Willy Ronis raccontato da Willy Ronis

Non ho mai perseguito l’insolito, l’inedito, lo straordinario, ma piuttosto la cosa più tipica della nostra vita quotidiana. Esco per incontrare persone che mi assomigliano, e lo specchio che le mie immagini mostrano loro è lo stesso di quello in cui mi guardo.

Willy Ronis

Una mostra, purtroppo quasi terminata, nel sobborgo di Belleville a Parigi presenta l’opera del fotografo francese che più vide il suo nome legato a questo quartiere, che alla fine della seconda guerra mondiale era ben lungi dall’essere una zona residenziale di un certo livello, somigliando più ad un villaggio perduto nel passato.

Figura chiave nella storia della fotografia francese, Willy Ronis (1910-2009) è uno dei più grandi esponenti della fotografia cosiddetta “umanista”, dedicata a catturare l’essenza della vita quotidiana delle persone. Nel 1983 Willy Ronis decise di immergersi nella sua collezione fotografica per selezionare ciò che definì come l’anima, il nocciolo fondamentale del suo lavoro. Ha prodotto quindi una serie di sei album, costituendo in questo modo il suo “testamento fotografico”, album inediti che fungono da matrice per questa mostra.

Fu nel 1947 che Willy Ronis scoprì il quartiere di Belleville-Ménilmontant, di cui si innamorò immediatamente; fu una rivelazione: più che altrove, lassù, il tempo aveva sospeso il suo corso. Tra Buttes-Chaumont e Père-Lachaise, il fotografo si ferma nei laboratori, nei bistrot e nelle sale da ballo. Cammina con passione attraverso i vicoli, i passaggi, le terrazze e i cortili.
In questo popolare villaggio che domina la città, il pranzo è servito nei giardini, l’onnipresenza della vegetazione convince i suoi abitanti che non hanno bisogno di andare in vacanza. Alcune persone vanno ancora al pozzo per prendere l’acqua. Altri fanno un pisolino su un pezzo d’erba. Nessuno è ricco, ma tutti sembrano felici.

Le oltre 500 fotografie che compongono la mostra vanno ben oltre l’iconico lavoro di Ronis su questo quartiere, egli infatti parte nella propria selezione da molto lontano, addirittura da una fotografia istantanea scattata durante una vacanza a 16 anni, in cui già si vede il talento compositivo del fotografo. Figlio di un fotografo a sua volta, di quelli che avevano lo studio per fotografie di famiglia, sospeso in gioventù tra musica e fotografia, Ronis decise dopo la morte del padre, nel 1936, di dedicarsi completamente a quest’ultima, al reportage sociale e giornalistico in un periodo cruciale per la storia della Francia e del mondo intero.

La selezione continua, attraverso il racconto di un paese che cambia nel dopoguerra, mostrandoci una serie di autoscatti nel tempo (il primo a 17 anni, l’ultimo a 85 durante un lancio col paracadute), facendoci entrare nella vita privata e familiare, ritornando a Belleville negli anni ’80 e ’90, spaziando anche nel nudo ed in definitiva nella descrizione continua ed oggettiva della condizione umana. Le fotografie di Ronis sono quasi tutte scattate a persone, pochissimi paesaggi, qualche foto industriale ma sempre nell’ambito della condizione dei lavoratori; da esse traspare sicuramente oggettività, quell’oggettività fondamentale per rendere giustizia al soggetto e alla situazione, ma mai distacco, sempre partecipazione, umanità in ogni suo dettaglio, ed in alcuni casi anche presenza di spirito; a volte si sorride di fronte agli scatti di Ronis, cosa che separa nettamente il suo lavoro da quello più “scientifico” di Cartier-Bresson.

Contrariamente alla maggior parte delle mostre, per le quali è prodotto il relativo catalogo, questa proviene in realtà da un libro, edito da Flammarion, intitolato appunto Willy Ronis pas Willy Ronis, un’opera voluta dall’autore che racchiude anche alcuni scatti non esposti. Probabilmente la migliore pubblicazione per chi volesse approfondire il percorso artistico e personale di questo fotografo della gente, unitamente ad alcuni video proiettati lungo il percorso espositivo, facilmente fruibili in rete.