Last Train to Asteroid City

La mostra  “WES ANDERSON – ASTEROID CITY: EXHIBITION” presso la Fondazione Prada a Milano fino al 7 Gennaio 2024

Abbiate o no visto il film “Asteroid City” di Wes Anderson vi esortiamo e consigliamo di andare a vedere la mostra dedicata al film. Prada e la sua Fondazione hanno da sempre un rapporto privilegiato con il più europeo dei registi americani e stanno ospitando a Milano, fino al 7 gennaio 2024, una mostra, curata dallo stesso Anderson, che raccoglie props (oggetti di scena) e costumi del film. A nostro avviso la mostra è fatta benissimo e la qualità degli oggetti e costumi è meravigliosa.

Nel 2015 Wes Anderson ha progettato, ispirandosi ai bar della Milano anni ’60, il Bar Luce per la Fondazione Prada di Milano:

Nel 2017 , con Juman Malouf ha curato, “Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori”, un progetto espositivo realizzato da Fondazione Prada in collaborazione con il Kunsthistorisches Museum di Vienna:

Wes Anderson & Juman Malouf

Juman Malouf è una bravissima artista e costume designer libanese ed è anche l’attuale compagna di Wes Anderson.

Nel 2023, dopo aver girato il film “Asteroid City”, Anderson decide di fare una mostra sul film.

LA MOSTRA

La mostra espone oggetti di scena e costumi facenti parte delle scenografie del film. Ognuno è realizzato in maniera squisita dai migliori “artigiani” di quell’arte partecipativa che è il Cinema.

In pre-produzione Adam Stockhausen, il production designer, ha coordinato molte persone per creare l’estetica del film. Stockhausen ha iniziato a collaborare con Wes Anderson in “Moonrise Kingdom”.

Adam Stockhausen

Anderson e Stockhausen si sono ispirati, per le scenografie e l’estetica del film, consigliandoli anche agli altri collaboratori, ai seguenti film:

“Bad Day at Black Rock” (1955) di John Sturges; con uno straordinario Spencer Tracy.

che in “Asteroid City” diventa:


“Ace in the Hole” (1951) di Billy Wilder. Semplicemente un CAPOLAVORO.

in “Asteroid City” il protagonista è anche lui un giornalista:


“Kiss Me Stupid” (1964) sempre di Billy Wilder. Da vedere chiaramente per le gambe di Kim Novak. (purtroppo per voi è anche un film divertentissimo)


“It Happened One Night” (1934) di Frank Capra. Il film che impose Clark Gable come IL Sex Symbol e costrinse gli uomini americani a farsi crescere i baffi.

PROPS

Anderson ha sempre utilizzato miniature nei suoi film per ricreare gli effetti speciali. È, oggigiorno, principalmente una scelta estetica. Le miniature non possono venir utilizzate solo per scene con pioggia, in quanto le gocce d’acqua non risultano in scala, e per esplosioni, dato che le miniature sono quasi sempre gusci vuoti che esplodendo rivelano la loro natura.

Una miniatura presente alla mostra è:

in uso:

Il creatore di questa meraviglia è Simon Weisse; già creatore dei props e miniature per “Grand Budapest Hotel”. Weisse preferisce lavorare con modellini in scala 1:18 perché si trovano online, già fatti, tantissimi oggetti in miniatura di quella scala.

Simon Weisse, The Grand Budapest Hotel (modello non alla mostra)

Per esigenze di ripresa sono state prodotte versioni in scala diversa dello stesso props.

Un video sulle miniature non usate:

VESTITI

La costumista è Milena Canonero. Collaboratrice di Kubrick, Anderson, Coppola, Polanski… e vincitrice di ben 4 Oscar per i Costumi. Diremmo che può bastare per capire che siamo di fronte a una delle più famose e capaci costumiste al mondo. La Canonero crea degli abiti pieni di dettagli, con una gran ricerca storica e iconografica e di incredibile gusto.

Alcuni vestiti della mostra:

Dietro a ogni abito c’è una ricerca pazzesca. Vedasi a esempio:

leggetevi, se interessati, questo lungo articolo sulla giacca da safari del protagonista:

Per diventare anche una rivista di moda e fashion, e scrivere in modo accurato, consapevole e significativo di vestiti, ci stiamo attrezzando.

PARTICOLARI della Mostra

1

Lo riconoscete?

2

Che ci vogliano dire qualcosa del Cowboy che sta leggendo questo libro?

3

C’è un distributore alquanto insolito tra Coffee e Candy.

Ci sono altre chicche ma ve le nascondiamo. Andate a scovarle di persona.

Conclusioni

Andate a vedere la mostra. Speriamo che la Fondazione ascolti Anderson:

 “Il mio personale desiderio sarebbe quello di trasferire tutte le scenografie e i costumi che abbiamo realizzato per ogni mio film negli spazi di Fondazione Prada per un tempo indefinito, per sempre (se riescono a trovarci un po’ di spazio!). Rem Koolhaas ha progettato uno dei miei cinema preferiti al mondo, la sala che si trova proprio al centro della Fondazione”. 

e la faccia divenire una delle sue permanenti.

L’unica nota negativa che ci sentiamo di segnalare è la musica. La canzone in sottofondo è bella ma essendo un loop dei primi secondi, dopo un nonnulla diviene fastidiosissima.

La Canzone:

FONDAZIONE PRADA MILANO

LARGO ISARCO, 2
20139 MILANO
T. +39 02 5666 2611

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