Invito alla mostra “Le Donne e la Fotografia”, Milano

Presso la Fondazione Luciana Matalon, in Foro Bonaparte, 67, Milano, da oggi 8 Ottobre sino al 28 Novembre prossimo è possibile visitare l’esposizione “Le donne e la fotografia”.

La mostra, organizzata in collaborazione con l’associazione culturale Mandr.agor.art e con il patrocinio di Regione Lombardia e Comune di Milano, è curata da Maria Francesca Frosi e Dionisio Gavagnin, grande collezionista d’arte e proprietario di tutte le opere esposte.

Attraverso un percorso che è trasversale sia per quanto riguarda i generi fotografici che i periodi storici (compresi tra il primo dopoguerra e i giorni nostri), le fotografie sono tutte opere di donne, come suggerisce il titolo della mostra.

In una società, quella attuale, in cui l’emancipazione della donna ha ancora tanto da ottenere, nonostante i tanti progressi fatti, un’esposizione tutta al femminile potrebbe essere accolta con entusiasmo, perché finalmente lo sguardo si posa sulla loro opera, esclusivamente, ma, all’opposto e paradossalmente, potrebbe anche rischiare di rafforzarne la ghettizzazione. Il rischio c’è per qualsiasi categoria discriminata.

Pare una puntualizzazione superflua, ma, forse perché a scrivervi è una donna, riteniamo sia la prima cosa da considerare: la sfida e la curiosità, entrando a visitare la mostra, sono state proprio quelle di indagare su quale delle due sensazioni l’esposizione ci avrebbe lasciato.

Pur essendo di innegabile grande interesse e attrazione la presenza di opere di fotografe fondamentali nella storia della fotografia (si pensi a nomi quali Diane Arbus, Nan Goldin, Lisette Model, Tina Modotti, Letizia Battaglia, Cindy Sherman, Silvia Camporesi, per citare solo alcuni dei nomi più famosi che sono presenti alla mostra), e dunque primo motivo che ne rende opportuna una visita, l’operazione compiuta dai curatori e voluta dalla Fondazione ha in realtà un carattere più ampio dell’antologico, del didascalico, ed è tutta riflessa nelle scelte operate nel percorso di visita proposto.

La prima delle quattro sezioni (“Capitolo 1 – La ricerca del sé tra identità femminile e ruoli sociali”) sui cui si articola la mostra, infatti, ci fa innanzitutto sapientemente assaporare la netta consapevolezza delle fotografe della propria posizione sociale ed anche la loro lucida e dirompente forza di provocazione, più o meno velata; solo successivamente il percorso propone fotografie che incarnano la delicatezza, la sensibilità e l’empatia di cui sono capaci le donne. La scelta di utilizzare, per la copertina del catalogo in mostra, la foto del Manassè Studio (“Mein Zukerl”), d’altro canto, riflette a mio parere le intenzioni dei curatori nel guidarci alla visione di tutte le opere presenti, non solo quelle della prima sessione: l’ironica e divertita immagine, opera di una donna, sgombera immediatamente il campo dal dubbio di un’operazione di pura, seppur benevola, compiacenza nei confronti delle donne e funge da monito: queste siamo noi.

La copertina del catalogo della mostra, presso la Fondazione Luciana Matalon -fotografia di ©Luisa Raimondi
Valie Export, Erwartung, 1976, stampa ai sali d’argento, 35×35 cm
Natalia LL, Post-Consumer Art, primi anni ’70, stampa alla gelatina sali d’argento, 16×11 cm cad

Decisamente questa mostra, peraltro ottimamente allestita negli spazi lumonosi di Foro Bonparte 67, ci piace.

Gli spazi luminosi della Fondazione Luciana Matalon – fotografia di ©Luisa Raimondi
Gli spazi luminosi della Fondazione Luciana Matalon – fotografia di ©Luisa Raimondi

Non poteva d’altro canto non colpirci la scelta di aprire la mostra con una fotografia di Claude Cahun, donna fotografa e omosessuale che tuttavia ha spesso giocato con la propria identità di genere: è chiaro che l’invito alla visione della mostra non seguirà percorsi retorici.

