Raymond Depardon, “La vita moderna” in mostra alla Triennale di Milano

Presso la Triennale di Milano, da ottobre dello scorso anno e fino al 10 Aprile 2022 è possibile visitare la mostra “La vita moderna” del grande fotografo francese Raymond Depardon.

Appositamente studiata per la Triennale di Milano, sotto la Direzione Generale di Hervé Chandès, l’esibizione è stata concepita con la collaborazione del pittore Jean-Michel Alberola e allestita con la splendida scenografia di Théa Alberola, che ha scelto di valorizzare le fotografie dell’artista francese giocando con forti contrasti dimensionali e con gli spazi monumentali della Triennale (si alternano infatti spettacolari stampe da 5×3 metri e fotografie di piccolo formato).

Vi segnaliamo oggi questa straordinaria mostra poiché certamente può rientrare tra i buoni proposti per il nuovo anno, quello di dedicarsi una visita così preziosa, ma anche perché, leggerete in calce all’articolo, il prossimo 12 e 13 Gennaio sono previsti due eventi molto interessanti correlati all’esposizione ed in presenza dell’autore. 

Depardon, nato a Villefranche-sur-Saône nel 1942, è uno dei più grandi nomi della fotografia e del cinema francesi. Figlio di agricoltori, scopre giovanissimo la fotografia ed avvia la professione di fotografo negli anni ‘60 fondando l’agenzia Gamma, per poi iniziare a collaborare con Magnum nel 1978. Ha inoltre realizzato venticinque lungometraggi (molti presentati al Festival di Cannes, o premiati con un César o ancora, acclamati dalla critica in Italia).

Raymond Depardon, Autoritratto 1995 ©Raymond Depardon/Magnum Photos

Il progetto espositivo concretizza la più grande mostra mai realizzata dall’artista e ce ne racconta la poliedrica produzione, attraverso il suo percorso dall’iniziale fotogiornalismo sino alle serie più personali, includendo anche tutte le sue pubblicazioni. Alla costante ricerca della giusta distanza, Raymond Depardon si rapporta in modo discreto e umile ai suoi soggetti, costruendo pazientemente un rapporto sia con le persone che con i luoghi, dando voce a chi non ne ha, rivelando ogni paesaggio come il luogo di un’esperienza umana.

Il suo variegato archivio fotografico, dualistico sotto certi punti di vista (bianco e nero e colore, visi e paesaggi, antico e moderno),è sempre coerente con la sua attenzione verso il mondo, la sua curiosità e apertura nell’incontro della diversità della nostra epoca. L’esposizione riunisce così otto serie fotografie, due film e tutti i suoi libri monografici che vi descriviamo brevemente di seguito

“Errance” (1999-2000). La serie è composta da 30 fotografie in bianco e nero di formato verticale, semplicemente composte; non sono paesaggi, ma appaiono soprattutto come un’introspezione o come i “fermo-immagine di un film che si sarebbe potuto realizzare”.

1999. ARGENTINA. Patagonia region. ©Raymond Depardon/Magnum Photos

“Piemonte” (2001). 17 fotografie in bianco e nero, realizzate nelle campagne e nelle zone periurbane, vissute “come un vicino” (il fotografo è francese) e come un ricordo della sua cultura rurale francese. In quest’arte di prossimità, la fotografia appare come uno specchio della continuità del territorio europeo.

Piedmont, 2020 – ©Raymond Depardon/Magnum Photos

“Communes” (2020). Serie inedita realizzata due anni fa nelle regioni francesi dell’Aveyron, della Lozère, del Gard e dell’Héraut, nel Sud della Francia e che rende omaggio a quei tipici paesi meridionali francesi, testimoni della storia, a lungo minacciati dal permis de Nant, un progetto di estrazione di gas di scisto che coinvolgeva 280 comuni, poi abbandonato nel 2015.

Raymond Depardon, Hameu Saint Martin d’Orb, Le Bousquet d’Orb, Hérault, 2020 – ©Raymond Depardon/Magnum Photos

“Glasgow” (1980). Composta da 19 fotografie a colori, realizzate dal fotografo su richiesta del Sunday Time Magazine. Attraverso il grandangolo della sua Leica, sperimenta la distanza corretta da un soggetto. La serie fa parte della collezione di Fondation Cartier dal 2018.

“Manhattan Out” (1980).  Nell’inverno del 1980, Depardon approda a New York e realizza questo lavoro con la strana tecnica del non portarsi la macchina agli occhi, ma fotografando tenendola appesa al petto. In mostra 45 fotografie in bianco e nero.

“New York” (1986). Film in bianco e nero realizzato tornando a New York dopo la realizzazione del progetto appena citato “Manhattan Out”; un cortometraggio di dieci minuti che parte da tre inquadrature della suddetta serie e che raccontano il senso di disagio che lo ha accompagnato durante il suo vagare per la metropoli.

“La France” (2004-2010). La sfida di fotografare la Francia contemporanea, in 44 fotografie a colori e di grande formato.

Raymond Depardon, Haute-Normandie region, Seine-Maritime department, Dieppe, 2009 – ©Raymond Depardon/Magnum Photos

“Rural” (1990-2018). 86 fotografie in bianco e nero, realizzate nel corso di 30 anni nelle comunità rurali francesi per restituirne un ritratto trans-generazionale.

Raymond Depardon, Marcel Privat, Le Villeret, Le Pont-de-Montvert, Lozére, 1993 –
– ©Raymond Depardon/Magnum Photos

“San Clemente” (1977-1981). L’ultima serie, che conclude il percorso espositivi, si compone di 56 fotografie in bianco e nero e racconta il viaggio di Depardon alla scoperta degli ospedali psichiatrici di Trieste, Napoli, Arezzo e dell’Isola di San Clemente, a Venezia. Una testimonianza commovente e accurata sulla vita dei manicomi, smantellati in seguito alla Legge Basaglia.

Raymond Depardon. Collegno, Torino, 1980 ©Raymond Depardon/Magnum Photos

Nel percorso è infine presente il film (un estratto) “San Clemente” del 1980, quando Depardon torna sull’isola e alla vigilia della chiusura dell’ospedale psichiatrico, segue il vagare dei malati di mente, lo sgomento dei loro cari, esplorando le frontiere della follia e la sua complessa ambiguità.

Vi segnaliamo due eventi prossimi correlati alla mostra.

La Masterclass con l’autore, il prossimo 12 Gennaio, e una tavola rotonda, in presenza dell’autore, proprio sull’ultimo lavoro citato, “San Clemente” Intervengono:
Alberta Basaglia, psicologa, Paolo Crepet, psichiatra, autore
Franco Rotelli, psichiatra, già direttore dell’Azienda Sanitaria di Trieste e modera : Silvia Jop, antropologa.

Luisa Raimondi