Perché bisogna aspettare

Discorsi Fotografici prosegue la sua ricognizione nell’ambito della fotografia analogica, dando voce a professionisti ed appassionati, allo scopo di ravvivare il dibattito e far crescere nuove ispirazioni.

Con questo articolo inauguriamo una nuova collaborazione con Mauro Conti.

Appassionato dalla fotografia da sempre, approfondisce le tematiche legate all’immagine principalmente come autodidatta, successivamente segue corsi ed incontri, mostre e workshop.
Attratto dalle linee pure e perfette della natura, quelle degli occhi e del volto, i grafismi urbani, i contesti estremi, anche abbandonati, le scene limpide e pulite.  Ogni fotografia scattata diventa un mezzo per raccontarsi, è per questo motivo che interpreta il soggetto immortalato come un punto di partenza per un viaggio alla scoperta della propria interiorità. Ama sperimentare, utilizzando tutti gli strumenti che possono imprimere l’immagine cercata.

Attualmente è presidente del Gieffesse, Gruppo Fotoamatori Sestesi, nato oltre 40 anni fa e riconosciuto ufficialmente dalla Fiaf. La missione del gruppo fotografico è quella di promuovere la fotografia sul territorio, lavorando per favorire una costante crescita tecnica e soprattutto culturale. Inoltre sono numerose le opportunità che il Gruppo offre ai soci: organizzazione di mostre fotografiche, workshop, visite a mostre. Oltre che tenere corsi di fotografia, laboratori di portfolio fotografico, audiovisivi fotografici e camera oscura per lo sviluppo e la stampa di negativi in bianco e nero.

Inoltre il Gruppo organizza Sirene Fotografia, evento annuale molto seguito, arrivato quest’anno alla sua dodicesima edizione.

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Negli ultimi anni la fotografia amatoriale, quella del fotografare per passione, sembra abbia perso una delle sue caratteristiche più coinvolgenti e utile: il confronto.

Un tempo, questa ricerca rivolta a sviluppare e potenziare il proprio lavoro, si realizzava nei circoli fotografici, culla di molti autori che hanno scritto buona parte della storia fotografica italiana; in questi luoghi di ritrovo, i soci si riunivano per visionare i lavori  prodotti, per ricevere consigli e critiche sull’operato in modo da poterlo migliorare.

Discutere sul percorso, tecnico e culturale, che ha portato alla realizzaizone dell’idea avuta era parte integrante della crescita personale e fonte di ispirazione per i più giovani che potevano così  trarne spunti e insegnamento.

Con l’avvento di Internet e la conseguente disponibilità a trovare in rete tutorial a cui affidarsi per “imparare” di fotografia, nonchè il proliferare di innumerevoli forum e gruppi dedicati su cui pubblicare immagini e con cui è possibile discutere l’argomento, senza neanche la necessità di uscire di casa, ha dato man forte al pensiero che le associazioni fotografiche non siano più di molta utilità. La mole di immagini prodotte e caricate in rete, fa pensare però che la mancanza di confronto “reale” porti ad una scarsa capacità di selezione e soprattutto una mancanza di progettualità.

A riprova di ciò, basta osservare quello che viene pubblicato sui social e non solo: spesso una stessa immagine è riproposta sia a colori che in bianco e nero, o la medesima scena fotografata sia in verticale che in orizzontale, indecisi su quale sia la miglior scelta, segno che non c’è stato alla base un’idea chiara di partenza su cosa si voleva comunicare. Inquadrature e tagli sono standardizzati, il solo scopo è presentare lo scatto affinché venga percepito come più gradevole per accontentare i gusti della massa e ricevere più approvazioni.

Allo stesso tempo manca proprio uno studio della fotografia, dei grandi autori storici da cui prendere spunto, quella cultura fotografica che ti dà la possibilità di capire come procedere per realizzare il tuo intento, che attraverso uno studio approfondito e non superficiale ti fa non solo sfiorare l’idea di cosa sia fotografare e raccontare per immagini, ma ne faccia capire la portata e l’importanza.

Qualche possibilità di un ritorno ad una fotografia presente e meditata sembra essere fattibile: la fotografia analogica, che sembrava quasi totalmente abbandonata, ha ripreso vita con l’introduzione di nuovi materiali quali pellicole, carte, chimica e con l’evoluzione dei vecchi.

Così come la rimessa in opera di laboratori di sviluppo e stampa in camera oscura, dove si riscopre il fascino dell’apparizione dell’immagine. Nell’ultimo corso organizzato con il mio gruppo fotografico, ho avuto modo di lavorare, aggiungo con immenso piacere, insieme a quattro ragazzi under 20 che hanno partecipato carichi di un entusiasmo e una curiosità che non vedevo da tempo, a un progetto corale da sviluppare su pellicola.

Una giornata dedicata allo scatto, una allo sviluppo dei rullini ed una alla stampa; senza troppi tecnicismi, il minimo indispensabile per rendere affascinante a tutti il processo. Per il giusto approfondimento verrà dedicato il tempo necessario nel prosequio del laboratorio.

Alla fine dei tre giorni ho chiesto ai partecipanti cosa li ha spinti a cimentarsi in questa avventura, oltre alla curiosità e la risposta più semplice quanto stimolante è stata: “Perché bisogna aspettare”.

Affidiamo e affidiamoci allora a questa nuova generazione di curiosi esploratori del mondo analogico il compito di ridare alla nobile arte della fotografia il senso e il peso che merita, perché si possa tornare al confronto diretto con le persone, alla ricerca di un’idea da condividere e a produrre immagini che siano il frutto di un pensiero meditato.

La redazione