Anche la seconda sezione (“Capitolo 2 – Simpatie”) infatti propone fotografie molto particolari anche di fotografe molto note che nel nostro immaginario probabilmente ci portiamo con altro tipo di immagini; colpisce ad esempio “Magnetism and Electricity 1” di Berenice Abbott, o “Hammer & Nägel” di Ilse Bing. Una sezione dove «la visione fotografica al femminile la simpatia supera gli ostacoli delle avversità mondane e della apparente inerzia della materia di cui è fatto il mondo e le cose: dalla ricerca di una fusione con la natura, che è anche atto di materna protezione […] alla immedesimazione empatica con l’altro

Il curatore Dionisio Gavagnin ci intrattiene sull’opera esposta di Gina Pane “Duxieme project du silente”, 1970, dittico, 2 stampe alla gelatina ai sali d’argento, vintage in unica cornice, es. 2 su 3 – presso Fondazione Luciana Matalon -fotografia di ©Luisa Raimondi
Silvia Camporesi, Il sale del pensiero, 2006, C-print, 75×99 cm

Le sezioni successive, “Capitolo 3 – Donne, moda, costume” e “Capitolo 4 – Sul pezzo. Dentro l’attualità” ci propongono lo sguardo acuto femminile sul mondo del costume e dell’attualità. Nella sezione terza «l’appello delle fotografie è per la dignità della persona, […] e si intravede al di sotto della ironia o della esplicita denuncia, un fondo di compassione, il desiderio di tendere la mano, di alleviare la sofferenza dell’altro, il freudiano “disagio della civiltà”.» Nell’ultima sezione, infine, «l’attitudine all’empatica è rintracciabile nell’impegno che le donne fotografe hanno dimostrato nel campo della fotografia documentaristica e di contenuto sociale e politico.» 

Vanessa Beecroft, VB52. 98. NT Castello di Rivoli, Torino, 2003, C-print, 228×178 cm
São Paulo, Brasil. Enero 18/2013 8vo Encuentro Hemisférico de Performances y Política.Regina José Galindo, Piedra. Sao Paolo, Brazil, 2013, stampa Lambda su dibond, 110×165 cm
Sandy Skoglund, Fresh Hybrid, 2008, C-print, 142.5×218.5 cm

Al termine del percorso di visita, e a conferma che l’operazione compiuta dai curatori nel guidare il nostro sguardo sullo sguardo delle donne fotografe sia stata efficace, sorge spontanea una domanda: quanto sono riuscite le donne ad allontanarsi dalla visione della donna “Mein Zukerl”? 

Soprattutto, chiudo con una provocazione, quanto ci sono riusciti gli uomini?

Buona visione.

Luisa Raimondi

Trovate tutte le informazioni sulla mostra alla sezione dedicata nel sito della Fondazione Luciana Matalon: Le Donne e la Fotografia .

Si segnalano i seguenti appuntamenti collaterali alla mostra, presso la Fondazione Luciana Matalon e a cura di Dionisio Gavagnin, in Foro Bonaparte, 67 – Milano, per chi volesse approfondire:

Venerdì 22 Ottobre, ore 17, 30 – “I’ll be your mirror, Intorno all’arte partecipata (al femminile); incontro-intervista con Ottonella Mocellin.

Giovedì 28 Ottobre, ore 17,30 – “Un percorso fotografico tra sogno e pensiero”; incontro-intervista con Silvia Camporesi.

Giovedì 4 Novembre, ore 17,30: “Il consumo del corpo”; incontro-intervista con Valeria Sangiorgi. In collaborazione con CSA Farm Gallery, Torino.

 Venerdì 19 Novembre, ore 17,30: Regina Josè Galindo. Proiezione del video “El canto se hizo (il canto si è fatto grido)”, 2021, e collegamento in video-conferenza con l’artista sul tema: La violenza sulle donne. Modi di riaffermazione della libertà tra performance e fotografia. In collaborazione con la Prometeo Gallery di Ida Pisani, Milano.

Tutti i testi virgolettati sono tratti dal catalogo della mostra e sono dei curatori, Maria Francesca Frosi e Dionisio Gavagnin