppe sono una tradizione antica e molto spettacolare che manifesta il forte attaccamento del popolo palermitano alla tradizione e agli eventi religiosi. Il fuoco e i bambini sono i protagonisti indiscussi di questi scatti.
Palermo è stata la mia città per 11 anni, quindi conoscevo già la tradizione e mi ero sempre limitato ad ammirarla da spettatore. Rimanevo ammaliato dalla danza dei bambini attorno alle fiamme dei falò, che come delle falene non riuscivano ad allontanarsi dal bagliore del fuoco. La loro incoscienza e il loro disprezzo per il pericolo li rendeva liberi e danzanti ai miei occhi. Tutto si svolgeva nella affascinante cornice del borgo vecchio di Palermo, nel quartiere della kalsa.

DFChe attrezzatura hai portato con te?

PV: Ho portato con me il solo 50mm f/1.4 e la mia nuova macchina digitale, era la prima volta che la utilizzavo ed avevo atteso per due mesi il “primo scatto”, volevo non fosse banale.

DFQuali soggetti hai fotografato più frequentemente?

PV: Avevo visto tanti altri falò, ma quello della Kalsa mi aveva colpito, non tanto per la grandezza, ma per la piazza, poco trafficata dalle macchine e delimitata da antichi palazzi che sembravano aver abbandonato i fasti di un tempo per cedere al calore popolare degli abitanti meno abbienti. La scena che mi si presentava davanti era quasi come una guerriglia urbana se non ci fossero stati i bambini festosi intorno alle fiamme. Nelle mie foto ho denaturato leggermente per rendere un po’ questo contrasto, ma ho lasciato satura la foto che ritengo più rappresentativa e che ho titolato “Ardire”

DFHai sperimentato particolari difficoltà?

PV: Naturalmente le condizioni non erano proprio semplici, era notte, i bambini si muovevano velocemente e avevo delle fonti di luce intense nei falò. Naturalmente non potevo affidarmi all’esposimetro della fotocamera per ottenere quello che volevo e non potevo nemmeno utilizzare al massimo l’autofocus, quindi mi sono fidato principalmente dell’esperienza, dell’istinto e del mio occhio.

DFSe dovessi avere l’occasione di tornare negli stessi luoghi cosa fotograferesti ancora?

PV: Fortunatamente sono riuscito a tirare fuori gli scatti che volevo e adesso forse tornerei con un grandangolo per avere un approccio più intimo e un punto di vista più prossimo a quello dei bambini, magari sarebbe bello riuscire a giocare con loro e immedesimarsi di più partecipando alla tradizione.

DFHai trovato la forza di spegnere la fotocamera e goderti il viaggio ogni tanto?
Avendo già assistito a quello spettacolo direi che è successo proprio il contrario: sono riuscito a trovare la forza di accendere la macchina e provare a dare il mio contributo.

DFCosa consiglieresti a chi vuole intraprendere il tuo stesso percorso?

PV: A chi vuole intraprendere il mio stesso percorso direi di lasciarsi andare e godersi quei momenti, la sensazione di libertà che si prova andrebbe goduta fino all’ultimo istante.

DFAl di là dell’aspetto puramente legato alla fotografia, hai qualcosa da aggiungere riguardo questa esperienza?

PV: no. 😉

Discorsi Fotografici ringrazia Pasquale Vella e si augura vivamente di ricevere al più presto altri suoi contributi da condividere con i lettori!